Alla mia piccola Sama – Il film denuncia che ci racconta della rinascita di Aleppo | Il Bullone

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Di Cinzia Farina

Waad è una studentessa universitaria quando, nel 2012, sull’onda delle primavere arabe, la gioventù di Aleppo insorge contro la dittatura di Bashar al Assad. Lei è tra le prime a documentare con la sua cinepresa quelle proteste, insieme al gruppo di amici di cui fa parte anche Hamza, giovane medico che in futuro diventerà suo marito e padre della piccola Sama. 

Il 1° gennaio del 2016 nasce Sama, e quel documentare, catturare immagini di tenerezza, di sopravvivenza, e troppo spesso di crudeltà e morte, compongono quella che la stessa Waad ha definito una lettera d’amore alla piccola Sama. Non è solo un reportage contro il regime e i suoi alleati stranieri, russi in prima linea, è una lettera di strazio e di speranza prodotta come simbolo di rinascita. Infatti Waad dice sempre: «Sama tu sei un raggio di speranza nel caos del conflitto». Per far conoscere al mondo silente quello che sta accadendo, nel documentario vengono riprese mamme straziate che urlano davanti alla videocamera per la perdita dei propri figli. Tra Waad, Hamza e i loro amici, aleggia una speranza: che il mondo non resti fermo davanti a un dittatore che preferisce il potere, alla vita del suo popolo. Waad continua a filmare, sottolineando che quell’azione le dà un motivo per essere lì, come per rendere l’incubo più sopportabile, mentre ripete spesso alla sua piccola: «Sama sei la cosa più bella della nostra vita, ma in che vita ti ho trascinato, tu non hai scelto, potrai mai  perdonarmi? Ho fatto questo film per te, ho bisogno che tu comprenda perché io e tuo padre abbiamo fatto queste scelte, la ragione per cui ci siamo battuti, per questo atto d’amore di sopravvivenza alla vita e alla libertà». Nei momenti di calma apparente la protagonista cerca insieme alle altre mamme, di aiutare i bambini a vivere quella «normalità» di cui tutti a quell’età avrebbero diritto, giocando con loro, dipingendo, cercando di fare il possibile per dare loro un’infanzia. 

La macchina da presa di Waad riprende tutto, l’euforia per le fragili vittorie di quegli anni, ma anche quegli orrori che nessuno credeva possibili. La repressione del regime è spietata, inizia una sanguinosa guerra civile del nostro presente. Molti fuggono, ma Waad decide di restare e documenta ogni attimo di questo viaggio personale nei giorni della resistenza e della caduta di Aleppo.

Hamza parla in continuazione con i canali d’informazione, implorando al mondo di aiutarli. Milioni di persone guardano le inchieste di Waad, ma nessuno agisce contro il regime. Ormai si ritrovano senza più acqua, viveri ed elettricità. Le Nazioni Unite contrattano con i russi: una resa degli abitanti di Aleppo in cambio dell’esilio.

Mentre tutti stanno partendo, la voce emozionata di Waad: «Guardo l’ospedale per l’ultima volta, il tuo Universo Sama, nel tuo primo anno di vita, ho preso delle piante che cresceranno lontano da Aleppo… Pensavo avessimo perso tutto, invece no, abbiamo una nuova sorellina e la sua pelle ha l’odore di Aleppo».

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