Come i distributori automatici cambiano il mondo | Il Bullone

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Di Eleonora Prinelli

Vi siete mai chiesti come è nata la prima vending machine al mondo? 

Forse la conoscete più comunemente con il nome di distributore automatico. Un settore in continua evoluzione, che trova spazio in qualsiasi parte del pianeta in uffici, ospedali, aziende e scuole. Sono le famose «macchinette» del caffè, degli snack o dei preservativi fuori dalle farmacie. 

Ebbene, il primo distributore automatico è nato proprio in Italia, più precisamente a Schio, nel giardino di casa Adriani, nel lontano 1967. Antonio Adriani, inventore di questa nuova tecnologia, era arrivato in Italia dall’africa nel 1944. Lui e la sua numerosa famiglia erano profughi, non avevano nulla. Si installarono a Schio, dove Antonio incontrò la sua futura moglie ed ebbe la geniale intuizione di costruire una macchina automatizzata per la distribuzione di prodotti. Trasse ispirazione dai distributori di brioche all’interno dei bar e lo fece assemblando due soli pezzi che funzionavano con un meccanismo magnetico, assolutamente all’avanguardia per l’epoca. Chiaramente non avendo ancora la possibilità di refrigerare le macchine, inizialmente Antonio Adriani si limitava a cambiare l’offerta alimentare a seconda della stagione: «Sostituiva il cartello sopra alla macchina: tavola calda d’estate e tavola fredda d’inverno!», ci racconta con una risata Luca Adriani, figlio di Antonio e attuale CEO di FAS, società produttrice di vending machines.

Luca e Mariangela Adriani (Foto di Davide Papagni)

Il Bullone ha avuto il piacere di intervistarlo e di visitare la sua azienda, scoprendo non solo la sua storia, ma anche l’evoluzione tecnologica che sta vivendo la fabbrica al fine di ridurre l’impatto ambientale. 

Oggi FAS è uno dei principali player sul mercato internazionale, dove i costruttori italiani ricoprono il 60% del settore. E l’Italia rappresenta ben il 23% del mercato europeo, complice la nostra grande passione per il caffè espresso. Tuttavia, il caffè non è più l’unico protagonista delle vending machines. Il mondo dell’automatismo si sta evolvendo con l’utilizzo della tecnologia per migliorare le prestazioni e ridurre gli sprechi. Oltre ad essere sempre più digitalizzate nell’interfaccia, queste macchine sono sempre «connesse» grazie al fast cloud, una piattaforma tecnologica che ne permette l’interconnessione tramite wifi.

Inoltre FAS ha introdotto due soluzioni semplici e funzionali per ridurre l’impatto ambientale generato dalla gestione degli scarti: il compattatore e il trituratore di rifiuti Tritech. Queste due macchine possono essere posizionate a fianco dei classici distributori automatici sostituendo i bidoni della spazzatura. Una volta consumata la bevanda, l’utente può gettare la lattina o il bicchiere di plastica al loro interno, il Tritech farà il resto. Attraverso la riduzione del volume dei rifiuti, pari all’85%, è infatti possibile diminuire significativamente il numero di viaggi presso discariche e centri di riciclo, con la conseguente riduzione delle emissioni di Co2 e dei costi di gestione. Si tratta anche di un sistema che incentiva l’utente al corretto smaltimento dei rifiuti, dato che permette di ricevere sulla propria chiavetta un piccolo accredito legato al corretto smistamento del rifiuto prodotto. 

Nell’ottica di ridurre gli scarti di cibo all’interno delle mense aziendali ed universitarie invece, FAS ha messo a punto una tecnologia per il mondo della ristorazione e dei piatti caldi con il progetto Diningnato in collaborazione con la filiera Food24

un macchinario all’interno di FAS (Foto di Davide Papagni)

Si tratta di un servizio automatizzato che permette agli utenti di ordinare pasti freschi e di qualità (preparati secondo rigidi parametri di produzione) tramite app e ritirarli direttamente dalla vending machine all’ora desiderata. Questo fa sì che la logistica sia ottimizzata, poiché viene prodotto solo il cibo richiesto, eliminando il rischio di eccedenze e sprechi. Questo metodo permette anche di venire incontro alle esigenze sempre più specifiche dell’utenza, specialmente per quanto riguarda intolleranze ed allergie, per le quali il rischio di contaminazione dei cibi è azzerato. Inoltre i materiali con cui vengono confezionati i cibi sono al 100% riciclabili e il sistema può essere accompagnato da una piccola lavastoviglie per lavare le posate di metallo, al fine di eliminare quelle in plastica. 

Questo curioso viaggio nel mondo dell’automatismo ci ha fatto riflettere. Sicuramente c’è ancora molta strada da fare, ma pensiamo che il progresso tecnologico messo al servizio delle cose giuste, possa andare a braccetto con un maggiore rispetto dell’ambiente. È importante continuare a cercare soluzioni, giorno per giorno, partendo anche dalle piccole cose, come un bicchiere di caffè.

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