Intervista ad Alexandria Ocasio-Cortez | Il Bullone

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Di Roberto Pesenti

«Dobbiamo guardare in faccia la sofferenza degli altri, crederci con il fine di farli esistere, ascoltare e curare il loro dolore con i mezzi concreti di cui ognuno di noi dispone. Perché tutto è impossibile, fino a quando non lo realizziamo». 

Alexandria Ocasio – Cortez, qui tutti la chiamano amichevolmente Aoc, parla in piedi di fronte a un gruppo di persone arrivate nel Bronx, dove lei è nata. Vogliono ascoltarla e contribuire concretamente alla sua campagna elettorale. 

Aoc è una delle numerose donne che si fanno spazio, in questi mesi, per cambiare strada alla politica degli Stati Uniti e anche stasera il suo discorso sull’ «empowerment» femminile, parte dall’area dell’umano, dal potere delle emozioni, dalla tutela di problemi di salute fisica e psichica, della dignità, di chi ha avuto problemi di segregazione razziale e di disparità di genere (alcune delle sue parole sono prese in prestito da Nelson Mandela). 

Per Aoc il 3 novembre 2020 è la data in cui si voterà alla Camera dei Rappresentanti di Washington, per la sua rielezione a deputata del 14esimo distretto di New York.

Un appuntamento newyorchese che sarà in contemporanea con quello nazionale, in cui gli americani decideranno se l’incontrollabile Donald Trump (coinvolto in un drammatico processo parlamentare che lui definisce «un linciaggio», ma che potrebbe rimuoverlo dalla Casa Bianca attraverso l’impeachment) resterà il Presidente degli Stati Uniti per altri 4 anni, oppure verrà sostituito. 

La parabola politica di Aoc, ma anche di altre donne che costituiscono la prima linea delle forze del cambiamento (Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti, Elizabeth Warren, Senatrice del Massachussetts ed aspirante democratica alla Presidenza), si muove al centro di questo uragano politico-istituzionale, un disordine che ha pochi precedenti nella storia degli Stati Uniti.

L’unica superpotenza sarà gestita dalle donne, dopo la bruciante sconfitta di Hillary Clinton nel 2016?

Certamente stanno introducendo nell’impegno pubblico una capacità di giudizio e di cura inusuali per larga parte del mondo maschile. È il volto di un’America diversa, per età, etnia e religione, e con un numero record di donne che hanno fatto la scelta di impegnarsi nella politica nazionale: dal gennaio 2019 sono 127 le donne nel nuovo Congresso, 102 nella Camera, quasi tutte democratiche, un mare colorato tra gli uomini, bianchi, in cravatta, del Partito Repubblicano.

Sono loro a introdurre un cambiamento culturale che sta forgiando alleanze inedite tra generazioni, dirette a tenere ferma la barra dei diritti e delle responsabilità, nella nevrosi, sovreccitazione, turbolenza, di un ceto dirigente trumpiano che sbanda, e che pare incapace di produrre un vasto consenso interno, per essere ancora sia ispiratori di progresso sociale ed economico (i redditi dell’ americano medio sono fermi ai livelli del 1970, come potere d’acquisto),sia il garante di un equilibrio del resto del mondo. 

Mentre c’è caos ai piani alti dei palazzi di Washington, AOC segnala qui, dal basso, nella periferia del Bronx dove è in corso la riunione, richieste di aiuto, un’ansietà esistenziale che molti ignorano: «Quaranta milioni di poveri non sono più accettabili e sostenibili per questo Paese, il più ricco del mondo. Nel XXI secolo negli Stati Uniti ci sono ancora 42 milioni di persone, in gran parte donne giovani con figli, che abitano in case con affitti impossibili da sostenere e che vanno stabilizzati. Ci sono ancora più di cento milioni di cittadini senza sicurezza sanitaria».  

