Mamma e figlia più forti della malattia | Il Bullone

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Di Denise Corbetta

Vedere l’altra faccia della medaglia. Essere dall’altro lato del bancone. Mettersi nei panni altrui. Ci sono davvero tanti modi per definire il momento in cui scopri cosa prova l’altra persona. Spesso è solo un modo di dire platonico, per far capire all’altro la propria empatia. Ma a volte capita davvero che la situazione si ribalti e ci si trovi realmente nella stessa situazione dell’altra persona. Mi è capitato negli ultimi mesi. Anni fa ho fatto un trapianto di midollo osseo per leucemia e la mia super mamma è sempre stata con me ogni giorno, ogni minuto, senza poter fare niente per aiutarmi a guarire, se non standomi vicina. Mi sono sempre chiesta cosa provasse lei, quali sentimenti contrastanti si alternassero nella sua anima: rabbia, tristezza, coraggio, malinconia, ansia, meraviglia, affetto, felicità, paura… tante emozioni che ogni giorno la facevano vivere sulle montagne russe. Oggi posso dire di aver sperimentato lo stesso parco a tema «Emozioni del parente, del paziente».

Già, perché la mia mamma ha avuto un tumore al seno, diagnosticato qualche mese fa. Di colpo mi sono vista il buio attorno, la possibilità che la Mamma, la mia mamma, potesse stare male davvero, non mi aveva mai sfiorata. La mamma è invincibile, non si ferma, non si ammala, non è mai debole e indifesa, soprattutto non la mia mamma! Per una volta, invece, l’ho vista come persona e non come super eroe e mi sono resa conto di tante cose. Prima di tutto di quanto lei mi amasse mi ami, sì, perché sicuramente lei aveva provato le stesse mie emozioni quando io mi ammalai, ma a me mostrava sempre e solo coraggio, forza, determinazione, sorrisi e affetto. Non ha mai vacillato. Era la mia roccia, lo scoglio a cui aggrapparmi, la mia ancora di salvezza. Poi ho capito quanto la amassi io, quanto, nonostante spesso si litighi tra mamma e figlia, dietro ci sia un amore così profondo che ogni parola detta in passato, ogni discussione, perde qualsiasi peso e provi solo un enorme affetto.

Denise Corbetta e di sua mamma Loredana

Ho capito che avere una bella casa, una bella macchina, fare una vacanza di lusso non sono niente se non puoi condividerle con chi ami. Ho capito che per me essere felici significa avere attorno la mia famiglia. Ho capito che non volevo sentirmi una barca alla deriva senza la propria ancora. Così decisi che avrei fatto come lei, che sarei stata io la sua forza in quel momento, non solo per ricambiare ciò che aveva fatto per me, ma perché non potevo pensare a quelle montagne russe che mi davano la nausea. Ho sempre amato Gardaland e quel su e giù da brivido, ma viverlo nel profondo della tua essenza è terrificante. Ti passano mille pensieri per la testa, dai più bei ricordi ai più terribili incubi. Pensare che sono sempre stata io l’ottimista di famiglia, ma quando mi comunicò la diagnosi, tutto il mio #AlwaysKeepSmiling se ne andò a quel paese. Perché non potevo vedere lati positivi in quel momento.

Ma, per fortuna, e forse credo per mio carattere e per il modello che ho avuto – lei – mi sono fatta coraggio e ho capito che ora più che mai avrei dovuto sorridere alla vita e ringraziare mia mamma di avermi trasmesso quella forza di esserci sempre per chiunque ne abbia bisogno, che sia lei o chiunque altro, e così rimbocchiamoci le maniche e indossiamo il miglior sorriso per lei. La donna che mi ha dato la vita. Essere forte e darle coraggio, pensando ai lati positivi non è stato facile. Ho scoperto che odio essere ferma ad aspettare, senza poter fare nulla e ho capito l’importanza della pazienza del non essere pazienti. Ho capito quanti sacrifici avesse fatto mia mamma. Lei che in quei mesi ha fatto ciò che facevo io, ossia sorridere e fare battute sulla propria malattia. Vedersi pelata e dire: «Finalmente quando mi faccio la doccia la piega rimane quella che era prima!».

Denise Corbetta e di sua mamma Loredana

Lei è una mamma single, durante tutta la mia vita ha lavorato come una matta per non farci mancare niente, durante la mia malattia ha fatto di tutto per stare con me, ma continuando a lavorare. Durante la sua malattia lavorava da casa o dall’ospedale, sempre per la nostra famiglia. Scusatemi, ma devo dirlo: cavolo sì, che Donna con le palle! Sono stati mesi lunghi per me, mai quanto i suoi al mio fianco, mesi in cui io non potevo però prendere aspettative dal lavoro per stare sempre con lei, come avrei voluto, mesi in cui io sorridevo a chiunque e dicevo «Va tutto bene» anche quando dentro ero K.O., mesi in cui io non ero sempre in ospedale con lei per le cure, già perché per gli adulti non si può, loro sono grandi e vaccinati, possono farcela da soli a fare chemio, radio e tutto. Perché? Io credo che nella malattia chiunque voglia avere accanto i propri cari. Per fortuna grazie allo smart working ho lavorato qualche giorno dall’ospedale, dalla sala d’attesa e da casa per stare con lei dopo le operazioni. Essere dall’altro lato della flebo non è bello, ho capito quando qualcuno vedendo me ammalata mi diceva: «Chissà tua mamma…», oppure «Tua mamma è così forte!», o ancora le dicevano, pensando non sentissi, «Denise è una ragazza forte, ma tu lo sei di più». È proprio vero mamma, tu lo sei di più.

Per fortuna è andato tutto bene, dopo le varie cure è guarita e sta bene. Il suo spirito guerriero ha vinto, certo, ancora non è riuscita a partire per una vacanza per festeggiare la vittoria. Lei poi, che è uno spirito vagabondo, soffre per questa quarantena, prima dovuta alla chemio e alla radio e ora al Covid, ma state certi che la mia mamma non si arrenderà alla tristezza. Perciò vi scriverò una cartolina quando, finito tutto questo, saremo su una bianca spiaggia tropicale a goderci la vittoria, insieme.  Sono stati mesi lunghi, sì, ma che ci hanno fatto il regalo più bello, riscoprire la gioia di stare a casa con la propria famiglia, la bellezza di rallentare, di godersi le piccole cose, la felicità di stare insieme. La mamma, un essere meraviglioso, quasi soprannaturale, col potere magico di essere ovunque e fare qualunque cosa. Grazie Mamma e grazie a tutte le mamme per essere un esempio di potenza. Un proverbio ebraico dice: «Dio non poteva essere dappertutto, così ha creato le madri». 

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