Lettera aperta al ministro dell’istruzione: “Quanto è difficile lavorare nelle scuole”

Lavorare nelle scuole è difficile
"Non so se le cose cambieranno e quello che oggi le scrivo probabilmente è un seme gettato senza sapere su che terreno cadrà, ma in fondo la scuola è proprio questo: un lento seminare senza sapere su che terreno cadrà il seme, un paziente attendere e custodire il terreno." Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

di Alessandra Parrino, B.Liver

La B.Liver Alessandra è un'insegnante che spiega perché ottenere una cattedra a scuola è sempre più difficile. Questa è la sua lettera al ministro dell'istruzione.

Al ministro dell’istruzione e del merito: lavorare nel mondo della scuola sembra impossibile

Al ministro dell’istruzione e del merito,

Le scrive una dei tanti, una di quei tanti giovani che non solo si sono avvicinati al mondo della scuola, ma vorrebbero in cuor loro restarci. E mi permetta: non per lo stipendio o per le vacanze estive, bensì perché la vita di quei ragazzi che ci vengono affidati vale la pena di essere accolta, e a tratti raccolta, custodita, accompagnata.

Eppure, nonostante ciò che ci spinge siano radici ben più fondate del bisogno di lavoro, sembra impossibile poter lavorare nel mondo della scuola.

Io insegno matematica nei licei linguistici e di scienze umane e vorrei continuare a farlo, ma non lo posso fare, e sa perché ministro? Perché i miei titoli di studio non vanno bene.

Caro ministro, riuscire ad avere una cattedra è sempre più difficile

Dopo aver fatto cinque anni di ingegneria ambientale e un master in matematica, le scelte di altri mi dicono che questo non basta, serviva fare solo ingegneria matematica, ma sfido chiunque ad avere ben chiaro cosa vuole fare nella vita finita la quinta superiore…

Ingegneria e non posso insegnare matematica; tre anni di lavoro con la messa a disposizione nella stessa scuola e per il ruolo, il concorso non posso nemmeno farlo per provare a continuare il lavoro lì, con i ragazzi con cui ho iniziato.

Nel mondo aziendale se il contratto di un dipendente viene rinnovato, a un certo punto lo assumono, ma qui no. Nella scuola del merito non esiste il merito per un dipendente. Sa quanto è difficile trovarsi a giugno davanti ai volti di quei ragazzi che accompagniamo per un anno e non poter dare loro la certezza che a settembre ci troveranno lì con loro? Quanta instabilità crea il continuo cambiare?

L’insegnamento è una trasmissione di scintille per le notti più buie del mondo

Viene detto che l’insegnamento è una vocazione, ma non c’è parola più errata. La vocazione ha a che fare con il trovare nel mondo il proprio modo di donare amore, l’insegnamento non si può elevare in tal modo, ma è un lavoro che permette di trasmettere delle scintille, di far sì che anche solo uno alla fine dell’anno si sia appassionato a qualcosa, anche piccola. Che trovi la scintilla perché nella notte buia del mondo possa trovare la sua stella da seguire.

Alcuni ragazzi arrivano da situazioni difficili e ci confessano che la scuola è l’unico posto dove si sentono bene. Noi stiamo davanti a loro cercando di fargli trovare un piccolo frammento di stabilità che gli manca da sempre e anche se non sono interessati alla matematica, sono persone, vanno custodite in quanto tali, a prescindere dalla materia che insegniamo.

I ragazzi ti chiedono tutto, e tutto significa qualsiasi cosa

Noi veniamo valutati su materie che non dobbiamo insegnare, ma non veniamo valutati opportunamente da qualcuno che dica se siamo in grado psicologicamente di insegnare, perché i ragazzi non ti chiedono qualcosa di te, ti chiedono tutto. E tutto vuol dire ogni cosa: tempo, spazio, pazienza, tenerezza, rigidità, accoglienza. Hanno bisogno di maestri non di lavoratori messi lì perché «volevo provare ad insegnare», con loro non si prova, sulle loro vite non si prova.

“Perché i ragazzi non ti chiedono qualcosa di te, ti chiedono tutto. E tutto vuol dire ogni cosa: tempo, spazio, pazienza, tenerezza, rigidità, accoglienza. Hanno bisogno di maestri non di lavoratori messi lì perché «volevo provare ad insegnare», con loro non si prova, sulle loro vite non si prova.” Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Certo, ministro, io farò il concorso, per tutt’altro, perché i miei studenti non li posso tenere in considerazione, però probabilmente mi rielaborerò, perché insegnare a scuola sta diventando troppo complicato, e la complicazione non è entrare in classe, anche se in classe hai tredici casi diversi e alunni che non sanno perché scelgono quella scuola. Mi rielaborerò perché trovo davvero assurdo tutto ciò che mi si apre di fronte.

Le racconterò una cosa, ministro, da cui non scappo… in una delle mie classi c’è un’alunna che non sorrideva mai, a gennaio siamo rientrati e mi ha sorriso. Sa il sorriso di questa ragazza vale una vita e questo anno ha senso anche solo per quel sorriso.

Perché non chiede ai ragazzi se siamo in grado di insegnare? Loro sono i giudici più severi e anche quelli più veri.

Non so se le cose cambieranno e quello che oggi le scrivo probabilmente è un seme gettato senza sapere su che terreno cadrà, ma in fondo la scuola è proprio questo: un lento seminare senza sapere su che terreno cadrà il seme, un paziente attendere e custodire il terreno.

“Nel mondo aziendale se il contratto di un dipendente viene rinnovato, a un certo punto lo assumono, ma qui no. Nella scuola del merito non esiste il merito per un dipendente.”

– Alessandra Parrino