Il Viaggio delle Stelle Tappa per Tappa | Il Bullone

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Volevamo raggiungere le stelle e l’abbiamo fatto. Tappa per tappa. Tutti insieme. Anche insieme a chi non ha potuto esserci fisicamente, anche a chi ci ha accompagnato da sopra le nuvole. 

Ogni chilometro percorso ci ha regalato doni indelebili, emozioni indescrivibili e un senso di unione straordinario. 

Da Milano a Cortina d’Ampezzo, più di 500 chilometri in sella a biciclette elettriche, motivati pedalata dopo pedalata, da quella stessa forza e determinazione che trovi dentro di te quando la strada della vita inizia a diventare in salita; quando senti di non essere solo e l’altro ti aiuta a trovare il coraggio di andare oltre le tue paure, sfidando i tuoi limiti, per raggiungere la tua vetta. 

Sabato 25 maggio – 1° tappa

Milano – Bergamo (50km)

PARTECIPAZIONE

Ore 10.30, Piazza Gae Aulenti, siamo tutti lì. Oltre a noi, genitori, amici, sorrisi, sguardi curiosi, telecamere, persino la bandiera della candidatura alle Olimpiadi. L’emozione è tanta e il morale è alle stelle. Con noi ci sono tutti i partners, c’è Andrea Pilo, campione nazionale di trial bike che ci mostra delle prodezze inimmaginabili. Siamo felici, pronti. Direzione parco della Martesana, Trezzo d’Adda e alla fine Bergamo, a 50 chilometri. Nel primo tratto ci accompagnano gli amici dell’Associazione Genova 1913, le nostre guardie del corpo su due ruote, i fantastici Urban Runners e i Pattinatori, in memoria di Leo, forza della natura che ci accompagna da sopra le nuvole. Allontanarsi dalla città vuol dire prendere la strada verso paesaggi nuovi, accettare la sfida e la fatica. Vuol dire cogliere lo sguardo di un contadino che pacifico lavora il suo terreno con una zappa antica come il mondo. Significa ascoltare, respirare, accarezzare, gioire, scoprire, lottare, condividere e accogliere. Il Viaggio delle Stelle è così, un misto di complessità umane e un magnete di buoni propositi, divertimento ed emozioni. I dubbi del «ce la faremo davvero?» smorzati dai sorrisi di incoraggiamento non acquistano voce nemmeno quando sentiamo i tuoni in lontananza. A Trezzo ci accoglie la grandine. Dura, ghiacciata, un po’ come le esperienze che ci hanno segnati in passato. Ci fermiamo, possiamo solo aspettare che la tempesta si plachi. Riprendiamo il cammino, pedaliamo zuppi. Eppure ciascuno di noi è felice. Sentiamo dentro quella forza che nasce dal sapere che non stiamo affrontando questa avventura solo per noi stessi, ma anche per tutti quei ragazzi che stanno lottando contro la malattia o con le loro fragilità. 

Domenica 26 maggio – 2° tappa

Bergamo – Provaglio di Iseo (BS)– Desenzano (BS) (82km)

SOSTENIBILITA’

Siamo a Desenzano, è sera, il lago sullo sfondo. Siamo stanchi, orgogliosi.

Abbiamo percorso più di 80 chilometri, oggi.

La giornata è iniziata presto, con una fuga in nottata per votare. Ci sentiamo più leggeri, pronti per affrontare la seconda tappa del Viaggio.

Oggi attraversiamo la Pianura Padana, tra zone industriali, centri commerciali, statali animate e paesaggi che d’improvviso si aprono in distese verdi, silenziose e ricche di umanità. Ciclisti anziani che ci salutano con stupore, ragazzi in bici che ci fanno l’occhiolino, i nostri pensieri che si rincorrono.

È davvero possibile trovare un mondo più sostenibile, dove la nostra presenza e quella della natura siano in armonia?

Le gambe iniziano ad essere stanche, qualcuno chiede il cambio. Il bello di questo viaggio e che puoi dire «non ce la faccio» e qualcuno ti porterà alla meta con lui. 

Giunti a Provaglio d’Iseo, ci accolgono i nostri compagni, sorridenti ci prendono per mano. Fanno capolino anche Eros e Laura, una coppia che ci ha visti al TG ed è voluta venire a salutarci.

