LA SOCIETÁ CHE VERRÁ – Oggi stiamo condividendo più di quando ci si poteva toccare | Il Bullone

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Le riflessioni dei cronisti del Bullone su questi giorni di dolore e sull’incognita del dopo Coronavirus. Che cosa ci lascerà? Non sarà più come prima. Cambieranno le relazioni e la convivenza. Nasceranno modi diversi per instaurare rapporti umani

Cornice di Carol Rollo

Di Francesca Filardi

La lezione del Coronavirus e di tutto ciò che sta comportando è, secondo me, sociologica, perché ci sta educando a poter vivere e a stare insieme in altri modi, mi permetterei di dire, anche migliori, e coinvolge la società in tutti i suoi aspetti. Ciò che auspico per un domani è non dimenticare, anche quando magari tutto tornerà alla normalità, ciò che di prezioso ci sta insegnando.

In primis proprio munirci di strumenti e fortificarci verso il concetto stesso di cambiamento, che porta con sé così tante paure e ansie. Normalizzare di conseguenza tutte le connotazioni negative dell’esistere, a partire dalla malattia. Si parla di emergenza, quindi uno degli aspetti principali è ridimensionare e attribuire il giusto valore a tutto ciò che ci circonda, attribuire senso a tutto ciò che si fa, anche a ciò che appare scontato, privo di senso, abitudinario o che genera addirittura «semplice piacere». 

Scegliere e vivere ogni decisione con questa consapevolezza di distinguere il necessario dal superfluo. Capire che il mio fare è volto al fare bene per gli altri e non solo per me stesso. Se vengo meno al mio dovere o, al pari delle possibilità degli altri non mi impegno abbastanza, ne va del benessere di tutti. Diventare più solidali gli uni con gli altri. Ciò nasce a mio parere, quando l’egoismo si trasforma in sano egoismo, ossia amor proprio che significa, per forza di cose, amore per l’altro, e non solo quello a me più vicino, ma comunitario. 

Il primo cambiamento quindi è personale: come faccio a voler vedere cambiare le cose e il mondo se non cambio prima io?

È questa l’ennesima sfida, una delle più dure, in cui l’Uomo si trova a misurare la precarietà della sua esistenza, la propria impotenza e debolezza di fronte a un nemico molto più piccolo di lui, un’entità minuscola che sta mettendo a dura prova il nostro modo di stare al mondo. Lo stesso modo di rapportarci ad esso nell’utilizzo delle sue limitate risorse, con un rispetto per l’ambiente e per il Pianeta che non può più essere ignorato, ma va affrontato con urgenza e priorità. Essenzialità nei consumi e rivalutazione del tempo e del movimento. Riduzione dei primi in un’estensione dei secondi. La lentezza e la sospensione portano a riflessione e curiosità; stimolano la mente e il silenzio in corpi rumorosi che distraggono. Prospettive e visioni nel breve periodo sono essenziali a quelle future e a lungo termine. 

L’equità tra gli esseri umani insieme alimenta ed è alimentata dal bene comune: non solo per tutti, ma presente in tutto. Anche nel lavoro, perché esso stesso è lavoro. Quest’ultimo assume un senso diverso e in questa situazione ne sono un esempio magnifico i medici, ma anche il «semplice» dipendente del supermercato.

Non mi piace parlare di guerra e di eroi, perché, al contrario, stiamo parlando (forse finalmente) di vita. Quante cose incredibili stiamo riuscendo a fare proprio in questo isolamento, e che mai avremmo pensato, grazie all’utilizzo della tecnologia. Il virtuale e il digitale stanno prendendo per mano la manualità e l’artigianalità in un movimento che porta verso la stessa direzione; perché non esiste limite al voler esistere e vivere. 

Rivalutare le distanze e «lo stare vicini» che, anche se ci porta a fare le stesse uscite o vacanze, spesso non ci fa conoscere chi è nelle nostre stesse mura domestiche: i miei genitori o figli. Oggi stiamo condividendo più di quando ci si poteva toccare. La miglior forma di convivenza è venirsi incontro e il rispetto dei confini e delle persone, per combattere la tanto brutta e dannata violenza. Altrimenti sì che il mio confine diventerà una prigione e un duro isolamento.

È così che, dall’inizio, dentro, in casa, spoglia di giudizi e pregiudizi, nuda in solitudine, dalla finestra guardo fuori il mondo mascherato e affollato… forse è così che si comincia davvero a vedere. 

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