RITORNO ALLE PAROLE CHE CONTANO – Contatto | Il Bullone

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Di Giada De Marchi

Illustrazione di Max Ramezzana e Giada De Marchi

Il contatto spesso è inteso come un tocco fra due o più persone, qualcosa di delicato, intimo che, nonostante l’apparente leggerezza, segna dentro.
In realtà ci sono moltissime definizioni di contatto anche solo «mantenersi in contatto» è qualcosa di speciale, dimostrazione di come le persone tengano l’una all’altra, di come l’essere umano abbia bisogno di compagnia.
Io penso che il contatto però, non sia necessariamente fisico; in questo periodo di isolamento e quarantena ho capito, grazie ai miei cari che ora sono distanti, che una volta stampato nella tua memoria, rimane il contatto che hai avuto con una persona. Un abbraccio, un bacio, una carezza, rimangono come impressi nella nostra mente. Se chiudiamo gli occhi possiamo immaginarli e se ci concentriamo, anche sentirli sul nostro corpo.
Questa sensazione nostalgica ma magica mi fa capire quanto l’essere umano vada oltre la scienza, la chimica. 
Io molto spesso, quando mi sento sola, sento proprio il bisogno del contatto, che sia fisico o meno, ho bisogno di sentire la scintilla che scatta quando il tuo cuore avverte l’altra persona. 


Ovviamente si può parlare di contatto anche quando si sta in famiglia, l’amore e la forza che avvolgono me e i miei genitori, in questo periodo sono elevatissimi e quasi ne sento il tocco sul mio corpo, come un calore che mi avvolge in una rassicurante e morbida coperta.
Contatto per me è anche il semplice sfiorarsi le mani al primo appuntamento, guardarsi negli occhi (il mio tipo di contatto preferito, come comunicare con le persone senza parlare) dirsi «ti amo» o «ti voglio bene» con il cuore che batte forte che quasi quasi anche lui vuole essere con noi.
Personalmente riesco ad essere in contatto anche con la natura, una cosa magnifica è mettersi in un prato circondati da alberi e animali, e cercare, in un fruscio, in un verso, o semplicemente nel vento, il contatto con tutto quello che ci circonda, quasi come se riuscissimo a parlare con la natura. Questi momenti di meditazione speciale li dedico sempre ai miei cari e ai miei amici sopra le nuvole, la semplice carezza dell’aria sulle gote mi ricorda loro, il calore del sole sulle mani e sulle spalle, un abbraccio che esiste solo grazie al contatto che ci fu.
Ora, però, vive solo nella nostra mente.
CONTATTIAMOCI tutti quanti.

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