«Il nostro pianeta è in fiamme» L’Amazzonia brucia | Il Bullone

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Di Eleonora Prinelli

È passato solo un anno da quando Greta Thunberg si è seduta davanti al Parlamento svedese per la prima volta, manifestando da sola. Oggi è diventata un’icona internazionale e ha mobilitato le masse in nome della lotta al cambiamento climatico, dando origine a un’ondata di attivismo che sta cambiando il mondo intero. Oggi Greta non è più sola. Intere comunità di ambientalisti e attivisti la sostengono in tutte le parti del pianeta. Greta all’età di soli 16 anni, ha già incontrato i leader più potenti al mondo. «Mai sottovalutare il potere di un giovane», ha scritto di lei Louise MacDonald, CEO dell’associazione Young Scot, su Twitter. 

Tuttavia il mondo è ben lontano dalla salvezza. L’estate 2019 è stata disastrosa dal punto di vista ambientale: clima torrido, incendi e disastri ecologici sono stati all’ordine del giorno. 

Con il picco di 42 gradi registrati a Parigi già a fine giugno e temperature analoghe anche in Paesi nordici come Germania e Polonia, mai come quest’anno il surriscaldamento globale si è fatto sentire forte e chiaro. Alla faccia di mantenere entro 1,5 gradi il rialzo della temperatura mondiale.  

«Il nostro pianeta è in fiamme», affermava Greta lo scorso aprile davanti al Parlamento europeo. La metafora climatica si è rivelata tutt’altro che astratta: per buona parte dell’estate l’Amazzonia e la Siberia hanno continuato a bruciare. Complice l’aumento delle temperature, i roghi stanno diventando sempre più difficili da contenere, provocando gravissimi danni all’ecosistema. A questo si aggiunge la disarmante lentezza dei governi ad agire per domare le fiamme, come è successo in Russia, o addirittura la complicità della politica stessa nel difendere gli interessi economici che stanno dietro agli incendi dolosi, come nel caso dell’Amazzonia. In quest’ultimo caso i fuochi sono stati appiccati al fine di disboscare grandi aree verdi per appropriarsi illecitamente del legname e per fare spazio a pascoli e agricoltura. Tuttavia, se andiamo avanti di questo passo, assisteremo al collasso della foresta pluviale e alla sua rapida trasformazione in savana, con tutte le gravissime ricadute ambientali che questo comporterebbe. Gli anomali incendi artici verificatisi ad agosto non sono da meno. Sono stati registrati numeri senza precedenti, con devastanti conseguenze per l’ecosistema, dal momento che gli incendi causano l’emissione di ingenti quantità di CO2 nell’atmosfera, accelerando inesorabilmente il processo di surriscaldamento globale e creando un circolo vizioso letale per il nostro pianeta. 

Come se non bastasse, lo scorso 8 agosto si è verificato un incidente nucleare durante un test missilistico, nella base navale russa di Nenoksa. Nonostante vi siano state alcune morti e non si conoscano i reali pericoli a cui persone ed ambiente sono stati esposti, l’episodio è stato sottaciuto e il Cremlino si è guardato bene dal fare chiarezza. Non a caso questo disastro si inserisce nel delicato contesto dell’Artico, sempre più minacciato da nuclearizzazione e sfruttamento minerario. 

Guardando l’estate che ci siamo lasciati alle spalle, sembra proprio che nonostante gli sforzi di Greta e della comunità ambientalista, le cose non stiano andando nel verso giusto. Anzi, la situazione sembra peggiorare sempre più. 

E allora, che cosa stiamo aspettando?! La comunità internazionale, i politici e gli uomini più potenti del mondo, gli unici che davvero possono cambiare le cose tramite delle serie direttive in ambito ambientale, che cosa stanno facendo? Siamo stufi degli scettici e dei Trump di turno, ma anche di quelli che tirano fuori solo belle parole e promesse che non verranno mai mantenute. Vogliamo azione e provvedimenti. Vogliamo un cambio radicale. 

Greta Thunberg l’ha sbattuta in faccia ai leader mondiali questa necessità, durante il Climate Action Summit Onu del 23 settembre:

«Le persone stanno soffrendo. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi sono al collasso. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto quello di cui parlate sono i soldi e le favole dell’eterna crescita economica. Come osate! […] Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di deluderci, vi dico che non vi perdoneremo mai».

Greta Thunberg

Il discorso di Greta si è concluso con una frase che esprime al meglio la sua forza proprio così come è stata pronunciata, in inglese e con la voce rotta da rabbia e commozione: «Change is coming, whether you like it or not». 

È proprio vero, che lo vogliano o meno, il mondo ha già iniziato a cambiare. La Climate Action Week (20- 27 settembre) è stata costellata da migliaia di manifestazioni ed eventi in tutto il pianeta, da New York ad Ho Chi Min. I politici e le grandi aziende devono affrettarsi a mantenere il passo e dare finalmente una svolta ecologica al sistema. E se non lo faranno subito, continueremo a chiederlo a gran voce. Non ci fermeremo. 

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