Linda Mor, responsabile comunicazione di LGH e Giovanni Piotti, responsabile tecnico degli impianti del gruppo, ci aprono le porte della ex-discarica di Provaglio, dal bellissimo aspetto di un parco che si amalgama perfettamente con il panorama circostante. Un luogo completamente trasformato, usato oggi per sensibilizzare ed educare i più giovani a una visione sostenibile del nostro vivere quotidiano. Pensare che un luogo «brutto», puzzolente e contaminato possa diventare un posto pieno di nuova vita, è spettacolare. 

In un momento in cui si ha l’urgenza di attivare un cambiamento di rotta, questo Parco Vitae rappresenta una realtà vera e non solo un’idea astratta di come dalle cicatrici, anche della terra, possa rinascere vita e bellezza, fino a far volare di nuovo le farfalle. 

Ci fermiamo per pranzo, ospiti dei nostri nuovi amici. Riprendiamo a pedalare, il cielo ci porta qualche goccia di pioggia, ma contro ogni previsione, le nuvole lasciano spazio al sole. 

Eccoci finalmente a Desenzano. Il lago ci incanta, ne contempliamo la bellezza. Un uomo ci ferma. Con infinita tenerezza accoglie i nostri racconti. Ci emozioniamo insieme… Ecco il senso del nostro viaggio. 

Lunedi 27 maggio – 3° tappa

Desenzano (BS) – Altavilla Vicentina (87km)

La Sfida

Sapevamo che sarebbe stata una tappa lunga: strade trafficate, stanchezza, adrenalina bassa. E la pioggia. Siamo già zuppi ancor prima di partire.

Le bici hanno dei problemi, ci fermiamo dal ciclista: chiuso.

Incontriamo però delle tedesche che stanno viaggiando per l’Europa con le e-bike. Le aiutiamo a riparare la ruota bucata, scattano sorrisi e abbracci. 

Ripartiamo, la pioggia battente continua a renderci ancora più difficile il viaggio, ma c’è qualche cosa di diverso oggi. Siamo noi. C’è un’energia, un legame che si è creato, che ci unisce. 

Si è instaurato un ascolto reciproco, non ci sono ego né competizione. Il gruppo è omogeneo, con un ritmo che sembra un respiro, una musica, un’armonia. Si rallenta, si spinge. Insieme. Si ride e si sta ciascuno nella propria solitudine. A godersi pensieri, emozioni, paesaggi, odori. Senso di libertà e partecipazione. La nostra sfida è andare oltre le proprie paure. Anche le più intime. Chi pensava che non ce l’avrebbe mai fatta, non ci pensa più. Sa che può fermarsi ed appoggiarsi. Ma nello stesso tempo, stimolato dagli altri, si lascia andare e supera poco a poco, i propri limiti. 

C’è chi ancora quasi non ci crede che dopo anni è riuscito a risalire in sella; chi sa che una delle sfide di questo viaggio è portare con sé i ragazzi che non possono esserci, chi perché sta lottando contro la malattia, chi perché le stelle le ha già raggiunte. I nostri amici sopra le nuvole sono sempre con noi, pedaliamo anche per loro.

Arriviamo a Verona.

Siamo davvero fradici, ma la bellezza di questa città ci infonde una gioia tale che non sentiamo più il freddo, come bambini scorrazziamo attorno all’Arena, i nostri compagni ad accoglierci. Una nuova formazione sale in sella alle bici. Qualcuno avrebbe pure continuato a pedalare, ma è naturale ormai cedere il posto. 

Arriviamo dopo 87 km. Siamo zuppi e le batterie delle nostre bici si sono spente a pochi chilometri dall’arrivo. 

È stata una vera sfida oggi. Ma il fascino di questa giornata lo porteremo con noi, sapendo che gli ostacoli possono trasformarsi in opportunità. 

Martedì 28 maggio – 4° tappa

Altavilla Vicentina – Susegana (83km)

La Determinazione

Arrivare a Susegana è come rivedere dopo tanto tempo una persona a cui vuoi profondamente bene. È come prendere un grosso respiro a metà di una salita e sapere che si ha la forza di arrivare fino in cima. Alla partenza, stamattina, la stanchezza si faceva sentire, ma dovevamo arrivare a Borgoluce per accogliere l’atteso nuovo gruppo di B.Livers in arrivo da Milano. Ora che siamo tutti insieme ci accorgiamo di quanto siano state importanti le pedalate dei primi giorni e gli sforzi fatti a preparare la strada ed il tracciato per chi ci ha raggiunto oggi. Ora sentiamo nel cuore la leggerezza di avercela fatta, di essere arrivati fin qui e di essere pronti a ripartire. Sentiamo di conoscerci meglio, sappiamo quando fermarci, come rispettare i limiti di ciascuno, seppur con la volontà ogni volta di spingerci oltre. Siamo sempre stati vicini, pronti ad aspettarci, disposti a cambiare andatura o programma, forti del fatto che ormai nemmeno la pioggia ci fa più paura. La determinazione di ciascuno diventa un carburante per tutti e, così uniti, non temiamo più nessuna salita.

