Cosa direbbe Darwin oggi? | Il Bullone

by

Illustrazione in evidenza di Max Ramezzana

Di Alessandra Vismara

“L’uomo discende dalla scimmia”. Quanti fraintendimenti ha generato questa frase! Eppure colui a cui è attribuita non l’ha mai pensata. Ricordo ancora quando tra i banchi di scuola la maestra cercava di spiegare il percorso evolutivo. La questione, però, non si concludeva qui. Veniva ripetuto tutto ciò alle medie e poi alle superiori, arricchendo il racconto con più particolari. Ricordo che a me non sembrava poi una teoria così strana, pareva conciliarsi così bene con la vaga percezione che avevo della Natura. Eppure quanto scalpore deve avere scatenato quando venne pubblicata «l’Origine delle specie»! L’uomo considerato da sempre la forma più perfetta nel mondo, creato nella sua completezza, risulta essere solo l’ultima tappa di un percorso molto più ampio, iniziato ancor prima che di essere umano si potesse parlare. Ecco, è come se domani uno scienziato affermasse che non siamo gli unici nell’universo. Magari alcuni non sarebbero poi così sorpresi, ma quanto fermento scatenerebbe un’affermazione di tale entità? 

È così che procede il cammino della scienza: non solo attraverso scoperte che mattoncino dopo mattoncino costruiscono un edificio monumentale, ma anche tramite un percorso costellato da lampi di genio e idee clamorose che segnano un’epoca. In questo scenario si colloca il lavoro di Charles Darwin. 

Illustrazione di Max Ramezzana

Era il 24 novembre 1859 quando il celebre scienziato inglese pubblicò la sua opera più famosa sull’evoluzione delle specie. Fin da subito è stato una sorta di best-seller: dopo il primo giorno le copie già vennero esaurite. Come i grandi classici di tutti i tempi però, rimane attuale, letto da generazione dopo generazione, e sempre con qualcosa da insegnare. Molto più di una mera teoria astratta, la vediamo all’opera tutti i giorni con alcuni dei concetti cardine.

La lotta per la sopravvivenza non riguarda solo i documentari in TV e non si limita a descrivere lo scontro per la supremazia fra due leoni. È sempre più rappresentativa della società contemporanea, perché descrive così puntualmente il mondo animale (di cui l’uomo, anche se a volte si dimentica, fa parte) nelle sue complesse interazioni sociali. Spiega l’istinto per cui fra due individui si instaura una gara dove c’è spazio solo per il più forte, secondo la spietata legge della sopravvivenza. Come nel mondo naturale, così nella sfera antropologica: è la traslazione del rapporto vincitore-vinto, dove chi ha successo predomina sugli altri che soccombono. È ciò in cui possiamo imbatterci nel mondo tutti i giorni, ad esempio nell’ambizione sempre più irrefrenabile per raggiungere la fama o il successo, quando si instaura una competizione che prevede un unico trionfatore a discapito degli altri. Questa prospettiva sembra suggerire che l’uomo sia succube del proprio istinto, senza possibilità di riscatto, in un vortice di avidità ed egoismo. Eppure Darwin lascia intendere molto altro…

Non basta dire che è il più forte a vincere. La teoria dell’evoluzione si spinge fino a un concetto ancor più affascinante per le sue sfaccettature: a sopravvivere è l’individuo che si adatta meglio al cambiamento. A ben 160 anni di distanza, la scienza ha ancora da insegnarci che non esiste la perfezione assoluta, ma solo caratteristiche che sono più congeniali al proprio habitat. Non ha senso ragionare sul concetto di giusto o sbagliato, migliore o peggiore, perché ciò che prima poteva sembrare uno svantaggio, può trasformarsi poi in una risorsa. Ciò che fa la differenza è proprio la capacità di affrontare le difficoltà senza lasciarsi spezzare, riuscendo ad andare oltre. In una parola? Resilienza. È quello che tutti i giorni fanno i B.Livers, dimostrando come si possono superare i propri limiti, giorno per giorno, perché oltre lo scoglio c’è sempre qualcosa di meraviglioso per cui vale la pena di provare ad avventurarsi in acque sconosciute. Ecco che gli ostacoli diventano solo mentali e si trovano nuove soluzioni che permettono di essere ancora più forti di prima. Si reinventa e si riscopre se stessi. Per raggiungere un obiettivo comune si uniscono le proprie capacità, offrendo ciascuno quello di cui dispone, un po’ come succede agli animali che si riuniscono in branco per essere più forti, perché è così che nella fatica non ci si sente più soli.

Illustrazione di Max Ramezzana

In tutte queste sfumature si rivela, nella sua bellezza, il ruolo silenzioso e defilato che la Natura svolge. Modella le sue creature senza sosta e di fatto è la vera protagonista che, con un lavoro incessante e di continua innovazione, rende possibile l’evoluzione di tutte le forme di vita. È un artigiano paziente, abile, anche se talvolta può commettere degli errori. Chi sa cosa succederebbe se l’uomo si sostituisse ad essa…

Potrebbe sembrare che nel quadro finora delineato l’essere umano sia solo un burattino nelle mani di una forza superiore a cui si abbandona passivamente. Invece l’attività umana ha un forte impatto sulla vita di tutti gli esseri viventi e lo dimostra il disastro ambientale che ha destato scalpore negli ultimi anni. L’uomo con il suo intervento irresponsabile, altera l’equilibrio della biosfera, incidendo sull’ambiente e di conseguenza sugli esseri viventi che ci abitano. Così l’evoluzione e l’estinzione, facce della stessa medaglia, di per sé fenomeni prettamente naturali, ne risentono in modo irreparabile. Si innesca un meccanismo deleterio in cui non è possibile riportare indietro le lancette dell’orologio: siamo giunti a un punto di non ritorno.

Oggi, nell’anniversario della sua opera, a ben vedere Darwin non sarebbe così fiero di noi… Com’è possibile non rendersi conto che con il nostro comportamento corriamo il rischio di sabotare la nostra specie? Verso che direzione stiamo andando? Con un mondo in cui il diverso è percepito come una minaccia, lo scienziato britannico non potrebbe di certo trovarsi d’accordo. Sempre più ossessiva diviene la tendenza all’uniformità, in una società che spinge per l’omologazione sul piano socio-culturale e persino fisico. Tuttavia la Natura insegna altro: per l’evoluzione la biodiversità è una condizione necessaria, è il cambiamento che permette il persistere della specie. Inoltre è motore di rinnovamento, affinché si progredisca e le capacità adattive si affinino sempre più. Ecco che lo scontro fra le diversità può divenire occasione di incontro; un evento che pare essere una minaccia si rivela proficuo. La vita prosegue e si rinnova. Tutto ciò accade quando ci confrontiamo con ciò che sentiamo estraneo, proprio perché sono le differenze che permettono di qualificare e scoprire se stessi. 

È una lezione che forse non ci insegnano a scuola, ma che è scritta nel grande libro della vita, decifrato in parte per noi da Darwin: essere diversi non è solo bello, ma anche utile.

You may also like

Leave a Comment

Your email address will not be published.