CONVERSAZIONI CON GLI IMPRENDITORI – Fabrizio Bernasconi co-founder di RBA Design | Il Bullone

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Di Ada Andrea Baldovin

Questo mese per la rubrica Conversazioni con gli imprenditori, abbiamo avuto modo di intervistare Fabrizio Bernasconi, co-founder e amministratore delegato di RBA Design, agenzia meneghina di brand design.

Al tavolo insieme a lui Bill Niada, imprenditore sociale, Sandra Riva, ragazza del Bullone. Modera Ella D’Onghia.

FABRIZIOFaccio comunicazione da 25 anni. Ho iniziato in una soffitta con una professionista di Parigi e due miei cari amici, uno dei quali risalente agli anni del liceo. Avevamo già in progetto di occuparci di brand design, ovvero capire i valori di un marchio e tradurli in identità attraverso segni, parole ed immagini. Da allora abbiamo sempre avuto una crescita organica.

Come tutte le agenzie viviamo un certo turnover del personale, però molti dei nostri collaboratori sono con noi da tanti anni. Da noi la persona è sempre al centro, avere un ambiente il più possibile «familiare» in azienda è fondamentale.

BILLIo ho iniziato a fare l’imprenditore a 23 anni e ho continuato fino a che mia figlia è venuta a mancare. In quel momento il mio lavoro ha iniziato a starmi stretto e ho capito che la mia vita «normale» non era affatto normale. Quindi ho fondato Magica Cleme, una fondazione che ha come scopo quello di portare i bambini malati di cancro e le loro famiglie a divertirsi; mentre, per quanto riguarda l’azienda, l’ho trasformata in un’impresa sociale, che negli anni è diventata B.LIVE. Un progetto, un marchio, che nasce con lo scopo di ridare senso e valore alle vite dei ragazzi (quindi non più bambini come con la Magica Cleme) dopo la malattia. Col tempo, ad entrare nella fondazione, non sono stati solo ragazzi oncologici ma anche quelli con malattie rare, disturbi dell’alimentazione e nati sieropositivi.

ELLADi cosa si occupa un imprenditore sociale?

BILLL’imprenditore di professione crea lavoro e dà lavoro agli altri. Crea cose nuove. Dopo l’esperienza con mia figlia volevo creare qualcosa che facesse del bene e guardasse più alle esigenze dell’essere umano anziché al denaro.

ELLAIn che direzione sta andato la sensibilità della comunicazione oggi?

FABRIZIOIl tema della responsabilità sociale oggi è importantissimo. Il mondo è cambiato profondamente, sono cambiate le persone. Le vere rivoluzioni, d’altronde, partono sempre dal basso. La gente oggi pone molta più attenzione al prodotto. Non interessa più solo la qualità, ma da che tipo di azienda proviene quel bene. Si guarda molto di più a quello che c’è dietro, alla storia del prodotto. La comunicazione oggi ha lo scopo di raccontare proprio questo.h

ELLACome si fa a diventare una buona azienda?

FABRIZIOÈ un tema molto strategico in realtà. D’altronde un BRAND è una DIFFERENZA. Chi si è e cosa si fa per cambiare le cose sarà decisivo. Il nostro lavoro è comunicarlo. Non si tratta solo di fare campagne pubblicitarie ma di fare entrare questi valori in tutte le aziende per un cambio di mentalità.

ELLASandra, tu che lavori nella comunicazione, cosa vorresti chiedere?

SANDRASo che tu insegni, Fabrizio. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa strada?

FABRIZIOPer me insegnare è una grande soddisfazione e anche un modo per tenermi sempre aggiornato e approfondire il mio lavoro. In un mondo così accelerato, veloce, come il nostro, è impossibile pretendere di insegnare sempre le stesse cose. In questo senso mi sento «obbligato» a tenermi aggiornato su tutto. Inoltre, alcuni miei studenti hanno iniziato a lavorare con me in agenzia. In aula insegno semplicemente il mio lavoro. Sono molto pratico.

SANDRAA cosa serve il design?

FABRIZIOL’uomo crea da sempre segni per farsi riconoscere, sin dai tempi della pietra. Spesso durante la prima lezione mostro l’immagine di una persona nella sua cucina che si prepara la prima colazione. Quanti marchi ci possono essere in un solo ambiente familiare senza che ce ne si renda conto?

ELLAQuali valori trasmetti nel tuo lavoro?

