La storia di Kevin: il racconto di un’amica e la voglia di capire. Oggi sono un volontario di Animenta

«Io ammiro questa collettività che si solleva da un dolore enorme per poi fiorire a pieni colori. Per me sono la prova più grande quando si parla di crescita personale.» Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator
«Io ammiro questa collettività che si solleva da un dolore enorme per poi fiorire a pieni colori. Per me sono la prova più grande quando si parla di crescita personale.» Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator

di Cristina Procida, B. Liver

Animenta è un’associazione no-profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Attiva sul territorio italiano dal 2021, il suo lavoro coinvolge circa duecento volontari da tutta Italia tra professionisti, genitori e ragazzi che decidono di supportarne le attività attraverso le loro storie e competenze, provando a divulgare speranza e condivisione.
La collaborazione tra Animenta e Il Bullone nasce dall’obiettivo condiviso di raccontare la vita dopo la malattia, ma anche dal
tentativo di provare a interpretare o reinterpretare il mondo con cui si interfacciano i ragazzi di oggi, soprattutto in caso di vissuti importanti, partendo, in primis, dalle loro parole. Rubrica scritta e curata da Cristina Procida.

La storia di Kevin

Kevin, un volontario di Animenta, comincia a raccontarsi così: «A Febbraio dell’anno scorso ero un ragazzo con le sue passioni, sempre in crescita grazie al percorso con il mio psicologo. (…) ero ancora come una pietra grezza che pian piano si stava raffinando sempre più».

Poi, l’incontro con una ragazza che cambia tutto. E dopo circa un mese la notizia del suo complicato rapporto con il cibo, cosa che subito stranisce Kevin: «La incontrai e mi confessò che anche lei era seguita dallo psicologo poiché aveva un rapporto complicato con il cibo. Io dentro di me pensai, quasi con sufficienza: “Va bene, capisco».

Il fatto è che, in questo paese, di DCA se n’è parlato talmente poco che la maggior parte delle persone li confonde con i gusti personali, malesseri generalizzati o intolleranze. Addirittura, per qualcuno, devianze o capricci.

Non stupisce quindi che Kevin all’epoca non sapesse bene di che cosa si trattasse: «Si può dire che in qualche modo, non volendo, “sminuivo” la sua difficoltà, credendo che fosse un “problemuccio” facilmente risolvibile». Il ragazzo si rende conto che la persona che ha davanti è forte, molto forte, e cominciano a sentirsi sempre più spesso. In un percorso di «comprensione, sostegno reciproco, condivisioni personali e di conoscenza tra noi», a Kevin rimbomba in mente una domanda: che cosa si prova davvero a soffrire di un disturbo alimentare?

Le mille domande di Kevin: cosa significa soffrire di disturbi del comportamento alimentare?

«Raccoglievo informazioni per rispondere a questa domanda, ma la paura mi bloccava. E mi ha bloccato per ben sette mesi, finché il 15 marzo, Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui DCA, ho deciso di ascoltare tre podcast inerenti l’argomento».

Ed è a questo punto che Kevin riesce a comprendere a fondo cosa significhi soffrire di un disturbo alimentare, cominciando a percepire la profonda sofferenza della malattia e quindi anche la sua nuova amica, consapevole di quanto sia importante un supporto affettivo, senza sostituirsi agli specialisti.

«Avere più conoscenza dell’argomento e una maggiore sensibilità mi ha permesso di creare una forte empatia con questa mia amica, al punto da volermi dare un obiettivo: aiutare le persone in tutti i modi possibili».

Chiedendo ad Animenta come fare per aiutare gli altri, Kevin matura una decisione: diventare volontario. «Ammiravo i volontari e ambivo ad essere uno di loro, ma feci passare del tempo prima di prendere questa scelta». Lascerà passare due mesi prima di inviare la domanda, per poi iniziare a conoscere tantissime persone e contribuire al loro benessere.

Anch’io ho conosciuto Kevin, e sono molto felice di averlo fatto: lui non ha mai sofferto di DCA, ma si prodiga affinché le persone non si sentano sole. È entrato a far parte di una comunità salda. «Io ammiro questa collettività che si solleva da un dolore enorme per poi fiorire a pieni colori. Per me sono la prova più grande quando si parla di crescita personale

«Avere più conoscenza dell’argomento e una maggiore sensibilità mi ha permesso di creare una forte empatia con questa mia amica, al punto da volermi dare un obiettivo: aiutare le persone in tutti i modi possibili».

– Kevin, volontario Animenta