Direttore del reparto malattie infettive del Policlinico, Andrea Gori, risponde alle domande sul Covid-19 | Il Bullone

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Di Giulia Porrino

In queste settimane di emergenza Covid-19, ci sono persone che si trovano ogni giorno faccia a faccia a combattere con il virus. Tra questi, Andrea Gori, 56 anni, direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico di Milano, docente all’Università Statale, nonché presidente di ANLAIDS, che ci ha gentilmente dedicato del tempo per rispondere alle nostre domande.  

Come mai in Italia il virus ha un tasso di mortalità dell’8,2%, quando in Cina il dato era molto inferiore?

«Innanzitutto, non mi fiderei molto dei dati cinesi. Penso si possa fare un parallelo rispetto ai dati degli altri Paesi della Comunità Europea, in cui il servizio di sorveglianza è simile al nostro. La mortalità in Italia riguarda persone sopra i 70 anni. Ciò significa che curiamo molto bene i nostri anziani che hanno una prospettiva di vita maggiore rispetto a quella cinese». 

Una nota di merito per il nostro Sistema Sanitario dunque…

«Siamo il secondo Paese al mondo per aspettativa di vita e in questo momento ne stiamo pagando lo scotto. Siamo uno dei pochi Paesi che garantisce a tutte le persone cure gratuite. Se guardiamo ad esempio alla Gran Bretagna, si è parlato di immunità di gregge, mettendo in secondo piano la possibile morte di migliaia di anziani. Gli italiani – fortunatamente – ragionano in modo diverso. Se in Italia si stratifica la mortalità del virus in relazione all’età, vediamo che i morti giovani sono meno che negli altri Paesi. Penso che gli italiani debbano riflettere su questa cosa, i tagli alla sanità negli ultimi dieci anni hanno indebolito fortemente la capacità di risposta del nostro sistema». 

Ritiene che ci siano stati dei ritardi nei ricoveri di alcuni pazienti positivi?

«Tutte le persone che lo necessitavano sono state ospedalizzate. Abbiamo convertito interi reparti. Non siamo ancora nella situazione di dover scegliere chi salvare e chi lasciar morire. Sicuramente non ci accaniamo con i pazienti che non avrebbero vantaggio dall’essere intubati, ma è una cosa che abbiamo sempre fatto». 

Agli inizi il virus è stato sottostimato, quanto questo può aver contribuito alla sua diffusione?

«Penso che la Regione Lombardia si sia mossa molto bene. Quando bisogna confrontarsi con qualcosa di sconosciuto, è normale commettere degli errori. Comunque sono state prese decisioni in modo più determinato e rapido che in altri Stati. Su tutti i giornali scientifici internazionali si parla di “metodo italiano” come unica soluzione per interrompere la catena di trasmissione del virus». 

Ritiene sia necessario ripensare alla nostra concezione di salute, finita l’emergenza?

«Entriamo in una fase di vita del pianeta che è diversa da quella che è stata fino ad ora. Al Policlinico abbiamo creato un centro di Global Health, da cui a breve partirà il primo master. Ho fondato questo centro perché ritengo non si possa fare a meno di intendere la salute in modo diverso da come l’abbiamo pensata fino ad oggi. A causa della sempre maggiore frequenza con cui ci si sposta, anche i virus e i batteri sono facilitati nel movimento». 

Quanto l’inquinamento ha influenzato la diffusione del virus? È possibile una sua riduzione con l’aumentare delle temperature?

«La variazione climatica incide sulla possibilità di nuove malattie. L’anno scorso in Grecia ci sono stati dei focolai di malaria, dunque probabilmente sarà una malattia a cui dovremo fare fronte. Per quanto riguarda il Covid-19, per ora sappiamo solo che il virus sta progredendo anche in latitudini con temperature più calde». 

Una volta terminata l’emergenza, sarà necessario ripensare ad alcuni valori individuali e collettivi? 

«Sono ottimista, nel momento in cui siamo messi alla prova dalla vita e affrontiamo situazioni che resettano i nostri valori, si diventa persone migliori. Quando questa crisi sarà finita spero che la nostra società ne esca più forte, matura e solidale». 

I CONSIGLI DELL’ESPERTO:

– Per la popolazione generale c’è poca differenza inizialmente tra una normale influenza e il Covid-19. Il Covid ha una aggressività maggiore, caratterizzata da febbre più alta, artromialgie più forti e un grado di prostrazione più grave. Si localizza a livello polmonare.

– I tamponi fatti alle persone asintomatiche, anche se sono contatti certi di persone affette da Covid, nel 99% dei casi risultano negativi. Sconsiglio tutti dal voler fare dei tamponi in assenza di sintomi. 

– Le persone asintomatiche possono essere contagiose anche se in misura minore. È fondamentale per tutti stare a casa.

– Ci sono stati pochissimi casi di recidive, è difficile pensare a delle ricadute. Nel momento in cui si sviluppa, il sistema immunitario garantisce una risposta protettiva.

– Attualmente non esiste cura per proteggersi dal virus, è fondamentale uno stile di vita corretto: mangiare bene, poco alcool e possibilmente niente fumo. 

– Il vaccino antinfluenzale non protegge dall’infezione da Covid-19. I due virus sono diversi.

– Le persone immunodepresse o che hanno patologie croniche, sono generalmente più attente e abituate a proteggersi. È fondamentale continuare ad assumere comportamenti di cautela che aiutino a difendersi in maniera corretta.  

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