CONVERSAZIONI CON GLI IMPRENDITORI – Alessandro Garrone, vicepresidente di ERG Spa e presidente di Fondazione Garrone | Il Bullone

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Di Elisa Tomassoli

La «Conversazione» questo mese ci porta a Genova, nella sede di ERG Spa. Al tavolo Alessandro Garrone, vicepresidente dell’azienda e presidente della Fondazione Garrone; Bill Niada, imprenditore sociale; Elisa Tomassoli, ragazza del Bullone e studentessa di Economia e Gestione dei Beni Culturali dell’Università Cattolica. Modera Sofia Segre Reinach.

Alessandro : ERG è stata fondata nel 1938 da mio nonno, che riconobbe il bisogno di combustibili sul territorio nazionale e guidò l’azienda per i primi anni. Infatti morì giovane, nel 1963, l’anno in cui nacqui io. Mio padre si ritrovò a soli 27 anni, a gestire una realtà nel pieno della sua crescita. Dopo la sua scomparsa, siamo subentrati i miei fratelli Edoardo e Vittorio, mio cugino Giovanni ed io. Ci siamo occupati per 70 anni di petrolio e da 12 anni abbiamo virato sulle energie rinnovabili. Abbiamo iniziato a vendere le nostre attività nel campo petrolifero, e ad investire di più nelle rinnovabili, a partire dall’energia eolica, poi in quella idroelettrica e in quella solare. Oggi siamo una realtà totalmente rinnovabile, i primi produttori di energia eolica in Italia, e tra i primi dieci in Europa.

Sofia: Questa transizione nasce da una visione o da un interesse?

Alessandro: Mio padre, già intorno agli anni 2000, si rese conto che non riusciva più a comprendere le dinamiche del mercato del petrolio che stava diventando sempre più complicato e rischioso e, a solo 60 anni, decise di affidare l’azienda a noi. Il nostro cambiamento è stato quindi motivato da una paura per il presente, dalla visione per il futuro, un po’ di coraggio e un po’ di fortuna.

Elisa: Mi colpisce molto la capacità di tuo padre di «tirarsi indietro» e affidarsi a voi. Oggi i ragazzi necessitano dell’esempio di chi è venuto prima e di fiducia, per far convivere una visione innovativa con la forza di una base solida.

Alessandro : Sì, abbiamo dovuto lavorare duramente e lui ha continuato a far parte del Consiglio di Amministrazione. All’inizio era un po’ reticente nei confronti della nostra transizione, ma poi ha capito di doverci seguire, lasciandoci fare le nostre scelte e prenderci le nostre responsabilità. Per le aziende familiari successioni e passaggi sono temi difficili, nel nostro caso, mio nonno ha fondato l’azienda, mio padre l’ha fatta crescere e noi, abbiamo avuto la fortuna di avere l’occasione di rifondarla.

Bill: Spesso per un figlio vedere l’operato di un genitore può essere difficile; può sentirsi schiacciato dalla sua grandezza.

Alessandro : Mio padre è stato lungimirante. Siamo orgogliosi della nostra attività e del contributo che offriamo per il miglioramento del mondo. Il settore delle rinnovabili è in evoluzione, ma ciò non deve avvenire in tempi troppo rapidi, il cambiamento richiede investimenti, strutture, obiettivi realistici.

Elisa : Alessandro, sapresti fare un confronto tra la figura dell’imprenditore di ieri e quello di oggi? 

Alessandro : Oggi la complessità è aumentata moltissimo; un tempo si individuava una domanda nel mercato e, con una buona idea, ci si buttava subito. Oggi, qualsiasi cosa risulta complessa, perché è in relazione a un’economia globale, questo richiede una visione il più ampia possibile e il lavoro di una squadra di professionisti. La visione del «self-made man» era largamente diffusa, ma io non ci credo più oggi.  

Sofia : Cos’è il successo?

Alessandro : Per me e la mia azienda sarebbe quello di essere completamente sostenibili a lungo termine. Non siamo una famiglia che considera successo l’apparire. A me piace fare, creare, costruire qualcosa che dia lavoro alle persone, che faccia stare tranquilli i nostri figli, il resto conta poco.

Sofia: Oggi nel mercato pesa molto il tema della fiducia e della reputazione

Alessandro : Oggi si è valutati anche per come si opera, per la relazione con i propri lavoratori, per il rispetto verso il territorio. Noi stiamo lavorando su diversità, formazione e welfare aziendale. Sono temi rilevanti anche per gli investitori

Sofia : Bill, questo tipo di imprenditoria può già essere definita «sociale»?