FABRIZIO: Osservazione e ascolto sono molto importanti, soprattutto per una generazione abituata a correre sempre e troppo. La creatività ha bisogno di spazio, d’ispirazione e di tempo. Quindi ascoltare e saper imitare è fondamentale. Imitare non significa copiare, ma anzi trarre ispirazione da cose che ci fanno provare qualcosa. Per quanto riguarda l’osservazione è necessaria per l’analisi. Oggi si parla tanto di Big Data, del fatto che sono tutto, ma alla fine si rischia solo di avere tanti dati e poche informazioni.

ELLABill quali sono i tuoi valori?

BILLCapire quello che è importante. I giovani devono distillare le cose che servono per vivere bene, e non solo i giovani… Il denaro è uno strumento. Se le persone daranno esempi sbagliati i giovani avranno dei valori sbagliati crescendo. Vivere bene, essere sani, avere delle belle relazioni, saper guardare alla bellezza, avere la capacità di rischiare andando al di là della propria zona di comfort, sapersi far carico delle responsabilità. Per ragazzi del Bullone, i B.Livers, faccio del il mio meglio per farli vivere bene, non per assisterli. 

FABRIZIOFaccio lo stesso ragionamento con le regole. Per me sono molto importanti perché creano competenze e danno valore alle cose. Come quando si gioca a pallavolo: se non si avessero delle regole sarebbe uno sport senza senso, invece la palla deve essere di un certo modo, il campo con dei limiti precisi, si devono fare tre passaggi, eccetera. Queste regole danno uno scopo al gioco pertanto non bisogna vederle come un limite, ma anzi come uno strumento.

ELLA: Oggi si parla tanto di un nuovo modello di business etico per un mondo migliore. Qual è il vostro pensiero su questo?

FABRIZIO: È sicuramente il modello di business più efficace. Un’azienda più flessibile, con più collaboratori, più aperta. Credo molto alle cose che accadono «per caso», anche se non accadono mai per caso. Introdurre nelle aziende dei fattori concreti del sociale è fondamentale ed estremamente utile.

ELLA: Cosa ti aspetti da questo tipo di unione?

BILL: Spero che i ragazzi di B.LIVE possano acquisire delle nuove competenze con la consapevolezza che le aziende possono fare davvero la differenza per il mondo. È una necessità, bisogna iniziare a creare degli esempi concreti. 

Il mondo del volontariato fa da sempre la differenza ma non tutte le realtà sono finanziate a dovere. Le aziende in questo possono e devono fare il loro dovere, perché non si tratta di una semplice moda. Ci sono tantissime persone che hanno bisogno delle associazioni e, per vivere tutti bene in questo mondo, bisogna fare in modo che ci siano i mezzi.

FABRIZIO: Ci manca molto questa autenticità del mondo, ma si tratta di qualcosa di imprescindibile.

ELLA: Le aziende sono pronte questo?

FABRIZIO: Credo di sì. Le aziende sono fatte di persone che vivono nel mondo, quindi non ci si può non accorgersi di queste necessità. È un enorme movimento che dovrà diventare la norma. La fondazione col tempo dovrà diventare una figlia per l’azienda.

ELLA: Un ponte virtuoso tra profit e non profit, fare qualcosa per e con qualcuno che possa cambiare il mondo.

FABRIZIO: Credo in un approccio fortemente professionale, quindi bisogna farlo bene e nel modo giusto. La scelta dell’ente non profit dovrà sposarsi con gli ideali dell’azienda per un maggiore ritorno di valori e di un rapporto che duri nel tempo.

Oggigiorno i giovani scelgono sempre di più di dare il loro tempo e la loro professionalità ad aziende che hanno un significato, perché hanno la necessità di lavorare per qualcosa. Non si accontentano più solo di guadagnare.

SANDRA: Bill, Fabrizio, quali sono stati i vostri esempi?

BILL: Sono stato costretto a fare le stesse cose per tanti anni. Dalle cose peggiori che fai capisci cosa davvero ti basterebbe per vivere bene e felicemente. I miei esempi sono stati il destino, le famiglie dei bambini malati che portavo in gita con la Magica Cleme e la relatività.

FABRIZIO: Per me sicuramente mio padre, la sua onestà e il suo spirito di sacrificio. Mi ha insegnato il senso della famiglia e della praticità. Mi ha fatto capire quanto la felicità si trovi nel presente. Anche mia madre e la sua propensione per gli altri. È importante guardare alla nostra storia perché noi siamo la nostra storia.

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