Il business della plastica riciclata | Il Bullone

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Scopriamo due aziende che, con dei materiali di scarto, hanno creato un business senza precedenti

Di Emanuela Niada

Due esempi virtuosi di riciclo e di economia sostenibile – dalla trasmissione «Petrolio».

Sono state presentate due aziende create da giovani italiani che riutilizzano materiali di scarto per creare prodotti innovativi ed ecologicamente sostenibili.

«Aquafil», dal 1965 è uno dei principali attori in Italia e nel mondo nella produzione di fibre sintetiche, recuperate rigenerando il nylon molto resistente e di altissima qualità delle reti da pesca abbandonate in mare, oltre a moquette e tappeti destinati alle discariche. Con questo Nylon (Poliammide 6) si ottiene ECONYL, con cui si creano tessuti per abbigliamento, intimo e sportswear (Adidas, Speedo, Stella Mc. Cartney). L’azienda, diventata un campione mondiale di riciclo, rivolge grande attenzione alla sostenibilità, all’uso di energie rinnovabili con un basso impatto ambientale e al riciclo delle materie prime, producendo un filo per l’abbigliamento e uno per la pavimentazione.

Il Presidente e Amministratore delegato Giulio Bonazzi, 55 anni, ha avuto il coraggio 12 anni fa, di mettere a rischio una prospera azienda di famiglia, confrontandosi con ostacoli e diffidenze di finanziatori e collaboratori che non credevano nel suo progetto. Dice: «Oggi rischia di più l’imprenditore che non cambia rispetto a chi affronta i rischi per innovare. Con Econyl, Aquafil guadagna di più, con un margine superiore del 20% e costi in continua diminuzione. Si basa su un riciclo chimico, la depolimerizzazione che permette di fare una nuova fibra del tutto identica all’originale. Però l’approvvigionamento del materiale di scarto non ha ancora raggiunto costi sostenibili. Per far crescere questa attività a livello globale e ottenere significativi miglioramenti per l’ambiente, occorrono interventi mirati e concordati dai governi. Il nylon è riciclabile al 100%, mentre non tutte le plastiche lo sono, soprattutto se mescolate a poliestere o polipropilene, quindi le spese per fare la selezione sono molto forti. La direttiva europea sulle plastiche impone piatti, posate e cannucce riciclabili al 50%. Chi non si è mosso per tempo, oggi è in difficoltà. Sul riciclo della plastica si può fare molto di più. L’Italia è un Paese virtuoso per la raccolta differenziata, ma solo una piccola parte della plastica viene riutilizzata. Il resto va nei termovalorizzatori o in discarica. In Norvegia le bottiglie di Pet vengono riciclate al 97%, grazie al deposito remunerato e a una tassa che penalizza le bottiglie colorate, più difficili da riciclare. Succede lo stesso anche in Germania e in Indonesia».

Oltre che in provincia di Trento, la società ha 17 stabilimenti con 2800 collaboratori in tre continenti con sedi negli Usa, in Uk, Germania, Slovenia, Croazia, Cina, Tailandia, con la volontà di fortificare il potenziale dei Paesi emergenti. Nel 2017 Aquafil è stata quotata in Borsa e ha realizzato un fatturato di 528 milioni di euro. Nel 2018 è entrata a far parte del progetto «Effective» negli Stati Uniti, per il riciclo dei tappeti. Il Presidente Bonazzi dichiara: «Le Istituzioni italiane ed europee devono creare le condizioni economiche che spingano le aziende ad abbracciare l’economia circolare, progettando e producendo beni che possono essere riparati e riutilizzati. Basta vedere per l’energia solare. Grazie a politiche diffuse di incentivi, ora si è raggiunta la parità di efficienza economica fra la produzione di energia da combustibile fossile e il fotovoltaico. Quindi è importante incentivare il riciclo delle plastiche più adatte. Pensiamo alla contabilità per il Pianeta: se tutte le reti da pesca abbandonate nei mari venissero riciclate, quanto grandi e diffusi sarebbero i vantaggi?».

Giovanni Maria Delisi, di 28 anni, lavorava in Sicilia come manutentore e installatore di binari dei treni e ha avuto l’idea di ricoprire le traversine di calcestruzzo con plastica e gomma riciclata, proveniente da vecchi pneumatici. Nel 2012 ha creato la società «Greenrail», che era stata incubata all’interno di «Polihub», il Politecnico di Milano con un finanziamento iniziale di 3,5 milioni di euro a fondo perduto. Con questo rivestimento le sue traversine possono durare 10 anni di più rispetto alle attuali in calcestruzzo, riducendone inoltre la polverizzazione nell’ambiente, assorbendo le vibrazioni e attutendo il rumore e soprattutto diminuendo del 50% i costi di manutenzione, per via di una minore usura, dal momento che sopportano meglio condizioni climatiche difficili. Per produrre 1 chilometro di traversine si utilizzano 35 tonnellate di plastica e gomma riciclata. Dopo anni di ricerca, sperimentazioni e certificazioni in cui l’azienda non fatturava, ha di recente ricevuto un’importante commessa da 26 milioni di euro dagli Stati Uniti, che aumenteranno a 75 milioni di euro con le relative royalties. Ma questa è una stima prudenziale e si riferisce alla manutenzione della rete esistente. I compratori hanno già trattative aperte per 1800 miglia di reti. L’America è un mercato potenziale vastissimo, che può arrivare a 100 milioni di traverse all’anno. Delisi ha già proposte in corso con Cina, Arabia Saudita e Francia. E contatti in India, Australia, Brasile, Russia, Uganda e Kazahstan. In Emilia Romagna per ora è stato costruito un tratto tra Reggio Emilia e Sassuolo.

I progetti futuri prevedono una nuova versione di traversina «Solar», che trasforma la linea in impianto fotovoltaico con un pannello per ogni traversa. L’energia pulita servirà innanzitutto a far funzionare i dispositivi di rete, alimentare le stazioni, gli scambi e i semafori. E «Linkbox» sarà una centralina che raccoglie i dati sui binari con un sistema molto preciso per cogliere i difetti e aumentare la sicurezza.

È incredibile come idee innovative, tenacia, rischi, duro lavoro, grande capacità di visione siano comprese in Paesi lontani, ma non vengano premiate, accolte e sostenute dai governi europei, perché finalmente fiorisca un’economia circolare a vantaggio di tutti, ma soprattutto dell’ambiente in cui viviamo. 

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