La band della Mammoletta: fare musica per noi non è solo ostentazione, è guardarsi e sentirsi

La band della Mammoletta in concerto all'InVisibile Festival
La band della Mammoletta in concerto all'InVisibile Festival

di Nina Cresci, Exodus

La Mammoletta è la «sede del mare» della Fondazione Exodus di Don Mazzi. Fondata nel 1990 da Marta del Bono e Stanislao Pecchioli sull'Isola d'Elba, offre percorsi educativi di accoglienza, reinserimento e prevenzione per adolescenti e giovani adulti con problemi di dipendenza e altri disagi sociali, familiari e psicologici.
La collaborazione tra la Mammoletta e Il Bullone nasce nel 2020 con l’obiettivo di far incontrare le comunità di riferimento per mettere al centro il dialogo, le riflessioni, le esperienze condivise di giovani che stanno attraversando, ciascuno a suo modo, periodi complicati e delicati, ma che non smettono di credere nella possibilità dell’oltre e dell’altro.

A InVisibile Festival abbiamo avuto l’opportunità di presentare la band della Mammoletta, composta da ragazzi, operatori e volontari della sede Exodus di don Antonio Mazzi dell’isola d’Elba.

Ringraziamo il Bullone per questo invito, che consolida, ancora una volta, il legame tra le nostre realtà. Da anni collaboriamo e condividiamo le nostre esperienze, mettendo in relazione anche le difficoltà, per rafforzarci ed ampliare il nostro sguardo sul mondo.

La Mammoletta è una delle sedi italiane della Fondazione Exodus. Una comunità volta al recupero di situazioni di disagio giovanile. Nei nostri spazi svolgiamo molte attività e poniamo un forte accento sulla lettura, sull’arte, in particolare sulla musica.

L’idea della band

L’idea di concretizzare una band nasce circa un anno fa. Marta Del Bono e Stanislao Pecchioli, responsabili della sede, con il supporto di amici volontari, poiché la musica è qualcosa che ci accomuna e ci appassiona, hanno deciso di attribuire un’intenzione più significativa all’attività musicale, trasformandola in un progetto.

Fare musica per noi non è solo ostentazione o passatempo: è guardarsi e sentirsi, dentro e fuori. La bellezza sta proprio nel riuscire insieme a trovare un modo per superare le difficoltà che ci troviamo davanti, questo ci fa crescere personalmente e musicalmente. Ogni ragazzo ha le proprie diversità, ogni ragazzo si approccia alla musica in maniera diversa, la sfida è riuscire a venirsi incontro, trovare un punto da cui partire, per raggiungere l’obiettivo comune di creare armonia.

L’arte permette di toccare nel profondo, di coinvolgere e colpire: noi ragazzi abbiamo bisogno di essere visti, ascoltati, di dare forma al sentire, che, nella nostra storia, è sempre stato nascosto o considerato di poca importanza.

La musica ci aiuta a sbrogliare quel groviglio di emozioni che per tanto tempo hanno atteso che qualcuno le vedesse, le capisse. Per la realizzazione di questo progetto dobbiamo ringraziare alcune persone a cui vogliamo molto bene, che hanno messo a disposizione volontariamente il loro tempo e la loro professionalità, per permetterci di migliorare e sviluppare i nostri talenti, fino ad arrivare anche ad esibirci, quest’estate per la prima volta, davanti a un pubblico: Alberto Baldetti, Carlo Ridi, Lorenzo Puccini e Piero Gagliardi del gruppo «Oltre le nuvole» di Capoliveri, la pianista Michaela Boano e il volontario Simone Zini.

Grazie a loro abbiamo capito che tramite l’impegno, la costanza e la solidarietà possiamo far fronte ad ogni difficoltà ed essere orgogliosi di noi stessi.

Fare musica per noi non è solo ostentazione o passatempo: è guardarsi e sentirsi, dentro e fuori.”

– Nina Cresci