COVID-19, terremoti e incendi – Intervista al capo della Protezione Civile Borrelli | Il Bullone

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Di Eleonora Prinelli

Angelo Borrelli lavora da vent’anni al Dipartimento della Protezione Civile, dove ha ricoperto vari incarichi e di cui è a capo dal 2017. Il 1° di febbraio è stato nominato dal governo Commissario straordinario per l’emergenza del nuovo coronavirus COVID-19, in concomitanza con il decreto dello stato di emergenza, da parte del Consiglio dei Ministri.

A partire da venerdì 21 febbraio, data in cui è giunta la notizia dei primi contagiati da coronavirus nel nord Italia, non vi è stato giorno in cui non l’abbiamo sentito parlare al Tg, o in cui non abbiamo letto una sua dichiarazione sui giornali. Lo scoppio dell’epidemia da coronavirus ha inaspettatamente investito le nostre vite, costringendoci ad uscire di meno e a ridurre la nostra socialità, per limitare il contagio.

Ad oggi, appena prima della stampa del Bullone n. 42, si contano 1694 contagiati da Coronavirus in Italia, 83 guariti e 35 deceduti, questi ultimi tutti tendenzialmente anziani e con malattie pregresse che ne hanno complicato il quadro di salute. Non si sa ancora se tutte le vittime siano decedute in conseguenza al virus o meno, sarà l’Istituto Superiore di Sanità a verificare i singoli casi e a certificare il numero dei decessi. La Lombardia si trova al primo posto per numero di contagi, seguita da Veneto ed Emilia Romagna. La Protezione Civile fa notare che la metà delle persone infette è asintomatica o presenta sintomi talmente lievi da non avere bisogno dell’ospedalizzazione e che quindi si trova in quarantena domiciliare fiduciaria. Questi sono i dati su cui Angelo Borrelli continua ormai ad aggiornarci giorno per giorno.

L’intervista che state per leggere è stata fatta esattamente due giorni prima che scoppiasse l’epidemia in Italia, motivo per cui con il capo della Protezione Civile abbiamo parlato di coronavirus, ma non solo. Abbiamo riflettuto anche sul valore e la storia del volontariato, così come sul tema dell’Italia che funziona nonostante tutto. La giovane ricercatrice dello Spallanzani che ha isolato il coronavirus, la Protezione Civile e l’Unità di Crisi della Farnesina sono infatti gli esempi di un’Italia che ha dato prova di agire rapidamente in caso di emergenza.

Angelo Borrelli Capo della Protezione Civile

Dottor Borrelli, parliamo del coronavirus, innanzitutto: è chiara la sua natura? E pensa che in Italia ci dovremo preparare ad affrontare sempre più casi di influenza di questo tipo?

«Non si è ben capito se il coronavirus arrivi dagli animali o meno. Il focolaio è nato in Cina ma si è diffuso per il mondo rapidamente. Mi auguro che venga fronteggiato efficacemente a livello globale, così come avvenne con la Sars e come noi stessi stiamo cercando di fare; che si possano trovare presto le cure e che non si ripetano simili agenti virali in futuro. Tuttavia questo non lo sappiamo e non possiamo immaginarlo».

Cosa risponde a chi sostiene che in principio si siano applicate delle misure di precauzione eccessive, come la chiusura dei voli diretti dalla Cina? C’è chi ha attaccato tali provvedimenti, lamentandosi dei danni recati all’economia.

«Rispondo che è sempre meglio essere prudenti e usare tutte le precauzioni. Basta vedere quello che è successo in Cina: se si fosse intervenuti prima forse si sarebbe potuta evitare questa situazione. L’economia indubbiamente ne patisce, ma l’unico modo per limitare il contagio è prendere tutte le precauzioni necessarie».

In questi mesi abbiamo osservato la vostra grande mobilitazione nell’affrontare questa situazione di emergenza. Perché funziona la Protezione Civile?

«La Protezione Civile odierna porta avanti l’organizzazione che il Commissario del Governo, Giuseppe Zamberletti, mise in piedi dopo il terremoto del 1980 in Irpinia. D’allora abbiamo vissuto così tante sciagure nel nostro Paese che, o ci si organizzava, o si restava sotto le macerie. All’epoca del terremoto in Irpinia, a distanza di giorni non si sapeva ancora quale fosse l’epicentro. Esistono immagini emblematiche del presidente Pertini che arrivò nelle aree terremotate e disse di aver incontrato militari che si erano tolti il rancio pur di dare da mangiare ai nostri connazionali terremotati. Si tratta di un modello istituito tanti anni fa, ma estremamente attuale perché collabora con una molteplicità di attori sul territorio: le istituzioni, la comunità scientifica e i cittadini che, siano essi volontari o meno, devono sempre adottare comportamenti consapevoli. Il risultato è quello che vedete ed è sotto gli occhi di tutti. Ogni tanto c’è qualcuno che prova a giocare la partita per conto suo, pertanto il compito del Capo Dipartimento o di chi coordina i tavoli dell’emergenza, è quello di richiamare tutti all’ordine e al gioco di squadra. La Protezione Civile funziona perché c’è il gioco di squadra».

Come reclutate i volontari sul territorio e quanto è importante il loro lavoro in casi come questo o di calamità naturale?

«La tradizione del volontariato nel nostro Paese è molto antica. Il primo esempio, inteso come mobilitazione spontanea, fu rappresentato dai cosìddetti “angeli del fango” dopo l’alluvione di Firenze nel 1966. Da allora seguirono tante altre manifestazioni di questo genere, così che Zamberletti ebbe l’idea di valorizzare la disponibilità e la generosità degli italiani e costituire la Protezione Civile, che oggi conta più di 130mila volontari attivi. Essi sono organizzati in associazioni e sono altamente specializzati, perché nel corso del tempo abbiamo investito molto nella loro formazione. Dal punto di vista medico vengono visitati spesso e godono di buona salute, poiché quest’ultima è fondamentale per la loro sicurezza e per evitare il rischio per la propria vita. Vi è infatti una normativa ad hoc che riguarda le visite mediche e le condizioni di salute dei nostri volontari. Si può fare il volontario in tanti modi: chi facendo il lavoro pesante, chi quello più leggero e chi quello organizzativo. Questo è il bello del mondo del volontariato».

Ci conferma che vi è stato di recente un terremoto a largo di Olbia?

«Sì, ma si tratta di scosse che si verificano spesso nel nostro Paese. Vengo svegliato tutte le notti da episodi come questo: si tratta di un 3.5 di magnitudo. Ne accadono a centinaia se non a migliaia, pertanto non ci sono particolari criticità: servono solo a svegliare me! Il nostro è un Paese sismico: si verificano tanti terremoti… L’importante è costruire bene e adottare comportamenti prudenti e consapevoli».

La prossima sarà un’estate tranquilla secondo lei?

«Abbiamo sempre l’incognita degli incendi boschivi durante le estati secche e senza pioggia, per i quali ci preoccupiamo ogni anno. Speriamo che durante la prossima estate non si verifichino incendi in numero consistente. Ad ogni modo, nel 90% dei casi i fuochi dipendono dal comportamento umano, doloso o colposo che sia, motivo per cui raccomandiamo sempre di fare prudenza con l’utilizzo del fuoco».

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