Pensieri sconnessi: FAMA può essere il singolare di «fame»

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Di Bill Niada

Tutti vorremmo essere famosi. Essere riconosciuti, desiderati, acclamati e invidiati. 

Pensiamo che le persone famose abbiano privilegi e vite fantastiche, che siano persone di potere a cui sono permesse esistenze speciali, o abbiano accesso a cose fuori dal comune. Persone che fanno una vita brillante e straordinaria. 

Ma sarà vero?

Da una parte sì, ma dall’altra credo che tutto ciò porti a un’esistenza faticosa, a volte addirittura insostenibile.

Come ho detto spesso l’essere umano ricerca attenzioni. Sin dalla nascita ha bisogno di avere affetto, considerazione, stima, amore. E per ottenerla a volte dedica enormi quantità di energia, dando fondo a talenti, ambizioni e anche fortuna. 

I giovani corrono dietro a un posto al sole che racconti a tutti quanto sono importanti, bravi e belli. Lo fanno per avere tutta una serie di «benefit» che dovrebbero portarli a una condizione attraverso la quale ottenere maggiori attenzioni e vantaggi rispetto agli altri. Faticano, e a volte si sacrificano o sacrificano parti importanti di sé come la dignità, la moralità, il buon senso, perché la strada della fama spesso è lastricata di compromessi. Perché la fama è una condizione del singolo, privata e spesso esclusiva e quindi a volte tende a mettere al buio altri esseri umani. Quindi non sempre è priva di ricadute sulla propria integrità e sul rispetto di sé e degli altri. Questo presuppone che si scenda a patti con se stessi, e di essere in grado di sostenerli e accettarli. Ma al di là del giudizio morale o del valore che la ricerca della fama stimola, credo che questa sia una condizione estremamente difficile da gestire. 

Credo che acquisire fama sia come far crescere il proprio stomaco che deve essere costantemente alimentato e riempito. Ciò significa uno sforzo continuo nella caccia di cibo, condizione di per sé faticosa e alienante dalla serenità di una vita sana. Presuppone anche che delle volte il cibo non sia sufficiente e che per procurarselo si sia costretti a rubare o a prenderlo ad altri. Presuppone che quando lo stomaco è vuoto si soffra molto e si soffrirà più spesso e in maniera più intensa degli altri, perché la quantità per saziarsi sarà decisamente maggiore. Presuppone anche altre situazioni, a volte devastanti, per sé e per chi ci sta intorno, come l’arroganza, la prepotenza, la voracità, condizioni a cui la fame e la necessità di nutrire uno stomaco in modo ossessivo, ci fanno abituare velocemente.

E così, spesso, le persone famose si sentono sole, depresse, arrabbiate, disperate. Faticano a riprendere la normalità. Il super Ego non dà loro tregua e il loro stomaco rilascia continuamente succhi gastrici facendolo sanguinare. Diventano fragili, in balia del giudizio altrui. Non sono più se stesse, sono degli altri e a volte gli altri, rispetto alle persone invidiabili, diventano ingiuste e spietate.

La vita rischia di diventare un inferno, invece che essere il paradiso sperato.

Ecco perché fama può essere il singolare di «fame».

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