Nel mare dell’Elba: “In barca vivi il presente senza disagi”

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Una foto del progetto "Isola Mondo", del club del Mare di Campo nell’Elba in collaborazione con la Mammoletta.

di Federico Theill, Exodus

La Mammoletta è la «sede del mare» della Fondazione Exodus di Don Mazzi. Fondata nel 1990 da Marta del Bono e Stanislao Pecchioli sull'Isola d'Elba, offre percorsi educativi di accoglienza, reinserimento e prevenzione per adolescenti e giovani adulti con problemi di dipendenza e altri disagi sociali, familiari e psicologici.
La collaborazione tra la Mammoletta e Il Bullone nasce nel 2020 con l’obiettivo di far incontrare le comunità di riferimento per mettere al centro il dialogo, le riflessioni, le esperienze condivise di giovani che stanno attraversando, ciascuno a suo modo, periodi complicati e delicati, ma che non smettono di credere nella possibilità dell’oltre e dell’altro.

L’inverno riflessivo all’Isola d’Elba e il Gritta, un gozzo in legno di 10 metri

L’inverno qui all’Elba è in forte contrasto con la frenesia della stagione estiva e porta con sé un ritmo più lento e riflessivo. La flotta della fondazione Exodus è adesso a riposo, questo non vuol dire che noi non siamo impegnati. Con l’inizio del nuovo anno è arrivato il momento, con uno sguardo indietro alle esperienze vissute, di costruire e guardare ai progetti futuri. Soprattutto, l’inverno è il tempo della manutenzione. Quest’anno, oltre ai lavori sulle due barche a vela di 15 metri, abbiamo deciso di tirare fuori dall’acqua e di portare a casa il Gritta, il nostro bellissimo gozzo in legno di 10 metri, che necessita di cure. L’obiettivo è di coinvolgere tutti i ragazzi della comunità, ognuno con le proprie capacità, nei lavori di restauro. Bisogna occuparsi della carena, della revisione del motore, dell’impianto elettrico… insomma ce n’è per tutti i gusti.

Inverno: un momento di riflessione, anche in barca

L’inverno è il tempo delle riflessioni: la scorsa stagione, appena trascorsa, mi ha visto impegnato come comandante della Bamboo, il Baltic 51 che dal 1995 viene usato per svolgere progetti educativi in barca a vela, dedicati al mondo del disagio giovanile e della disabilità. Questa esperienza mi ha permesso di sperimentarmi, di mettermi in discussione ed è stata fortemente auto-educativa. Sono consapevole che quando sto in barca sono perfettamente calato nel presente, nel momento, nell’attimo. Sono concentrato ad ascoltare la barca che mi parla, ad occuparmi dell’equipaggio, a studiare il meteo e le rotte: insomma, ad entrare in sintonia con ciò che mi circonda.

La terapia della vela in un’ottica di più ampio respiro

Ciò fa sì che le ansie e le preoccupazioni quotidiane spariscano o perdano importanza. Da una parte, trovo questo un meccanismo di ineguagliabile bellezza, pura magia. Dall’altro canto, proprio questo aspetto mi fa vivere i rientri a terra con molta fatica. La vela-terapia, secondo la nostra esperienza, non esiste. La vela da sola, di per sé, non risolve niente. Sicuramente è uno strumento potente, un amplificatore della realtà, delle dinamiche personali e di relazione. Funziona se entra a far parte di un percorso di più ampio respiro.

Durante la stagione sono risultate evidenti le disabilità dell’uomo di oggi, sicuramente legate all’epoca che stiamo vivendo. In barca emergono tutte le nostre problematicità. Mi sono interrogato sulla difficoltà comune di non riuscire più a stare con sé stessi, di non essere più in grado di contemplare un tramonto senza fotografarlo per poi condividerlo. Il mostrare sembra prevalere sul vivere. Da qui appare evidente l’incapacità generale di ascolto di sé stessi, figuriamoci dell’altro.

Voglio ricordare e ringraziare ancora tutti coloro che hanno permesso di realizzare due progetti in particolare.