Aoc, la più giovane parlamentare americana, 30 anni appena compiuti, guarda chi è arrivato nelle strade dove ha fatto esperienza di volontaria in comunità etniche e riassume i capitoli del suo pensiero sociale: «Forte intervento dello Stato in economia per tutelare i cittadini a rischio, con redistribuzione di risorse per un accesso universale, gratuito, alla cura della salute, all’educazione superiore alla portata di tutti, alla casa, perché non si può lavorare tutto il giorno e non avere i soldi per pagare l’affitto a fine mese, o indebitarsi fino al collo per pagarsi la laurea».

Poi illustra l’altra faccia della sua piattaforma programmatica, quella per superare l’emergenza climatica, e proposte di crescita che condivide con Greta Thunberg: «Energia pulita per l’America, addio plastica. È il piano del Green New Deal per energie rinnovabili sempre più economiche, pulite ed ecologiche, che fanno bene alla vita quotidiana. Passa di qui la mia lotta contro il riscaldamento globale, un’opportunità di sviluppo economico, per lavoro verde, innovazione, sicurezza e tutela della salute dall’inquinamento».

Aoc e il suo movimento dei «Justice Democrats» vogliono ampliare i diritti umani ed economici, muovendosi verso una forma più estesa di stato sociale, come in Europa nelle interpretazioni più riuscite, quello, tra l’altro, delle giornate pagate per maternità e malattia, del salario minimo per legge. Concessioni che sarebbero rivoluzionarie negli Stati Uniti, dove il modello europeo fa ancora scattare profonda diffidenza e sospetti perché, dicono, crea burocrazie pubbliche costose e inefficienti e genera una cultura della dipendenza dallo Stato.

In questo appuntamento nei pressi della Starling Avenue, tra una Jerry Pizzeria, un’Asia Driving School, il ristorante Sabor Latino e il Bangla Bazar Supermarket, AOC, da appena un anno «congresswoman» per i quartieri popolari di Bronx e Queens, diventa indomabile, passionale, quando affronta il suo cavallo di battaglia. 

«Mi chiedete come giudico il Presidente Donald Trump? Va cacciato dalla Casa Bianca. È un uomo corrotto, ha avvelenato il Paese con razzismo e xenofobia, ha minato la credibilità degli americani nel mondo, tradendo gli ucraini, abbandonando i curdi». 

È difficile sottrarsi all’elettricità sprigionata dalla potenza espressiva dell’ex –barista del «Flats Fix» di Union Square, che ha conquistato con la sua vitalità una vasta popolarità personale, testimoniata anche dalla pioggia milionaria di contributi, quasi due milioni di dollari in versamenti di piccolo taglio via Internet, una media di trenta dollari a testa, arrivati a suo nome, nelle casse del suo comitato elettorale. 

Si chiede alla deputata: «Tu e i tuoi «Justice Democrats» avete accettato lo scontro frontale con Trump e i suoi toni di negatività e odio su Facebook e Twitter, rispondendogli con altrettanta violenza verbale; non rischiate di farlo passare per vittima, di cadere nel suo gioco rissoso per  farsi rieleggere nel 2020?». 

Aoc risponde diretta: «Non ci sono alternative: va denunciato con ogni mezzo il suo abuso di potere. Trump usa il suo incarico per rafforzare il suo potere politico personale, per i suoi affari e quelli della sua famiglia. Ha cancellato con un tratto di penna almeno 80 regole di salvaguardia dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, aprendo spazi a malattie cardiache, asma, patologie cancerogene. Ha puntato sul carbone costoso e inquinante, quando invece l’energia solare è meno cara e pulita. Altro che “Make America Great Again”: quest’uomo sta avvelenando e indebolendo il nostro Paese».

Altra domanda, apparentemente più frivola, sul perché Aoc si veste e si comporta con un look aggressivo, di aperta sfida e orgoglio femminili, un’immagine che comunicativamente funziona e l’ha trasformata in una star rincorsa dai media mondiali. 

