Padri visti dai figli: “Papà, adesso c’è la mia voce a parlare per te”

"Ricordo ancora quando cadevo per le prime volte, cadevo dai quad, mio padre correva e aiutandomi mi domandava «Ti sei fatto qualcosa?», io mi guardavo e anche se avevo ginocchia o gomiti sbucciati rispondevo «No, no, tutt’apposto», allora lui mi guardava con ammirazione mentre sputavo il brecciolino, che faceva un’indesiderata compagnia ai denti, e mi diceva «Vai vai, ti raccomando, più forte di prima». Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

di Cristiano Salvatore Misasi, B.Liver

Il B.Liver Salvatore ha deciso di raccontare al Bullone il suo papà, anche se non c'è più: ora è la sua voce a parlare per lui.

Ognuno di noi ha un’immagine precisa della figura di un padre

Ognuno di noi ha un’immagine rappresentante la figura del padre. Per me il padre è colui che autorevolmente ti insegna tutto ciò che devi sapere sulla vita. Un padre è colui che ti protegge, ti guarda le spalle senza farti sentire debole, nascondendo la sua ombra ai tuoi occhi.

Padre come un capobranco che ti indica la via

Un padre è un capobranco che camminando davanti sicuro e fiero abbassa l’erba alta e legnacea della savana indicandoti la via, non ti costringe a seguirlo perché è consapevole che le deviazioni, gli sbagli del bambino o del ragazzo portano a comprendere realmente quale sia la retta via.

Io e mio padre avevamo un rapporto bellissimo, nella nostra quotidianità non mancava mai il confronto, passavamo poco tempo insieme, il lavoro occupava la maggior parte delle sue giornate, ma quando arrivava l’ora di cena o la domenica pomeriggio, ci dedicavamo l’uno all’altro. Nei nostri dialoghi non abbiamo mai avuto due ruoli distinti e separati, non era lui a interpretare la parte del padre e io quella del figlio, diciamo che ci trattavamo alla pari, forse perché sin da bambino la maturità sviluppatasi vivendo un’infanzia cruda dava a mio padre l’idea di avere al proprio fianco un figlio già adulto.

Un padre sa come tirare fuori il meglio di te e mostrarti il potenziale reale, e vede in te un po’ di se stesso

Mio padre era un uomo tutto d’un pezzo, aveva un carisma più unico che raro, possedeva un coraggio che a volte rasentava la follia, sapeva come nessun altro tirar fuori il meglio di me, anche quando pensavo di aver raggiunto il limite, lui mi mostrava il mio reale potenziale. Forse riusciva a farlo perché vedeva in me un po’ di sé stesso, lui che nel secondo dopoguerra si era auto costruito dal niente, lui che perse la madre in tenera età e dovette iniziare a lavorare già a 13 anni per aiutare il padre a portare avanti una famiglia di otto figli.

Adesso non riesco più ad immaginare il suono della sua voce, perché a furia di ricordare le sue frasi le ho interpretate troppo, e adesso c’è la mia voce a dare vita ai suoi pensieri, tutto il resto lo ricordo come se l’avessi visto ieri. Ricordo ancora quando cadevo per le prime volte, cadevo dai quad, mio padre correva e aiutandomi mi domandava «Ti sei fatto qualcosa?», io mi guardavo e anche se avevo ginocchia o gomiti sbucciati rispondevo «No, no, tutt’apposto», allora lui mi guardava con ammirazione mentre sputavo il brecciolino, che faceva un’indesiderata compagnia ai denti, e mi diceva «Vai vai, ti raccomando, più forte di prima».

“Un padre è un capobranco che camminando davanti sicuro e fiero abbassa l’erba alta e legnacea della savana indicandoti la via, non ti costringe a seguirlo perché è consapevole che le deviazioni, gli sbagli del bambino o del ragazzo portano a comprendere realmente quale sia la retta via.” Immagine generata con Bing Image Creator

L’appoggio di un padre permette lo sviluppo di una buona tempra, che ti focalizza sull’obiettivo

Il suo appoggio in episodi di questo tipo mi ha permesso di sviluppare una buona tempra che mi permette di non badare tanto al dolore, alle cadute o ai fallimenti, bensì a concentrarmi sull’obiettivo, indipendentemente dalla natura dell’impresa. Uno dei ricordi più simpatici in assoluto, è quello di quando siamo andati in un’ortopedia a Reggio Emilia, io ero molto piccolo, il medico dell’epoca mi aveva prescritto due tutori che andavano dalle caviglie fino alle anche; ricordo che nel misurarli il tecnico ortopedico mi faceva un po’ male e perciò iniziai a lamentarmi, mio padre allora ebbe l’originale idea di mettersi alle spalle del tecnico e cominciò a fargli le linguacce: in un attimo cambiai completamente umore, fu allora che appresi il concetto di ironia e poi di conseguenza quello dell’autoironia, fondamentale per vivere sereni.

“Lo ringrazio perché mi ha fatto diventare uomo”

Un padre, dunque, è un arco che lancia nel cielo la sua freccia, non può accompagnarla fino al raggiungimento dell’obiettivo, ma deve avere la capacità di indirizzarla prendendo bene la mira. Certamente vedere mio padre venire rapito dal tramonto di un 12 aprile non è stato facile, avrei voluto averlo al mio fianco per qualche alba ancora, ma la vita ha le sue regole e dobbiamo solo accettarle. Posso solo ringraziarlo perché mi ha donato le basi per diventare un uomo.

“Adesso non riesco più ad immaginare il suono della sua voce, perché a furia di ricordare le sue frasi le ho interpretate troppo, e adesso c’è la mia voce a dare vita ai suoi pensieri”

– Cristiano Salvatore Misasi