E se le aspirazioni le realizzassimo nell’aldilà?

David Konè racconto
"Il mio ufficio è in cima a un grattacielo di Manhattan alla cui base c'è la mia targhetta che recita: «David Koné. Progetti per ogni tipo»" Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

Di Riccardo Russo, B.Liver

Il B.Liver Riccardo ci racconta una storia, quella di David Koné; Dako, per la precisione: un uomo che come lavoro realizza i progetti di tutti, materializzando sogni che ancora non conoscono. La sua vita prosegue normalmente, almeno finché non incontra il Signor Greene, un ultranovantenne malato che gli chiede di realizzare il suo progetto: morire.

David Koné, DaKo, progetta qualsiasi cosa tu voglia…

C’est ma vie. DaKo progetta qualsiasi cosa tu voglia. Vuoi una piscina per il tuo villone in collina? Chiama DaKo. Vuoi uscire da una cosca mafiosa e sparire per un po’ in Ecuador? Chiama DaKo. Non sopporti più tua moglie e vuoi divorziare ma hai paura che ti venga a spogliare per l’assegno di mantenimento? Non ti preoccupare, chiama DaKo e vedi che un progetto affinché il tuo sogno si realizzi lo troviamo. Avevo tredici anni quando in poche settimane ho fatto sì che zia Tonia lasciasse zio Alphonse. Altro che mantenimento, lei ora non lo vuole più vedere neanche in cartolina. All’epoca mio zio mi aveva ricompensato con un gelato, oggi la parcella si è leggermente rialzata.

“Il signor Greene è seduto sulla sedia dietro la scrivania e comincia a tirar su la manica destra, poi mi chiede di preciso quale sia la mia professione: «Di tutto. Vede, io realizzo i sogni della gente trasformandoli in progetti concreti». «No, questo è impossibile. La gente non conosce i propri sogni».” Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

A David Koné interessa solo progettare, e un giorno accetta il lavoro del Signor Greene

Il mio ufficio è in cima a un grattacielo di Manhattan alla cui base c’è la mia targhetta che recita: «David Koné. Progetti per ogni tipo». Dentro è un disastro. Ho carte, modelli, schizzi e roba dappertutto, ma non mi interessa l’ordine, mi interessa solo progettare.

Giro per gli ambienti con le cuffie alle orecchie ascoltando rock a palla. Non parlo quasi mai con i miei collaboratori, comunichiamo a gesti e credo ormai di aver dimenticato i loro nomi. Intrattengo lunghe conversazioni con i miei clienti per comprendere la loro «vision» e capire ciò che realmente vogliono, al di là di quello che la richiesta formale suggerisce. Talvolta bisogna oltrepassare qualche barriera per ottenere i risultati, ma io sono un professionista serio e nel mio business non ci sono regole, perciò le invento.

Così accade che accetto il lavoro del signor Greene. Sulle prime mi sembra esitante, come se non si fidasse della discrezionalità dei miei servizi, ma tempo qualche minuto e sono in grado di rassicurarlo. Il signor Greene ha deciso di morire e mi ha scelto per la propria esecuzione, da tenersi rigorosamente nell’ufficio da dove aveva diretto la sua azienda per mezzo secolo. È ormai ultranovantenne, malato e non ha figli né parenti prossimi.

Per questo incarico ero stato suggerito da una sua dipendente, la signorina Wrenn: «Certo che me la ricordo. Aveva bisogno di qualcuno che organizzasse il primo compleanno del suo chihuahua. Spero ne sia rimasta soddisfatta». «Altroché, ne parlò per giorni».

Il Signor Greene ha deciso di morire

Il signor Greene è seduto sulla sedia dietro la scrivania e comincia a tirar su la manica destra, poi mi chiede di preciso quale sia la mia professione: «Di tutto. Vede, io realizzo i sogni della gente trasformandoli in progetti concreti». «No, questo è impossibile. La gente non conosce i propri sogni». Resto sorpreso: «Lo sa che a volte ho la sua stessa sensazione? Per i miei clienti è terribilmente difficile esprimere a parole quello che hanno in testa. Forse non sanno neanche loro cosa vogliono».

«Ho novantadue anni e non sono mai stato capace di rispondere a questa domanda. Lei ne è in grado?». Rimango in silenzio un attimo e non trovo risposta. Allora lui riprende: «I sogni sono fumosi, inconsistenti. Cambiano al primo soffio di vento perché sono figli della nostra identità infantile. La mia l’ho soffocata presto, perciò la mia vita è stata un lungo domino di progetti vuoti senza un fine che non fosse quello di realizzare il successivo, sempre più inutile del precedente. Fino a quest’ultimo progetto: ha tutto l’occorrente?», «Beh, sì», ed estraggo la siringa.

Mentre preparo l’iniezione letale il signor Greene aggiunge: «Però magari dopo la morte chissà che non ci sia concesso di vivere finalmente il nostro sogno. Quello vero, inconoscibile».

“Mi rendo conto di aver dedicato così tanto tempo a progettare i sogni degli altri che.. ho dimenticato di cercare il mio!”

Così ora sono qui di fianco a un cadavere con una siringa in mano e non posso far altro che meditare, perché mi rendo conto di aver dedicato così tanto tempo a progettare i sogni degli altri che… ho dimenticato di cercare il mio.

I sogni sono fumosi, inconsistenti. Cambiano al primo soffio di vento perché sono figli della nostra identità infantile. La mia l’ho soffocata presto, perciò la mia vita è stata un lungo domino di progetti vuoti senza un fine che non fosse quello di realizzare il successivo, sempre più inutile del precedente.”

– Il “Signor Greene”, Riccardo Russo