È come sentirsi tutti insieme, per un attimo, al posto giusto nel momento giusto: accompagnati da un cielo clemente che – seppur nuvoloso – ci ha risparmiati dal temporale, eccitati nel vedere le macchine dei nuovi arrivati salire tra le colline di Borgoluce, riscaldati dall’affetto e dall’emozione delle persone che ci accolgono.

Alla tappa intermedia di Montebelluna veniamo accolti con entusiasmo da Mariacristina – di cui festeggiamo il compleanno – Martina, Federico e Ilaria nel negozio di Vibram, dove sorprese accurate e un ottimo rinfresco ci lusingano e ci fanno sorridere gli animi. 

Ripartire non è mai facile, ma ci aspetta solo l’ultimo sforzo, prima di riunire l’intero gruppo. La strada ora è più tranquilla, poco trafficata. Ci permettiamo di giocare, di rincorrerci nelle strade deserte, di affiancarci a parlare, di essere inseguiti dalla macchina di supporto che ci allieta con la musica. Raggiungere la tenuta di Collalto, significa che anche oggi ce l’abbiamo fatta. Caterina e Stefano ci accolgono come se ci aspettassero da sempre. Ci accompagnano a vedere le bufale della tenuta ed un piccolo miracolo accade, nasce un vitellino. Il silenzio è magico. Sotto una pioggia incessante, si sono moltiplicati gli abbracci e le risate sonore, eccitate ed entusiaste. È arrivata la freschezza di chi non ha ancora pedalato e si sposa magnificamente con la consapevolezza di chi è appena sceso dal sellino. Siamo tutti insieme e siamo pronti ad arrivare in vetta. 

Mercoledì 29 maggio – 5° tappa

Susegana e dintorni

La bellezza

Siamo a casa, nella tenuta di Borgoluce, circondati da amici, sorrisi, prosecco e colline. I germogli della vite sono di un colore acceso, pronti ad accogliere ogni raggio di sole che fa capolino tra le nuvole. Per la prima volta possiamo goderci un giorno di riposo, tra mura accoglienti e conosciute. In questo luogo la bellezza si mostra dietro ogni angolo. Il museo etnografico di Mandre che visitiamo, ci fa fare un salto nel passato, riportandoci alle origini contadine di molti di noi, raccontateci dai nostri nonni, all’immagine di quei tempi, dove le ore erano scandite dal sole che batteva sui campi. Il fiato viene a mancare ripensando a tutti gli agi che ci sono oggi, a quanto valga il tempo e a quanta bellezza ci perdiamo per l’ossessione dei secondi. Attimi in cui potremmo benissimo fare a meno dell’orologio e vivere quello che facciamo con serenità.

Luisa, la nostra guida, ci porta a fare un viaggio emozionante attraverso le trincee e le usanze dei soldati nella caserma, confiscata nel 1915 dall’esercito del Regno d’Italia per l’istruzione dell’ordine dei Bombardieri del Re che avevano il compito di aprire il fronte nemico sulla trincea, durante la Grande Guerra. Lettere, foto, armi e racconti ci permettono di aprire lunghe riflessioni su uno dei periodi più bui della storia contemporanea. La guerra più sanguinosa, cruenta e spietata mai conosciuta, dove il rumore delle bombe distruggeva i timpani dei soldati e i gas distruggevano lentamente i polmoni.

Mentre pedaliamo verso le trincee è inevitabile riflettere su quello che l’uomo è riuscito a distruggere, ma anche sulla bellezza che è riuscito a coltivare durante i secoli, che si respira nelle lettere dei soldati, negli attrezzi che si usavano per lavorare i campi, nelle storie che si tramandano. La bellezza di ogni piccola cosa, di ogni attimo di felicità che ci teniamo stretto in un ricordo e la bellezza nelle imperfezioni e nelle contradizioni che ci caratterizzano.

