“La prima volta” porta l’AIDS a teatro. Le interviste al cast| Il Bullone

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Di Oriana Gullone

Jerry Mitchell, regista e coreografo di Broadway, 27 anni fa decise di mettere in scena, in un club di Manhattan, uno spettacolo con 8 ballerini quasi completamente nudi, per parlare di AIDS e raccogliere fondi per la ricerca: nasceva Broadway Bares. In Italia, Giorgio Camandona riunisce un gruppo di colleghi e amici, e il 12 ottobre scorso debutta a Milano il musical «La prima volta»: nasce Italy Bares. L’intero ricavato è devoluto ad Anlaids Lombardia e Liguria.

Per me un’intervista mancata, e un saluto a distanza a Manuel Frattini, coinvolto nel progetto come coreografo. L’intervista l’ho voluta creare comunque, corale, come se fossi stata lì. Senza domande, la parola a chi era sul palco (o dietro) e ha creato una «Prima Volta» potente e importante.

«L’invito mi è arrivato da Giorgio, mi sono proposto per l’organizzazione più tecnica. Ho scoperto un mondo gigantesco, sono stato la sua ombra durante la lavorazione, spesso gli artisti si chiedevano chi fossi. Volevamo arrivare tramite ogni canale possibile, la comunicazione era fondamentale. Al budget iniziale si sono aggiunti sponsor che hanno creato ulteriore rete. Ci vorrebbero tanti Jonathan (Bazzi, scrittore) e tante Prime Volte che dimostrino che fare «quel passo è possibile», (Carmine Falanga, Anlaids Lombardia).

«Sono stato dietro allo spettacolo per due anni. L’intenzione artistica era rendere italiana un’abitudine comune all’estero: raccontare temi difficili con il musical, una forma di teatro potente. Da Jerry ho avuto carta bianca, mi ha detto di creare lo spettacolo che meglio potesse parlare al pubblico italiano. Da qui la storia, i personaggi, non solo le coreografie dell’originale. Mi rendo conto soltanto in questi giorni di cosa ho fatto, quanti professionisti ho coinvolto, anche ben più navigati di me. Creare condivisione su un argomento che normalmente divide. Una bolla d’amore ha abbracciato i dieci giorni di prove, sereni e felici, l’ego fuori dalla porta. Questa è l’essenza del progetto. Il legame nato con Jerry è speciale, abbiamo pianto abbracciandoci in aeroporto. Si è detto orgoglioso come fossi suo fratello minore», (Giorgio Camandona, direttore artistico).

«Non so spiegarlo, ma è stupenda la sensazione di aver fatto qualcosa di concreto solo col mio lavoro. Mi fa sentire utile, dà un grande senso di appartenenza all’umanità. Quando fai spettacolo speri ci sia tanto pubblico, stavolta il mio pensiero era: “Fico, allora abbiamo davvero aiutato qualcuno”. Osservare e non giudicare, appartenere ma mai discriminare. Da oggi non preoccupatevi più delle cose ma occupatevene, con amore, gentilezza ed educazione», (Gianmarco Capogna, performer).

«Non dobbiamo avere paura di mostrarci per quello che siamo. Rischiare nella vita, “spogliarci”, far vedere quello che veramente siamo, è bellissimo», (Mauro Savino, coreografo).

Guglielmo Scilla

«Sentivo in Giorgio il bisogno e l’entusiasmo di fare qualcosa che nessuno ancora aveva avuto il coraggio di fare in Italia. Mi sono fidata di lui. Ho letto il copione tutto d’un fiato. Leggerezza, divertimento, verità, onestà. Storie vere, persone vere che raccontano senza paura. Leggevo i loro cuori in quei fogli. Il loro coraggio. Durante le prove più il corpo chiedeva di fermarsi, più rimanevamo concentrati. Più ci sentivamo affaticati, più ci divertivamo. Abbiamo visto lo spettacolo crescere con noi. Ogni cosa che facevamo aveva dentro così tanto cuore, da non lasciare spazio all’ego performativo. A volte ci si dimentica del perché si è scelto di fare questo lavoro. Alcune persone hanno addirittura acquistato il biglietto sapendo di non poter venire. Qualcosa di grande è successo!Il nostro scopo non era quello di sentirci dire bravi. Il coraggio di Jerry è diventato il nostro. In Italia con “La Prima Volta” è iniziata una lotta contro il male più grande: l’indifferenza», (Laura Fiorini, performer).

«Ho accettato perché gli esempi nella vita sono importanti. Fare qualcosa contro lo stigma ancora legato all’infezione da HIV. Broadway Baresera un esempio potente, Giorgio si è fatto “contagiare”! Io stessa ho costruito tre anni fa uno spettacolo “Be positive… fino a qui tutto bene!“, col mio outing, la mia storia. Tutte le richieste di abbracci ricevute durante le prove e dopo lo spettacolo, mi hanno dato la misura di quanto sia stato percepito di umano e necessario. Eravamo pieni di quella bellezza e nello stesso tempo svuotati in attesa dinotizie di Manuel. Vuoto e pieno. Ricostruiti da una forza invisibile e insieme con l’anima sospesa sopra un grande baratro. Sensazioni immense e opposte difficili da esprimere», (Alessandra Costa, coreografa, long survivor).

«Io sono gay ed ero il primo a credere che di HIV si morisse. Vivevo nell’ignoranza, nella paura. Poi una persona vicina ha contratto il virus, e mi ha insegnato tutto quello che non sapevo. È uno spettacolo costruito con l’amore, tra stanchezza, lacrime, sorrisi, professionalità, amicizia. Abbiamo costruito un pezzo di vita di un’ora e mezza, non una performance. Mi ha coinvolto Giorgio, su consiglio di Lynn Jamieson. Non mi conosceva, si è fidato. “La Prima Volta” ha stravolto tutti. Ma se ne parla con pienezza, emozione. Jerry è tornato indietro di 27 anni, con pochi artisti in un piccolo teatro. Oggi riempie platee infinite con 200 performer sul palco. Ed è quello che succederà anche qui, perché Italy Bares ormai è realtà», (Luigi Allocca, performer).

«Parlare dell’HIV per fare luce sulla paura. In una sola settimana, ogni cosa si è incastrata alla perfezione. Giorgio mi parlò del progetto nei camerini di A Chorus Line. Sono convinto che “l’Arte salverà il mondo”, e già che noi un po’ di “Arte” ne facciamo, salviamolo!», (Giulio Benvenuti, performer).

«L’arte può parlare al cuore molto di più. Ogni compartimento ha lavorato in autonomia sulla base delle indicazioni di Mauro e Giorgio. Le idee per la parte musicale sono nate a Trani una mattina di agosto. È stato bellissimo riunirsi tutti e assistere alla magia di un lavoro che prendeva vita dai contributi di ciascuno. La coincidenza con la scomparsa di Manuel ha inevitabilmente assorbito molta attenzione. Sono convinto che, in un certo senso, lui ci abbia benedetti, e che Italy Bares abbia davanti a sé un lungo futuro. La vita è più forte, e Giorgio è un creativo estremamente caparbio», (Antonio Torella, direttore musicale).

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