Bill: Io credo che un’azienda non possa essere solo sociale, ma che abbia un ruolo sociale, deve generare beneficio alla comunità, energie e risorse per far sì che le persone dentro e al di fuori abbiano una vita buona, e possano guardare al futuro. Anch’io credo che il cambiamento non arrivi in un attimo: l’importante è capire quando una cosa non va più bene e diventa necessario cambiarla. 

Elisa : Alessandro, con la Fondazione Garrone ti occupi molto di giovani e formazione. Credo sia molto importante che voi imprenditori possiate tramandare il vostro patrimonio di conoscenza, la capacità di reinventare, insegnare il rispetto per il territorio e creare consapevolezza. 

Alessandro : Come ERG, lavoriamo con le scuole per formare i ragazzi e mostrare l’impatto che le rinnovabili possono avere. Con la Fondazione abbiamo la missione di rilanciare l’Appennino, realtà meravigliosa, che copre il 30% del territorio italiano e che dovrebbe essere tutelato meglio. Abbiamo dei campus residenziali per giovani under 30 con idee imprenditoriali, che affianchiamo nella valutazione e sviluppo. Abbiamo avviato 40 imprese: la mia speranza è che facciano rete, e che ne facciano crescere altrettante, che ci sia una moltiplicazione di giovani che tornano in una terra stupenda per fare un lavoro entusiasmante. 

Sofia : Cos’è la diversità?

Bill: Uomini e donne sono diversi, bisogna valorizzare i punti di forza di ciascuno. Dal connubio di queste due parti verrà fuori qualcosa che sarà effettivamente utile per tutti. Fino a quando ci sarà la prevalenza di una delle due parti, mancherà la completezza.

Elisa : Oggi il discorso uomo-donna è più fluido, penso che in un’impresa la diversità non debba essere intesa con accezione negativa, ma può essere sfruttata in maniera funzionale

Sofia: E la tecnologia?

Alessandro : Noi abbiamo molto a che fare con la tecnologia un po’ su tutti i fronti, per esempio nel campo della sensoristica; in quello delle previsioni meteorologiche, per noi fondamentali.

Sofia: Bill, per te la tecnologia è qualcosa di sconosciuto…

Bill: Io credo nella tecnologia, ma non credo nel tempo che questa assorbe. Ormai le persone pensano di non avere mai tempo, ma molto lo impiegano nel modo sbagliato, e ciò porta solo ad elevare il livello d’ansia e fa apparire tutta la vita più complicata. Io non ho la televisione, non sono sui social, nella mia Fondazione questi canali sono gestiti dai miei collaboratori, giovani, abili, e io così ho la fortuna di poter stare in uno stato di silenzio.

Alessandro : Mi ricordo quando sono stato per 4 giorni in cima a un monte in Lapponia; eravamo in due, ma ognuno si muoveva per conto suo, stavamo fuori tutto il giorno senza telefonino, e alla sera ci ritrovavamo in una capanna per mangiare e dormire. Il primo giorno avevo una paura tremenda, mentre gli altri 3 giorni è stato come stare in Paradiso: penso che a tutti servirebbe disintossicarsi dai mezzi di comunicazione.

Elisa : Io penso che bisogna imparare a trovare un compromesso.

Alessandro: Vero, è necessario un fortissimo autocontrollo.

Sofia : Cosa vi fa venire in mente la parola «gratitudine»? Fa parte del mondo aziendale?

Alessandro : In primis sento gratitudine per mio papà, che ci ha lasciato un’azienda così e ci ha trasmesso un modo, una cultura del lavorare. E poi, e non è retorica, verso i collaboratori, che mettono l’anima nel loro lavoro.

Elisa : Penso alla mia famiglia, ma anche ai medici, e a tutti coloro che mi hanno saputo aiutare nel mio percorso, ai miei insegnanti, ma anche a coloro che hanno saputo dirmi di «no».

Bill : Per me la gratitudine dovrebbe essere il motore di ognuno di noi.

Sofia : Io vi sono grata per questa conversazione, e, per concludere, vi chiedo di guardare questo meraviglioso mare che abbiamo davanti e pensare a un’azione positiva che potremmo implementare nella nostra vita personale e professionale.

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