La bellezza degli amici che si mettono a disposizione e ci hanno accolto, come Caterina e Ninni Collalto, Lodovico Giustiniani, Stefano Serugeri e i vecchi amici come Corrado e tutto il team del Vibram Sole Factor Truck, giunti a festeggiare con noi questa tappa. 

La bellezza degli incontri nuovi come quello con Yulia Baykova che ci ha regalato momenti di condivisione molto forti e Kristian Ghedina, mitico compagno di serata insieme a tutte le persone che si sono unite a cena per darci la spinta per continuare il nostro viaggio.

Un invito a riflettere nelle giornate che verranno, cerchiamo tutti di vivere al meglio la nostra vita, lasciando da parte le ansie inutili, e magari potremmo accorgerci di quel fiore bellissimo che spunta dal ciglio della strada senza farci distrarre dal «tran-tran» che troppo speso ci inghiotte.        

Giovedì 30 maggio – 6° tappa

Susegana – Longarone – 55km

OLTRE LE CICATRICI

261 metri di altezza, 190 metri di lunghezza alla sommità. La guardiamo tutti dal basso, da lontano, poi da sopra e dal lato: in quella valle così stretta e angusta che sembra impossibile averci costruito dentro un colosso di cemento tanto imponente quanto infausto. Trovarsi faccia a faccia con la diga del Vajont riporta alla mente tutte le sensazioni di avere una cicatrice spiacevole impressa nella pelle. Oltre il muro di cemento, una montagna spezzata, allungata in quello che una volta – per poco – era stato un lago, ci racconta la portata di una tragedia. Abbiamo pedalato per 55 chilometri in salita e discesa per leggere la mastodontica cicatrice con i nostri occhi, per ripercorrere fisicamente la tragedia di una regione, una nazione, una società. Alle spalle abbiamo la bellezza delle vigne di prosecco, dei grappoli timidamente assolati e degli abbracci di tanti amici che incontreremo nuovamente tra le montagne. Poi la strada, lunga e tortuosa, tutta da percorrere, insieme, al ritmo di tutti. Il morale è alle stelle, la volontà si rafforza ad ogni pedalata. Notiamo alberi spezzati dal maltempo e anse di fiumi che raccontano di momenti di aridità o di piena eccessiva. Il territorio parla, racconta, urla, e noi siamo in totale ascolto, con le ruote sull’asfalto e la famiglia intorno. 

Maciniamo chilometri senza accorgerci, stupendoci degli scorci che ci accolgono dietro ogni curva, attraverso ogni albero. La sorpresa inaspettata ci si presenta mentre pedaliamo verso la tappa del pranzo: il Giro d’Italia sta percorrendo la nostra stessa strada in senso inverso. Le strade sono chiuse per le auto ma non per noi. Ci accoglie a Ponte nelle Alpi un capannello di locali eccitati dal nostro arrivo, un po’ perché ci confondono per atleti del Giro, un po’ perché chi è arrivato in macchina per primo, ha scaldato la piccola folla raccontando della nostra impresa. Stiamo facendo una cosa grande.

Un grande amico dei B.Livers, sul web condivide un pensiero che facciamo subito nostro: «Quando sei così matto da cercare le stelle di giorno e sotto le nuvole, la stella sei tu». Noi. Tanto folli da crederci e tanto forti da raggiungere l’obiettivo. Con noi molte consapevolezze in più. L’arrivo a Longarone ci ricorda che veramente ce la stiamo facendo, stiamo raggiungendo la cima, il sogno

