Gli invisibili al Festival di Sanremo: il “Buco” della Pigna, da spazio personale a punto di incontro per il quartiere

Da mia “tana”, il Buco è diventato un punto di incontro per la gente del quartiere, sia piccini e più vecchiarelli, anche solo per un caffè e due chiacchiere, oltre a ospitare la mostra Wunderbazzar questi giorni. Foto © Alessio Mingiardi
Da mia “tana”, il Buco è diventato un punto di incontro per la gente del quartiere, sia piccini e più vecchiarelli, anche solo per un caffè e due chiacchiere, oltre a ospitare la mostra Wunderbazzar questi giorni. Foto © Alessio Mingiardi

di Oriana Gullone, B.Liver

Chi sono gli Invisibili, nella settimana a più alta visibilità dell'anno, nella città più visibile del mondo? Non si sa, ma si stima rappresentino il 90% delle presenze. Non stiamo esagerando. Anni fa, un grande vecchio della sala stampa ci regalò una grande verità su Sanremo: «Il vero Festival comincia quando il teatro Ariston spegne le luci.» [...] Quest'anno, vogliamo dedicargli un posto speciale, raccontando le loro visioni, i loro desideri e le loro fragilità, con le parole di Debora e Oriana e gli scatti di Alessio, i nostri inviati. Scopri qui tutte le storie.

La mia storia è la storia del “Buco”

La mia storia è la storia del Buco, in realtà. Nasce come spazio per me, come ufficio per lavorare da remoto, riunirmi con gli amici, pitturare, suonare, quando ho avuto il Covid è stata la mia tana, ho imbiancato tutto, dipinto le porte…

Era il 2020 quando l’ho preso in affitto, e piazza Santa Brigida, sulla quale si affaccia qui nella Pigna, il centro storico di Sanremo, era piena di bambini. Alcuni avevano bisogno di un po’ d’aiuto, d’attenzione, così quando è arrivata anche Miriam a Sanremo (la ragazza di cui avete raccontato qualche giorno fa), abbiamo deciso di creare un’associazione, “Barrio Buidlers”.

Il Buco diventa punto di incontro per la gente della Pigna

Inizialmente l’idea era di occuparsi di rivalutazione del territorio attraverso l’arte, col supporto della tecnologia blockchain, con cui lavoriamo entrambe, poi le attività dedicate ai bambini sono diventate molte di più, anche con l’appoggio di alcuni psicologi, educatori e centri giovanili della città. 

Da mia “tana”, il Buco è diventato un punto di incontro per la gente del quartiere, sia piccini e più vecchiarelli, anche solo per un caffè e due chiacchiere, oltre a ospitare la mostra Wunderbazzar questi giorni.

“La mia storia è la storia del Buco, in realtà. Nasce come spazio per me, come ufficio per lavorare da remoto, riunirmi con gli amici, pitturare, suonare, quando ho avuto il Covid è stata la mia tana, ho imbiancato tutto, dipinto le porte….” Foto © Alessio Mingiardi