Quando un meccanico Ferrari ci insegna a non mollare mai: intervista a Francesco Cigarini

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"Quando le cose sono un po’ migliorate, ho capito che il mio primo obiettivo era tornare e dimostrare di essere ancora un uomo Ferrari, degno di portare sul petto il simbolo e di riuscire a dare ancora alla squadra il mio contributo." Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

di Michele Fagnani, B.Liver

Intervista a Francesco Cigarini, storico meccanico Ferrari che, dopo 22 anni in Formula 1, a fine 2021 ha lasciato il circus. Nell’aprile 2018 un bruttissimo infortunio capitatogli in Bahrain durante il pit stop di Kimi Raikkonen, dove fu investito a una gamba dalla gomma posteriore sinistra, lo tenne lontano dai circuiti, ma sempre con un solo obiettivo: tornare. Un grande messaggio che ci dice di non mollare mai, proprio come noi B.Liver.

Francesco Cigarini si racconta: Maranello, l’infortunio e la voglia di lottare

Francesco, ci racconti il tuo periodo di convalescenza post Bahrain?

«Non ho sentito subito male, però ero sotto shock perché ho visto la gamba completamente di lato e confesso di aver avuto paura. Il percorso è stato duro perché mi hanno rioperato durante la convalescenza e ho dovuto ricominciare la riabilitazione. Quando le cose sono un po’ migliorate, ho capito che il mio primo obiettivo era tornare e dimostrare di essere ancora un uomo Ferrari, degno di portare sul petto il simbolo e di riuscire a dare ancora alla squadra il mio contributo. Ci sono riuscito nel dicembre di quello stesso anno».

Qual è stato il percorso che ti ha portato a Maranello?

«Sono sempre stato appassionato di auto: prima di andare in Ferrari lavoravo per un’officina di auto stradali e ho fatto otto rally. Un giorno ho visto a Porta a Porta uno speciale sulla Ferrari. Un meccanico disse che per entrare in azienda bastava mandare un curriculum, e così ho fatto. Mi hanno risposto subito, perché la Formula 1 era in espansione e c’era bisogno di personale. All’inizio del ‘99 ho cominciato le visite mediche e i test psicoattitudinali, sono andato 2-3 volte a Maranello. Inizialmente mi hanno proposto di lavorare come idraulico del cambio, ma non sarei andato in pista, poi quando mi hanno chiamato per occuparmi dei componenti elettronici della macchina, ho firmato il contratto, il giorno del mio compleanno, 29 luglio 1999».

«Passione, emozione, azione». Michele Fagnani con Francesco Cigarini, storico meccanico Ferrari.

Quali sono i segreti dell’«era Michael»?

«Grandissimo attaccamento alla squadra, una quantità esagerata di lavoro instancabile da parte di tutti, la voglia di far vedere la forza della Ferrari. Quando lui entrava nel box, percepivi quell’energia che ti fa fare uno sforzo in più. Con la sua meticolosità e le sue richieste il livello si alzava, era il trascinatore».

Nel 2017/2018 Vettel avrebbe potuto lottare fino alla fine con Lewis?

«A un certo punto è venuta a mancare la continuità dello sviluppo della macchina che poteva portare Sebastian a fare il passo in più. Ha dovuto metterci molto del suo e l’errore poteva capitare più facilmente (si chiama overdrive, cercare di andare oltre la macchina), poi ci sono stati anche episodi poco fortunati, come lo scontro in partenza tra le due Ferrari e la Red Bull di Verstappen a Singapore. Dopo quello schianto il mondiale era sfumato».

Cos’è la Ferrari per te?

«Non avevo nessuno in famiglia nel motorsport, sono stato folgorato dall’amore per Ferrari con le gesta di Villeneuve, ma avevo fin da piccolo sul comodino una piccola foto di Enzo Ferrari. Già lì avevo fissato il mio obiettivo, era un sogno che si è avverato perché probabilmente mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto. Poi per far sì che il sogno resti in piedi, devi veramente lavorare duro».

Cosa manca oggi alla Ferrari per vincere?

«Manca il condottiero che potrebbe essere Vasseur, ma prima deve conoscere i suoi uomini, come scuderia la Ferrari è isolata da un mondo che è prevalentemente inglese. Occorre inserire persone già formate e ingranate nella Formula 1, che gira veloce non solo in pista ma anche come idee».

Quali sono le tue tre parole?

«Passione, emozione, azione».

“Non avevo nessuno in famiglia nel motorsport, sono stato folgorato dall’amore per Ferrari con le gesta di Villeneuve, ma avevo fin da piccolo sul comodino una piccola foto di Enzo Ferrari. Già li avevo fissato il mio obiettivo.”

– Francesco Cigarini