Venerdì 31 maggio – 7° tappa

Longarone – Cortina d’Ampezzo 57km

Amicizia

Innamorati. Siamo arrivati innamorati. Dopo 57 chilometri di salite e falsi piani ci guardiamo negli occhi e non possiamo che pensare di avere il cuore più grande. Siamo esausti, un po’ sbucciati o ammaccati, ma siamo felici. Non sono solo le bici elettriche, le borracce con i nomi, i braccialetti sponsorizzati, le divise o le scarpe dalla suola fosforescente. Certo, tutto questo aiuta. Però c’è qualcosa di invisibile, impalpabile, luminoso che rende molto di più. L’amicizia. Siamo innamorati di un affetto che si ciba di sincerità, sorrisi e abbracci, rafforzandosi in salite, attese e pensieri comuni. Ce l’abbiamo fatta, insieme, ad arrivare fino in cima, a Cortina. Sembra incredibile, impossibile e folle, eppure ce l’abbiamo fatta. Il dislivello più di 700 metri affrontato oggi, si fa sentire nei muscoli delle gambe ma non nei fremiti di gioia. Forse non sappiamo come, forse non ce l’aspettavamo. Ma l’aria fresca ci ha fatto compagnia, il sole ci ha regalato energie nuove, i paesaggi ci hanno riempito gli sguardi e la mente di entusiasmo e voglia di arrivare alla meta. Non ci stancheremo mai di affrontare queste sfide, per dimostrare a noi stessi e al mondo che tutto si può fare. Tutto. Il cuore aperto, leggero e sereno, ci regala un amore incondizionato verso chi pedala con noi, chi ci accompagna ad ogni tappa, chi ci precede, chi ancora deve arrivare e chi c’è stato fino a poco fa e che ora ci guarda da sopra le nuvole. O dalle stelle che qui, così in alto, sembrano quasi a portata di mano. Ci accarezza l’umanità di chi pedala con noi – senza e-bike, da veri atleti –, la voracità di chi ruba foto e immagini della nostra impresa dietro ogni curva, l’accoglienza di chi ci invita a rotolare su prati umidi davanti a paesaggi mozzafiato incorniciati dalle creste innevate delle Dolomiti, la tenacia di chi ha sistemato le nostre gomme bucate e catene cadute durante le pedalate e prestato attenzione, aggiustato, corretto, aggiunto o sostituito dei pezzi, la familiarità di chi ci ha accolto nel cuore di Cortina d’Ampezzo, la costanza di chi ci ha seguito sul web  in ogni frase, video e post e poi si è allungato in abbracci ed esclamazioni di felicità al nostro arrivo. L’unica vera sensazione che abbiamo in mente è che ci vogliamo bene. E forse, senza saperlo, ci amiamo. 

Sabato Primo Giugno – 8° tappa

Cortina d’Ampezzo – Col Gallina _15 km / 850 m dislivello 

Raggiungere le stelle

Esiste un momento preciso, nel tardo pomeriggio, in cui il colore delle montagne perde le sfumature del sole e prende le tonalità della notte più buia. 

Il giorno ha fatto il suo corso, lasciando spazio ad un mondo di stelle che brillano silenziosamente. Compaiono una alla volta, senza la pretesa di farsi notare. Sono lì ogni sera, sempre uguali ma sempre diverse, pronte ad insegnarci l’importanza di confrontarci con l’infinito e con la maestosità del desiderio. Oggi, insieme alle stelle, si alzano silenziose anche le nostre lanterne di carta, in una scia di sogni e speranze che sanno di vita, oltre i limiti, oltre le malattie, oltre le paure. Ci sono emozioni che non hanno nome, sguardi che non si possono descrivere, sensazioni che possono essere raccontate solo con un lungo e profondo silenzio. Noi la viviamo così, la fine della nostra esperienza, con risate sommesse, lacrime liberatorie, neve inattesa e lanterne di carta

Il pensiero viaggia rapido all’inizio dell’impresa in quella piazza Gae Aulenti che ci aveva dato la forza per partire davvero. Da quel momento le pedalate hanno regalato qualcosa di profondo a ciascuno di noi. C’è chi ha perso la paura di aprirsi e di raccontare i nodi più profondi dell’animo, c’è chi ha trovato nelle stelle una minuscola ma fortissima luce in fondo al tunnel. C’è chi ha regalato e ricevuto amore incondizionato, c’è chi ha trovato la voce per urlare al mondo il suo più profondo desiderio. C’è chi si è dimenticato della fatica della malattia, pedalando fino allo stremo, sentendo il piacevole richiamo della sfida. C’è chi si è accettato per ciò che è e non per chi pensava di dover essere. C’è chi non si aspettava di fare così tanti chilometri in sella, eppure è arrivato fino al traguardo. C’è chi, poi, ha sentito di essere a casa, di essere in famiglia. O in una bolla senza spazio e senza tempo in cui le relazioni hanno il sapore della verità e l’imperante forza dell’affetto sincero. 

Scalda il cuore il pensiero di tutte le persone che ci sono state vicine, che ci hanno creduto fin dall’inizio, che ci hanno supportato e accolto, che in noi hanno visto delle stelle su due ruote, che in noi hanno trovato un angolo di mondo davvero capace di desiderare un mondo migliore e di muoversi in quella direzione. 

Sediamo sulla terrazza del Rifugio Col Gallina di cui siamo ospiti per questa ultima notte e ci viene in mente una sola parola. Gratitudine

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