LA STORIA DI MOHAMED | Il Bullone

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Di Mohamed El hamaki

Sono sempre stato un ragazzo a cui piaceva eccellere in qualunque campo della vita, che fosse sportivo, di lavoro e anche videoludico. Ho sempre amato la competizione in qualsiasi aspetto: mi dava quel pizzico in più per dare sempre il massimo. 

Ero molto contento della vita che stavo conducendo, perché coltivo il pensiero che basti spezzare la monotonia delle giornate e renderle varie, per essere soddisfatti e io facevo tante cose… 

Oggi, seppur tutto sia passato, ci sono aspetti della mia vecchia vita che ancora non sono riuscito a recuperare

Tornando al discorso nel quale dico che ero un ragazzo a cui piaceva distinguersi, mai avrei pensato che potesse capitarmi una cosa come quella che sto per raccontarvi. 

Sono sempre stato una persona molto attiva, fino a quando tutto ebbe inizio, nell’agosto 2017: da qui in poi posso dire che la mia esistenza venne stravolta.

Ho cominciato ad avvertire un dolore lancinante nella zona ileo pubica che mi impediva di fare movimenti con la gamba sinistra senza avvertire delle fitte profonde. 

Quindi mi recai al pronto soccorso dopo due notti insonni per il male che sentivo, per essere semplicemente rimandato a casa

Una cosa che non riesco ancora a digerire è stata la superficialità dei dottori quando mi feci visitare, più volte, per quel gonfiore sospetto, visibile solo in postura dritta. Sentii diagnosi come pubalgia, oppure ernia inguinale, senza che mi venisse mai prescritto nessun esame che confermasse queste ipotesi. 

Tralasciando tutto questo, finalmente feci un’ecografia qualche giorno dopo aver prenotato in una struttura sanitaria ambulatoriale (CDI) . 

Le immagini della presenza di una massa che raggiungeva le dimensioni di 9 centimetri erano chiare, immediatamente chiamarono un primario dell’istituto ospedaliero San Carlo, che ci raggiunse nel giro di mezzora.

Mohamed con l’amica Nathaly

Non mi disse nulla di certo, ma mi ricoverò il giorno stesso per farmi diversi esami, fra cui tac ed esame istologico

Da lì alla notizia passarono un paio di giorni e la diagnosi fu: Sarcoma di Ewing (tumore osseo). Quando me lo comunicarono rimasi incredulo, non riuscivo a capacitarmi di quanto fosse grave la situazione e che stesse succedendo proprio a me. Conducevo uno stile di vita molto salutare, ma la fatalità mi sorprese. 

Mi demoralizzai molto per alcuni progetti che avevo stabilito, sapendo che da quel momento in poi la mia vita non sarebbe più stata come prima. 

Avevo in programma, in quell’anno, di iniziare a giocare a livello agonistico in una squadra di calcio a 5 di serie B, avrei dovuto sostenere un provino nel quale nutrivo molta fiducia, perché credevo enormemente nelle mie abilità. Possiamo dire che era un sogno, che con quella diagnosi si sgretolava. 

Successivamente mi mandarono all’Humanitas, istituto ospedaliero all’avanguardia dove, a detta del primario, si affrontava questo tipo di malattia nei migliore dei modi. 

Mi sono trovato molto bene anche con tutto il personale in un ambiente ideale per affrontare ciò che mi aspettava.

È stata una lunga serie di ricoveri: ogni tre settimane andavo in ospedale tre giorni e stavo male a casa, tra nausee e varie, per altri quattro. Durante i primi ricoveri conobbi un simpatico ragazzo di nome Leonardo che a differenza mia, non veniva fermato dalla malattia. Cioè, ha continuato ad inseguire i suoi progetti seppur avessimo lo stesso male in comune. Abbiamo iniziato insieme supportandoci l’un l’altro, però non è finita per entrambi nella stessa maniera. 

Mohamed con l’amico Kirolos

Qui voglio rinnovare le mie più sentite condoglianze alla splendida famiglia di Leonardo. 

Durante questo anno tra terapie e chirurgia, ho smesso di lavorare e necessariamente anche di allenarmi. Per me giocare a pallone è sempre stata una grande passione. 

Tuttora a distanza di un anno e nove mesi dalla chirurgia, non mi sento più quello di prima dal punto di vista atletico, per via della gamba. 

Questa cosa mi ha ferito così tanto da non riuscire più a sopportare di vedermi in queste condizioni, e così evito i campi da gioco. 

Ma conservo ancora un po’ di speranza… 

Sono contento che la mia famiglia mi sia stata sempre a fianco e gli amici mi abbiano sempre supportato. Hanno fatto molto per me. Tutto questa esperienza ha avuto l’effetto di un filtro, perché chi ti ha veramente a cuore non ti abbandona e si fa sentire anche nei momenti peggiori. 

Comunque la mia vita è cambiata radicalmente, ho dovuto mettere tutto da parte e il mio obiettivo è diventato uno solo: guarire. La nuova sfida, certamente non voluta, mi è piovuta addosso senza chiedere…

Questa vicenda mi ha mostrato la vita e quanto fragile possa essere e mi ha fatto capire che cosa è importante veramente.

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