Essere liberi di scegliere è un diritto inviolabile – Intervista a Filomena Gallo | Il Bullone

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Di Annagiulia Dallera

Essere liberi di scegliere dall’inizio alla fine della propria vita. Aborto, aiuto al suicidio, assistenza al malato, diritti fondamentali, tematiche importanti di cui abbiamo parlato con l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, sempre in prima linea perché la libertà di scegliere non sia un’utopia ma un diritto garantito a tutti.

Lei è stata l’avvocato di Marco Cappato, imputato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito. Quale impatto si aspetta dalla sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2019?

«È una sentenza storica, anche perché è la prima volta che la Corte Costituzionale interviene sulle scelte di fine vita, dichiarando che una persona con una malattia irreversibile, sofferente, a seguito di un accertamento della condizione di salute e della sua volontà, potrà chiedere un farmaco letale. In questo processo saranno coinvolte le nostre strutture sanitarie pubbliche, quindi non sarà più necessario recarsi in Svizzera. Inoltre, la persona che aiuterà il malato non rischierà da 5 a 12 anni di carcere. Il reato d’istigazione e aiuto al suicidio rimane nel nostro ordinamento, ma non è previsto nelle condizioni indicate dalla Corte». 

La società è preparata a queste situazioni?

«La società è più avanti della politica. Nel 2013 abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare e le firme raccolte ad oggi sono più di 250mila. I sondaggi evidenziano che il 90% degli italiani è a favore di leggi per la legalizzazione dell’eutanasia». 

Quante persone si rivolgono a voi per richiedere assistenza in materia di fine vita? 

«Dal 2015, circa 700 persone».

Parliamo d’aborto: cosa ne pensa della legge 194 che lo regola?

«Ritengo che sia una buona legge che ha fatto scomparire la piaga degli aborti clandestini, manca però la volontà politica nell’attuarla correttamente. In una situazione dove la maggioranza è rappresentata da medici obiettori, c’è il pericolo che le donne possano incorrere in danni irreparabili o addirittura rischiare la vita».

E riguardo alla scelta tra aborto chirurgico e farmacologico?

«L’uso del farmaco RU486 è poco applicato, ma legale. Inoltre prevede un ricovero di 3 giorni, mentre nel resto d’Europa è somministrato in day hospital». 

Gli aborti stanno aumentando o diminuendo rispetto a 20/30 anni fa?

«L’ultima relazione al Parlamento dice che stanno diminuendo (nel 2017: 80.733, rispetto al 1982 con 234.801 casi). L’Italia è stata condannata dal Consiglio d’Europa perché le condizioni in cui i medici abortisti lavorano sono le peggiori. Una donna che deve abortire fa un percorso a ostacoli per trovare il medico di turno non obiettore di coscienza».

Come si pone l’Associazione verso i medici obiettori?

«Pensiamo che l’obiezione di coscienza debba essere disciplinata. Bisognerebbe prevedere una norma che indichi un servizio alternativo per questi medici».

L’Associazione Luca Coscioni sta portando avanti con i Radicali Italiani la campagna «Aborto al sicuro». Di che cosa si tratta? 

«La campagna prevede, da parte delle regioni, impegni precisi affinché, se una donna deve abortire, lo faccia in modo sicuro, con l’applicazione precisa della 194, e senza che si verifichino vuoti di servizio».

C’è molta confusione sull’uso delle pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Che tipo di informazione adottate?

«Sul nostro sito, oltre alle pagine dedicate, abbiamo inserito una Citbot, con intelligenza artificiale, dove diamo informazioni immediate. Sull’argomento pillola del giorno dopo, molti ancora non sanno che non c’è bisogno della prescrizione medica e che non è legale fare obiezione di coscienza, perché non è un metodo abortivo ma un contraccettivo di emergenza». 

Che cosa vuol dire per Lei la parola libertà?

«Viviamo in un Paese dove possiamo esercitare i nostri diritti e ci rendiamo conto di quanto ciò sia prezioso solo quando ne veniamo privati da leggi».

L’uomo, la donna, il malato, la medicina, l’etica, la giustizia, componenti che si intrecciano nei casi di aborto e di fine vita: come si può gestire un complesso così esteso di situazioni e interessi?

«In un Paese democratico questi concetti devono essere tutti sullo stesso piano. Sono di importanza vitale per la tenuta dello stato di diritto e della democrazia. Un Paese laico deve garantire che non prevalga una concezione sulle altre, ma che vengano garantite tutte le libertà individuali».

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