Immagine del progetto Isola Mondo del club del Mare di Campo nell’Elba in collaborazione con la Mammoletta.

Il progetto Tukiki, per uno sport di squadra dedicato alle disabilità cognitive

Il primo, durato una settimana, ci ha visto navigare in flottiglia tra Capraia e l’isola d’Elba con a bordo la bella «famiglia» del progetto Tukiki. Una realtà che si occupa di sviluppare il calcio integrato, dedicandosi a ragazze e ragazzi con disabilità cognitive. Attraverso lo sport di squadra la qualità di vita di queste persone e dei loro cari migliora notevolmente. Si vengono a creare legami speciali, forti, che tessono una vera e propria rete di affetti e relazioni, dove trovare sostegno e cooperazione.

«Tukiki» in lingua Malgascio significa sorridere: mi rendo conto di star proprio sorridendo mentre ripenso a quei giorni. Gli atleti e i volontari del Tukiki sono stati i veri protagonisti: si sono fortemente messi in gioco nell’ambiente complesso della barca e del mare. Abbiamo sperimentato un modo diverso di stare insieme, tra navigazione, tuffi, bagni, piaceri e doveri. Siamo diventati, con l’aiuto di tutti, un equipaggio. La barca è diventata una palestra di autonomia, uno spazio di allegria e condivisione.

Progetto Isola Mondo: un modo per ricostruire una rete di tolleranza tra isola e terraferma

Il secondo è il progetto Isola Mondo del club del Mare di Campo nell’Elba, che nasce dal desiderio di fare incontrare le comunità insulari, favorendo lo scambio tra culture diverse. Avviare un processo di libertà, di conoscenza, di tolleranza. Vivere le differenze come un privilegio per crescere. Guardare al mare non come un ostacolo che divide, ma come una strada che unisce.

L’uomo ha navigato nel Mediterraneo per millenni, spostandosi di isola in isola, ma oggi le comunicazioni insulari sono tutte mediate dalla «terraferma», legate quasi esclusivamente ai flussi turistici. Attraverso la navigazione a vela si vuole ricostruire una rete. Il progetto si rivolge in particolare ai bambini e ai ragazzi: ambasciatori e attori principali del progetto.

Un gruppo, dai 6 ai 18 anni, diviso su tre barche, è partito a fine novembre dall’isola d’Elba. In questa edizione siamo arrivati all’isola di Maddalena, in Sardegna e Bastia, in Corsica. I ragazzi hanno condotto le imbarcazioni, gestito la vita di bordo, scritto il diario. Hanno messo da parte il cellulare senza sentirne la mancanza, si sono dati così la possibilità di stare insieme guardandosi negli occhi. Hanno portato il messaggio del progetto ai loro coetanei nelle scuole incontrate.

Una strada per la solidarietà

Oggi riguardo le foto dei sorrisi dei tanti ragazzi che si sono impegnati a bordo. Rileggo il diario che hanno scritto e confido che un semino sia stato piantato. Siamo tornati a casa con un bagaglio più pesante. Grazie a questi ricordi, siamo ora in una fase di progettazione e pianificazione delle prossime avventure, entusiasti di ripartire.

Per cominciare l’anno, ospiteremo a febbraio la formazione dellUnione Vela Solidale. Sarà un’occasione per riunire le più importanti associazioni italiane che utilizzano la vela nell’area del disagio fisico, mentale e sociale. Un’opportunità per confrontarsi e mettersi in discussione, per creare legami. Questa storia punta a cambiare la mentalità collettiva, indicando una strada di solidarietà, nella convinzione che cambiare rotta sia possibile.

Buon vento, Bamboo.

“In barca emergono tutte le nostre problematicità. Mi sono interrogato sulla difficoltà comune di non riuscire più a stare con sé stessi, di non essere più in grado di contemplare un tramonto senza fotografarlo per poi condividerlo. Il mostrare sembra prevalere sul vivere. Da qui appare evidente l’incapacità generale di ascolto di sé stessi, figuriamoci dell’altro.”

– Federico Theill