Brunori Sas a Radio Italia – quando le parole accorciano le distanze | Il Bullone

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Di Stefania Spadoni

Auditorium di Radio Italia, Cologno Monzese, 21 febbraio. Per la prima volta live tutto Cip, il nuovo album di Brunori Sas. Entriamo in questo piccolo tempio della musica italiana dove hanno suonato le più importanti voci del panorama nazionale. Sul palco c’è un mixer enorme, in Europa ce n’è solo un altro uguale ed è a Abbey Road, mette soggezione. Sul palco Dario Brunori con tutta la sua band, che fa il sound check, prova i pezzi che, fra qualche ora, per la prima volta suonerà live davanti a un piccolo gruppo di fortunati uditori tra cui i B.Livers.

Al di là dell’amoreil primo singolo uscito, canta che «andrà tutto bene». A sentirglielo pronunciare sul palco, si sente ancora più forte la disperazione che spinge a crederci veramente. L’empatia si diffonde in sala. Continua a cantare, cita il suo Mio fratello Alessandro: «mi prenderò cura di lui, per curarmi di me» ed è forse il motore che spinge le azioni umane, un atto di onestà verso se stessi, il bisogno di non essere soli, un riconoscimento che nella relazione d’aiuto, spesso è più quello che si riceve che quello che si dona. Ci racconta che Il mondo si divide «fra chi pensa che i falliti debbano essere trattati come tali e chi pensa che rialzarsi bene dopo una caduta, sia il meglio della vita». Rialzarsi, provarci. Ci crediamo assolutamente, «il mondo si divide inutilmente». Capita così, ti travolge in tutta la sua immediatezza, ricordandoti che la vita è in questo preciso momento, non domani, ma adesso, soprattutto perché «il mondo girerà, Anche senza di noi».

Nella foto Brunori Sas, cantautore italiano, e alcuni ragazzi e volontari di B.LIVE, dopo il concerto

E poi arrivano Francesco e Lorenzo in Bello appare il mondo e se ti guardi bene sei proprio tu, sta cantando di te e allora ti viene da cantarlo a squarciagola il ritornello «Non puoi fare l’amore, se continui ad urlare, se non smetti di farti ogni volta del male, per le cose che non puoi cambiare, ma lasciale stare». E lasciamo stare, cantiamone un’altra insieme, perché ormai il coinvolgimento è a livelli altissimi e ti sembra di averli scritti tu quei testi. Si canta dell’amore, Per due che come noi lo fa in maniera concreta, reale, senza addobbi, arriva dritta, secca eppure così dannatamente romantica; chiude con una rima semplice quanto efficace e non solo nella metrica del testo, ma in quella dell’esistenza: «Ti amo, andiamo». Il concerto prosegue fra ritmi da tropici con Fuori dal mondo e si balla, d’altronde chi si è mai sentito a proprio agio nel delirio della vita quotidiana? A un certo punto si siede al pianoforte e sembra di sentire in lontananza Dalla e De Gregori. Quelli che arriveranno sembra un piccolo miracolo musicale, una panacea per le orecchie e l’anima seppur piena di dolore, ma ancora una volta il dolore nelle mani di un’artista si trasforma in poesia. Brunori ci fa anche ascoltare una preghiera laica, Benedetto sei tu è una richiesta: svegliatevi, tornate umani. La canzone che hai scritto tu: ti regalo le mie parole fanne quello che vuoi. 

Io le ho prese le parole di Brunori e ci ho riempito quest’articolo, perché mi ci riconosco e, come canta in un suo vecchio pezzo, a volte le canzoni ti salvano la vita. 

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