«Mi vesto e mi trucco così per onorare tutte le donne che hanno aperto la strada che sto percorrendo e in particolare, Shirley Chisolm, un’insegnante, prima donna di colore, nel 1968, in Parlamento a rappresentare New York e a candidarsi poi alla Presidenza nel 1972».

Aoc oggi porta gli orecchini a cerchio, indossa una giacca bianca su pantaloni bianchi, rossetto color magenta, capelli neri raccolti in una lunga coda, tacchi alti. È diventata molto popolare in Rete, anche perché su un blog ha insistito su un tasto intimo e delicato, raccontando a milioni di giovani come si prende cura del proprio corpo.

Narra delle sue origini portoricane, di cosa ha imparato dal volontariato che ha svolto in comunità etniche, perché ha annunciato che appoggerà, per la Presidenza, il Senatore Bernie Sanders che ha quasi 50 anni più di lei. Sanders si definisce socialista, sostenitore di un superamento del capitalismo americano basato sullo strapotere delle corporation e della finanza, della loro influenza lobbistica sulla politica. 

Aoc è fidanzata (vive a pochi passi da Starling Avenue in un monolocale con il suo ragazzo, Riley Roberts, barba e capelli rossi, un esperto di web che la segue ovunque), insiste sulla necessità per la sua generazione di uscire dalla disillusione, dall’indifferenza, dall’isolamento e dice: «Siamo una squadra, siamo usciti dal web, dai social, e non ci rimanderanno indietro; accanto a me lavorano alla Camera dei Rappresentanti, Ayanna Pressley, dal Massachusetts,prima donna afroamericana eletta al Congresso; Rashida Tlaib del Michigan, nata a Detroit da una famiglia palestinese; Ilhan Omar, nata in Somalia e arrivata negli Usa a 12 anni, dopo essere passata per un campo profughi. Lei e Rashida Tlaib sono le prime due deputate musulmane elette al Congresso federale». 

Il quartetto di donne con Aoc – lo chiamano «La Squadra» – si presenta a Washington come avanguardia politica di una svolta demografica imponente per i suoi effetti nella distribuzione di quote di reddito e potere: negli Stati Uniti, nel 2020, tutta la popolazione sotto ai 18 anni sarà per la maggioranza non bianca; in meno di un decennio, la popolazione sotto ai 30 anni sarà, per la maggioranza, non bianca. Nel giro di una generazione, nel 2042, negli Usa i bianchi potrebbero essere la nuova minoranza. 

Quali sono gli ostacoli più grandi per l’ascesa di queste donne?

Un macigno che le penalizza per il passaggio al miglioramento della capacità di ascolto, dal dialogo alle cose da fare, è il cicaleccio alimentato dai social che hanno dilagato nell’intimidazione e diffamazione.

 Sono «pazze», «barbare», «incapaci», «tornate a casa vostra se non vi piace questo Paese», «con Trump l’America non sarà mai socialista». Ecco, in corsa la macchina del fango di propaganda sessista e razzista del Presidente Trump, messa in piedi in tre anni, operante 24 ore su 24, per esaltare il «prodotto» Trump che fa la voce sempre più grossa e dà addosso ad AOC e alle altre, con migliaia di avvisi, a pagamento, che fa girare su Facebook, Google e You Tube.

Gli attacchi e la demagogia anti femminile ci sono sempre stati, come la persuasione occulta e la misoginia, ma negli Stati Uniti del real-time dei social, le sue applicazioni di tecnologia mobile hanno ingigantito il loro potenziale, e Aoc è così diventata un bersaglio vivente degli «odiatori del web» e da alcuni mesi è sotto scorta del FBI. 

«Non voglio che sia Mark Zuckerberg a decidere della mia vita» – risponde AOC a una richiesta precisa sul ruolo, ormai gigantesco e senza controlli efficaci, che ha assunto Facebook nella politica americana e che consente interferenze sulle elezioni e violazione di leggi sui diritti – «bisogna mettere un freno a chi raccoglie per via algoritmica i dati privati delle persone, vendendoli poi a chi manipola e stravolge il discorso pubblico, da posizioni dominanti».

