Vivere i Disturbi Alimentari in quarantena – Intervista ad Ettore Corradi, medico nutrizionista | Il Bullone

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I ragazzi del Bullone per le esperienze che hanno vissuto sono sempre stati vicini ai loro angeli custodi: i medici e gli infermieri che li hanno curati. Ora il mondo sta riscoprendo questi professionisti del bene che stanno combattendo contro l’invisibile virus

Cornice di Carol Rollo

Di Martina Dimastromatteo

Ettore Corradi è direttore della Struttura Complessa di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale Niguarda, Responsabile Scientifico per l’associazione Erika, socio fondatore della SIRIDAP (Società Italiana di Riabilitazione Interdisciplinare Disturbi Alimentari e del Peso), nonché membro del gruppo di approfondimento tecnico della Regione Lombardia sui Disturbi del Comportamento Alimentare.

Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con lui. Abbiamo ragionato su come la situazione attuale abbia rivoluzionato le nostre vite e su come, a maggior ragione, una condizione di isolamento abbia influito o possa influire sul percorso di chi in questo momento si trova ad affrontare un disturbo del comportamento alimentare.

«Sicuramente per quanto riguarda i nostri pazienti ci troviamo di fronte a una popolazione che è particolarmente fragile, che risponde con più fatica a un isolamento di questo tipo. (…) Una reclusione obbligata ha il forte rischio di far tornare indietro alcuni meccanismi, di far sì che il paziente tenda a richiudersi nella malattia, che per certi versi è qualcosa che assomiglia tanto a un rifugio».

Possiamo dire che l’anoressia sia, in un certo qual modo, una forma di isolamento. Allora, ripensando alla mia storia, chissà che esista qualche «terapia della ripartenza» da poter mutuare anche in questa circostanza… 

«Una caratteristica tipica del disturbo alimentare e dell’anoressia non è solo l’esclusione dell’altro, ma anche la mancata accettazione dell’imponderabile. Il paziente con disturbo del comportamento alimentare, spesso lavora per ottenere una sorta di perfezione, per raggiungere il 100%. Per raggiungere un equilibrio di questo tipo, tu devi per forza escludere l’altro, perché se mi includi io posso darti una modulazione diversa della prestazione e devi escludere anche l’imponderabile. Questo fa sì che in questi pazienti ci sia un impoverimento di tutta una serie di cose, a cominciare dalle amicizie. L’epidemia che ci ha colpiti è l’imponderabile. Lasciando da parte le varie polemiche postume, nessuno di noi poteva prevedere una cosa del genere. La storia ci insegna che queste cose periodicamente ci accadono, ma non sappiamo quando. Forse dovremmo accettare questa situazione, che magari non è perfetta, che non può essere ottimale, ma che si può vivere. In questo senso può esserci un messaggio terapeutico: accettare di aver subito questo evento non evitabile e non prevedibile».

E il cibo, in tutto questo, sta forse assumendo un nuovo peso nelle nostre giornate.

«Il cibo ci dà delle grandi gratificazioni e nel momento in cui ho una serie di limitazioni ad altri tipi di piacere, non mi meraviglio che ci sia questa esplosione di interessi. Ritrovare uno spazio per cucinare potrebbe essere anche una cosa molto positiva, se ci rimane dopo. Capire che il preparare il cibo con le nostre mani ha un valore, un significato». 

Ciononostante, questa (nuova) vocazione può scatenare anche dinamiche meno positive. Basti pensare ai tanti meme apparsi in queste settimane sui social, accompagnate dall’hashtag #andràtuttostretto

«In questo momento si sta male non perché aumento una taglia. Io devo cercare un equilibrio sul peso, su quello che mangio, ma anche su come dormo e su tutta una serie di cose che fanno il benessere della mia persona. Mi piace poco ironizzare e portare tutto al chilo in più, il chilo in meno. Cerchiamo di vedere la persona con qualcosa di più complesso e non come solo qualcosa di chili. Ok, hai preso un chilo, non ti sta più il pantalone… e per il resto? Come stai? Tutte le altre cose che sono tate messe a dura prova da questa situazione non le consideriamo?».

Ad oggi ci troviamo a mantenere in equilibrio una serie di elementi, ma ci vengono date anche delle opportunità: «Uno sconvolgimento delle nostre routine può aver fatto sì che si sia riflettuto su alcune cose che abbiamo fatto sino ad ora». Certo, ora non è semplice, «ma non dobbiamo avere paura di avere paura», in un momento di difficoltà come quello che stiamo affrontando sarebbe strano il contrario, «dobbiamo avere anche la capacità di accettare la tristezza».

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