Intervista impossibile a Tiziano Terzani: “Agiamo tutti, nessuno può farlo per noi.”

Illustrazione di Tiziano Terzani, interpretato da Max Ramezzana
Tiziano Terzani interpretato da Max Ramezzana

di Angela Terzani Staude e Cinzia Farina

Tiziano Terzani (1938 - 2004) è stato un giornalista e scrittore italiano particolarmente conosciuto. Ha lavorato come inviato speciale del settimanale tedesco Der Spiegel ed è stato collaboratore di prestigiose testate italiane. Inoltre, è stato un profondo conoscitore dell'Asia.
Tiziano Terzani, (1938-2004) è stato un giornalista e scrittore italiano. Inviato speciale del settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore di prestigiose testate italiane. Profondo conoscitore dell’Asia.

Buongiorno Tiziano, lei che ha girato il mondo e conosciuto tante religioni e culture, cosa pensa di questa nuova crisi in Medio Oriente?

«Vedo un momento molto pericoloso, ci si è incanalati in quello che io avevo detto tante volte di non inseguire: la via della vendetta. Da questa non nasce mai la pace, ma richiama altra vendetta come in un circolo vizioso.

Quindi, se guardo ad oggi non posso che ripensare al mio libro Lettere contro la guerra che ho scritto nel 2001 e in copertina riportava questa frase: “Lo dico fermiamoci, riflettiamo… facciamo ognuno qualcosa… nessun altro può farlo per noi”. Secondo me non basta comprendere il dramma del mondo musulmano, il ruolo dell’Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell’Occidente di evitare una guerra di religione.

Bisogna soprattutto capire, credere che l’unica via d’uscita possibile dall’odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza. Dobbiamo renderci tutti conto che il mondo è cambiato con l’invenzione delle armi di distruzione di massa, non è più il mondo di prima, non sono scaramucce, ma guerre che possono facilmente dilagare in qualcosa di veramente catastrofico.

Questo credo sia il sentimento che non solo io, ma che anche molti proviamo».

Oriana Fallaci nel 1970 intervistò una terrorista palestinese, Rascida Abhedo, che fece esplodere due bombe in un mercato di Gerusalemme provocando una carneficina. Morirono anche dei bambini. Tiziano, ma un neonato, un bambino sono dei nemici?

«Ho sempre avuto come primo obiettivo nel mio lavoro da giornalista, l’uomo. Mi rendo conto di quanto siano importanti la vita e ogni individuo sulla terra, in primis i bambini, che non sono nati per morire. La realtà oggettiva che parla più chiaro di qualsiasi discorso è vedere uccidere donne e bambini: questo è ingiustificabile. Non ci sono fazioni giuste o sbagliate».

Cinzia Farina è laureata in lingue e letterature moderne, Istituto di medicina psicosomatica specializzata in alimentazione, cronista del Bullone.

Papa Francesco ha detto che bisogna assolutamente fermare le guerre con il dialogo. Solo questo può costruire la pace. Come può intervenire il mondo?

«Questa è sempre stata una mia domanda. Bisogna ascoltare le ragioni degli altri; non possiamo non cercare di capire le ragioni che hanno fatto agire i terroristi palestinesi. I motivi ci sono, quindi è assolutamente necessario cercare di risolverli, ma non con le armi, altrimenti si genera una guerra che ci coinvolge tutti.

La guerra contro gli uomini non deve essere condonabile, quando la possibilità esiste: parlare. In guerra sono sempre andato a dialogare con il nemico, ad ascoltare le ragioni dei terroristi. Insisto con la mia famiglia affinché faccia sentire la propria voce, dica un’altra parte della verità, apra un dibattito. Non pretendere che non sia successo niente, bisogna vedere il problema alle radici.

Citando il mondo musulmano, ho scritto, riguardo all’attacco delle Torri Gemelle da parte di Osama Bin Laden, che occorre capire il profondo senso di scacco e di impotenza della civiltà musulmana, la quale si vede sempre più marginalizzata e offesa dallo strapotere e dall’arroganza dell’Occidente. Noi andiamo a rimestare in queste terre e questi poi si dibattono, si umiliano, si vendicano. È molto pericoloso».

Tiziano in parte mi ha già risposto, ma che pensiero si è fatto dei conflitti che ha visto personalmente e di cui ha scritto nei suoi libri?

«L’idea dell’inutilità di tutto. Sono stato un socialista convinto e sono andato con grande curiosità a seguire la rivoluzione in Cina, quella Sovietica, in Vietnam. Conversando con mio figlio Folco ho ribadito che tutte le rivoluzioni sono sterili. Solo parlando e seguendo i tempi che piano piano cambiano, si può arrivare alle stesse conclusioni senza spargimento di sangue. La domanda a cui non mi è mai semplice rispondere è: di chi sono le responsabilità? Sotto accusa, inevitabilmente siamo tutti: il mondo, gli Usa, l’Occidente».

Lei ha sempre detto: «l’educazione dovrebbe cominciare con l’insegnare il valore della non violenza». Quindi stiamo sbagliando a educare?

«Mi pare proprio di sì. Sbagliamo anche con tutti i videogiochi basati sulla violenza, sembra che gli uomini siano birilli, si spara contro e questi si rialzano. Alcuni studi dagli anni 50 in poi, hanno correlato i videogiochi violenti con l’aumento di aggressività.

Ma che tipo di educazione stiamo dando? Non solo ai ragazzi, ma anche a noi stessi. L’educazione alla mitezza certo è molto difficile, ma continuando ad esporli a questa continua esaltazione delle armi e della violenza, i nostri figli, le future generazioni, non li riassicuriamo e non li educhiamo alla pace. Dobbiamo far capire loro che bisogna cambiare strada, che è possibile imboccare una via di evoluzione più pacifica e più umana».

Angela Terzani Staude nasce a Firenze in una famiglia tedesca colta e cosmopolita. Ad appena 18 anni la sua strada incrocia quella di Tiziano Terzani. Il suo ultimo libro si intitola L’età dell’entusiasmo

«Il mondo è cambiato. Dobbiamo cambiare noi. Innanzitutto non facendo più finta che tutto sia come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita normale. Con quel che sta succedendo nel mondo la nostra vita non può, non deve essere normale. Di questa normalità dovremmo avere vergogna»

– Tiziano Terzani (Lettere contro la guerra)