Lei è favorevole a portare avanti anche il programma che tutela i Dreamers, i migranti arrivati negli Stati Uniti irregolarmente, da bambini, ai quali in passato era concessa la cittadinanza. «Il programma è stato bloccato da Trump ed è una parte del gigantesco problema che riguarda 11 milioni di immigrati illegali, privati della possibilità umanitaria, di gesti di reinsediamento e riconoscimento»

Cosa spinge Aoc e questa nuova ondata di emancipazione ad occuparsi della comunità? 

In questo meeting Aoc, figlia di Bianca, una portoricana che ha fatto la donna delle pulizie per aiutarla a laurearsi in economia, torna a raccontare che la spinta a muoversi in politica gliel’ha data il calvario di «papà Sergio, che ho visto spegnersi di cancrosenza i soldi per le medicine –  problema che riguarda tanti americani. Questo ha segnato la mia vita, ma anche quella di tanti altri amici». 

L’empatia per il dolore, per chi soffre delle ferite provocate dalla vita, l’attenzione alle emozioni dell’altro, la consapevolezza di sé e delle proprie origini, l’aver conosciuto la paura della morte di un padre, un fratello, una figlia: ecco cosa  fatto scattare la ribellione contro chi, come Trump, è accusato di intorbidare ragioni e sentimenti dell’«American dream», il sogno che prometteva di funzionare per tutti come una società aperta, solidale, cosmopolita, pacifica, inventiva e prospera.

Alcuni interventi di Aoc dedicati a questi temi, hanno colpito in particolare i millennials che accorrono in massa ai suoi comizi. I millennials, le persone nate tra il 1981 ed il 1996, quelle che i sondaggi fotografano come interessati solo allo smartphone, lontani dai valori della famiglia, della religione, delle istituzioni, dicono che hanno molta fiducia in lei perchè fa quello che dice, ha idee costruttive e non distruttive e capaci di incarnarsi in pratiche di vita, perché propone la soluzione dei loro problemi concreti.

Aoc li rassicura sostenendo che «siamo vicini alla fine di una lunga fase di cieca rabbia e sordo risentimento, segnata da paura di cambiare e dal bisogno di cambiare, che necessariamente si intrecciano. C’è una grande speranza che nel 2020, davanti a progetti e volti alternativi proposti dal Partito Democratico, emergeranno dalle urne l’intolleranza e la repulsione per le scelte dell’attuale inquilino della Casa Bianca e dei repubblicani».

L’incontro è finito. Alexandria Ocasio – Cortez saluta tutti quelli che sono venuti a sostenerla nel suo collegio elettorale, dicendo che non si arrende davanti alla solidità di alcuni fatti che sembrano favorire i suoi avversari: non siamo negli anni Trenta del secolo scorso, non c’è la Depressione che ha spinto al potere il New Deal di Franklin Delano Roosevelt, l’economia degli Usa in questi mesi va bene e produce posti di lavoro, Wall Street macina profitti per gli investitori.

Una domanda ci accompagna: il movimento di Aoc, quale ancoraggio e penetrazione avrà in aree sociali più ampie di quelle dei loro classici sostenitori, cioè gli ultimi, i dimenticati, i più fragili, raccogliendo anche voti determinanti dei ceti medi moderati, liberal e riformatori, essenziali per scalzare il Presidente Trump? 

Alexandria Ocasio – Cortez per ora non vuole chiedere permesso a nessuno e incita al combattimento con i guantoni da boxe: «Ci diranno che siamo infantili, che siamo giovani immaturi, che non abbiamo le forze per affrontare questo sistema di potere, ma noi ce la possiamo fare, siamo abbastanza maturi e coraggiosi per farcela. Ricordate: fa impazzire il fatto che noi donne, in particolare, siamo forti come e più di loro. Vedrete: io sarò rieletta. Donald Trump se ne andrà».

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