LA SANITÁ CHE VOGLIAMO – Basta tagli e più attenzione alle risorse umane | Il Bullone

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Le riflessioni dei cronisti de Bullone su questi giorni di dolore e sull’incognita del dopo Coronavirus. Che cosa ci lascerà? Non sarà più come prima. Anche il modo di intendere la salute cambierà come cambieranno relazioni e convivenze. Prepariamoci alla sfida

Cornice di Carol Rollo

Di Annagiulia Dallera

Lo chiamano «sistema» perché quello che ci dovrebbe essere alla base è l’organizzazione. Bisogna partire da qui nel futuro, mettere ordine dove fino adesso si è lasciato andare tutto in malora.

Partiamo dal primo aspetto fondamentale. Una macchina complessa come quella del sistema sanitario italiano non può reggere se non ci sono finanziamenti, se non ci sono investimenti sufficienti per metterla in moto. Il rapporto dell’osservatorio GIMBE (fondazione che si occupa di ricerca e informazione scientifica) evidenzia che «l’SSN ha perso negli ultimi 10 anni 37 miliardi di euro». Secondo l’OCSE, l’Italia nel 2019 è sotto la media della spesa sanitaria totale (3.428 dollari contro 3.980) e di quella pubblica (2.545 contro 3.038). Non siamo gli ultimi. Dietro di noi Spagna, Portogallo, Grecia e i Paesi dell’Europa orientale.

E quanto sarebbero stati utili quei 37 miliardi per fornire mascherine agli operatori sanitari, per aumentare i posti in terapia intensiva, per comprare macchinari salvavita? Il fatto che sia servito l’intervento di influencer (vedi Chiara Ferragni e Fedez) non è incoraggiante, ma preoccupante.  Il «crowdfunding» era già stato fatto grazie alle tasche degli italiani. In quale campagna più importante siano andati a finire i soldi dei contribuenti, non è dato saperlo. 

Se si parla di organizzazione dei finanziamenti, è il caso che si rimetta questo aspetto nell’agenda di governo. 

Altro nodo fondamentale della questione è la carenza di figure professionali, soprattutto degli specialisti. Il turnover sarà deficitario, perché molti dei medici che andranno in pensione non verranno adeguatamente sostituiti dalle nuove leve. Da uno studio pubblicato da Anaao Assomed emerge che «la carenza di specialisti dipendenti del SSN, è valutabile in 16.700 posti entro il 2025». 

La motivazione è semplice. I medici abilitati vengono bloccati dal cosiddetto «imbuto formativo» e la maggior parte di loro non riesce ad accedere alla specializzazione. Dal 2019/2020 c’è stato un passo in avanti: le borse di studio sono passate dalle 6934 del 2018 a 7100, ma non ci si può fermare a risultati così ininfluenti. I dati dimostrano che continua e continuerà a mancare personale sanitario negli ospedali. Con l’emergenza da coronavirus si è arrivati a chiamare anche i medici non abilitati e infermieri freschi di laurea, pur di sopperire a questa mancanza. C’è stato bisogno di una pandemia per sbloccare la situazione. Meglio tardi che mai si dice. Ma il timore che si ritorni allo stato originario, dopo che la crisi sarà rientrata, è più che fondato. Se avremo imparato qualcosa, lo saprà dire solo il tempo. Di sicuro bisognerà rivedere i concorsi per l’abilitazione e quelli per accedere alla specialistica, oltre a quelli per l’iscrizione alla facoltà di medicina, regolamentata dai famosi test, da sempre oggetto di critiche e di dubbi.

Per molti neolaureati è inconcepibile che dopo anni di libri ed esami sia necessaria un’ulteriore valutazione. Tale concorso sembrerebbe più rivolto a bloccare il percorso degli studenti, che a valutare le loro conoscenze, già ampiamente comprovate nei 6 anni precedenti di studio.  Per quanto riguarda il test d’ingresso alla facoltà di medicina, l’alto numero di iscritti dovrebbe indurre a rivedere, riconsiderare le modalità di somministrazione. Non si possono equiparare le competenze di studenti usciti da un liceo classico a quelle di un liceo scientifico e tantomeno di un laureato in farmacia o biologia, con uno studente appena diplomato. Ciò non toglie che ci debba essere una selezione, ma bisogna renderla equa per tutti. 

Che si parli di finanziamenti o dell’assunzione di nuovi medici, il sistema sanitario ha bisogno di essere sostenuto, rinvigorito e non di essere ostacolato e indebolito. I tagli lasciamoli nelle sale operatorie.

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