Intervista a Davide Dattoli | Il Bullone

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CEO della piattaforma Talent Garden e tra i giovani più influenti d’Europa secondo Forbes

Di Sofia Segre Reinach

I muri di oggi si innalzano quando c’è uno scontro generazionale. 

Giovani e adulti che non si parlano, che non si incontrano. Esperienze, visioni e competenze che rimbalzano su barriere invisibili tirate su da ormai desuete categorie e convenzioni sociali.

Davide Dattoli, classe 1990, giovanissimo fondatore di Talent Garden, riconosciuto da Forbes come uno fra i trenta «under trenta» più influenti d’Europa, ne è convinto.

Ma non si perde in colpevolizzazioni, Davide. «Dimostrare che non è l’età che conta, ma far vedere che le cose si possono fare a qualsiasi età, questa è la grande responsabilità che abbiamo noi giovani», ci dice al telefono.

Davide è appena atterrato a Malpensa, dopo aver inaugurato una nuova sede di Talent Gardenin Spagna. Fondata a Brescia nel 2011, è la più grande piattaforma fisica, in Europa, di networking e formazione per l’innovazione digitale, che oggi conta 23 campus in 8 Paesi (Albania, Austria, Danimarca, Italia, Irlanda, Lituania, Romania, Spagna) e connette migliaia di talenti, tra startup, freelance, aziende e grandi società.

Che significato ha per te il rapporto tra adulti e giovani? Quali i valori di oggi?

«Credo che non esistano le generazioni.Non è importante l’età che hai, ma sono importanti le sfide che ti dai. E la vera sfida è lavorare sui contenuti, sulla visione. Solo così ci possiamo aprire a una prospettiva intergenerazionale, dove si lavora con persone di tutte le età.

In Talent Garden il valore è sulle persone. Non conta da dove vieni o che esperienza tu abbia fatto in precedenza. Non importa se ti sei dovuto fermare per qualche motivo, come può essere una malattia o la maternità. Il vero tema è la voglia e la passione che hai oggi di fare qualcosa. Questo è l’unico vero motore che porta dei risultati».

Davide Dattoli interpretato da Max Ramezzana

Che cos’è per Davide l’esclusione e che significato ha la parola inclusione?

«Esclusione è qualche cosa che non può più esistere. Non si può più pensare di costruire barriere, di costruire muri, perché la diversità è il vero valore. E quindi lego il concetto di inclusione al concetto di diversità, che vuol dire avere sempre un punto di vista diverso. Questo diventa il vero valore per poter costruire una conversazione di qualità».

E l’innovazione? 

«Il bello dell’innovazione è mettere insieme i puntini di cose, competenze diverse, concentrandole su temi che ci interessano. Non è tanto inventare cose nuove, ma è rielaborare cose che abbiamo già visto magari in altri contesti, in altre modalità. 

È molto importante la prospettiva. Non pensare solo a se stessi, ma anche a tutto ciò che ci sta intorno. Secondo me il vero rischio nella società di oggi è che siamo portati a guardare (e costruire), un futuro molto a breve termine. La sfida è riuscire a prendere decisioni che abbiano un impatto più grande».

Quando hai fondato Talent Garden, avevi già questa prospettiva?

«No, assolutamente. Ho iniziato da un errore, guardavo solo alla mia città, Brescia. Successivamente abbiamo capito quale fosse la reale potenzialità e abbiamo ampliato la traiettoria. Oggi abbiamo nel nostro piccolo un piano di 5 anni, con la previsione di arrivare ad impattare su più di un milione di persone, condividendo competenze, soft skills nel mondo digitale e della tecnologia. Non vogliamo lavorare nella sola ottica di fare il budget per l’anno successivo, ma guardare a dove vogliamo arrivare».

Che cos’è per te la crescita? 

«L’obiettivo non è tanto la meta, ma il viaggio. È importante viverlo intensamente ma ponendoti un obiettivo. La crescita dipende da questo. Nella società di oggi non puoi pensare di rimanere fermo, perché purtroppo il mondo va a una tale velocità in cui, se rimani fermo, stai andando indietro. Diventa fondamentale riuscire a crescere sempre più, anche perché il tuo competitor, che sia per un progetto profit o non profit, non è la persona a fianco a te, o la persona nella tua stessa città, ma è qualcuno che vive dall’altra parte del pianeta, con molte più competenze, molti più soldi, molta più velocità. La sfida è unirsi agli altri, collaborare con le persone intorno, per essere più veloci insieme. È fondamentale essere “consistenti”, ovvero riuscire nel tempo a mantenere idee, visioni, e qualità di ciò che si fa. Il rischio più grande è sbandare continuamente e perdersi dentro le mille cose che la vita ci porta».

Davide, hai mai pensato che il successo può sfuggirti di mano?

«Sì, ogni giorno. Infatti il tema è non attaccarcisi, ma viverlo e cercare di dare il massimo, fino a quando si capisce di essere ancora la persona giusta. E nel momento in cui invece se ne perde il controllo, in qualche modo lasciarlo, perché probabilmente c’è qualcuno che può farlo meglio di te».

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