La vicenda delle ginnaste: ci chiamavano farfalle ma soffrivamo

di Cristina Procida, B.Liver

Animenta è un’associazione no-profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Attiva sul territorio italiano dal 2021, il suo lavoro coinvolge circa duecento volontari da tutta Italia tra professionisti, genitori e ragazzi che decidono di supportarne le attività attraverso le loro storie e competenze, provando a divulgare speranza e condivisione.
La collaborazione tra Animenta e Il Bullone nasce dall’obiettivo condiviso di raccontare la vita dopo la malattia, ma anche dal tentativo di provare a interpretare o reinterpretare il mondo con cui si interfacciano i ragazzi di oggi, soprattutto in caso di vissuti importanti, partendo, in primis, dalle loro parole.
Rubrica scritta e curata da Cristina Procida.

Ottobre 2022

È circa la metà di ottobre 2022, quando alla redazione di Repubblica arriva una lettera che lascia Riccardo Caponetti, giornalista, sotto shock. È di Nina Corradini, una delle «farfalle» italiane, protagoniste della ginnastica ritmica. Da lì in poi si scatenerà un’inchiesta dai contorni cupi che vedrà coinvolti i tecnici della nazionale italiana e non solo.

Laura Bastianetto, giornalista, ha deciso di parlarne in un podcast dal titolo Ci chiamavano Farfalle, all’interno del quale racconterà le vicende di quattro ginnaste: Nina Corradini, Anna Basta, Sara Branciamore e Sophia Campana. Come nella caverna di Platone, le quattro sono riuscite a divincolarsi e ad uscirne sebbene accecate dalla luce, e a raccontare gli abusi subiti durante gli anni come agoniste della nazionale. Abusi fisici, ma non solo: incitamento ai Disturbi Alimentari con tanto di commenti e diete estreme, che prevedevano a volte lucchetti alle dispense e commenti devastanti sul loro corpo davanti alle altre atlete. Al momento, per le ragazze ricordare momenti così duri è difficile: la ginnastica è stata il loro primo grande amore.

Un amore cupo

Un amore infinito, ma doloroso e dai confini tristi. Confini che hanno permesso loro di soffrire in silenzio per anni, trasparenti davanti a un sistema presumibilmente disfunzionale.

Le novità

Ma dall’uscita del Podcast abbiamo novità: da pochi giorni, infatti, la risposta del Tribunale Nazionale Federale ha ammonito l’allenatrice e il commissario tecnico Emanuela Maccarani e assolto Olga Tishina. Per Michele Rossetti, Procuratore Generale della ginnastica, la Maccarani avrebbe peccato di «eccesso di affetto» nei confronti di Anna Basta, una delle prime ex farfalle ad aver denunciato gli abusi: «Riteniamo invece ci sia prova negli atti di un profilo di colpa a carico di Maccarani, quello di eccesso di affetto nei confronti della Basta, cercando di recuperarla, rendendola performante con l’obiettivo di portarla alle Olimpiadi, determinando invece un disagio che non mettiamo in dubbio».

Ma è davvero così? Pare non siano emerse prove sufficienti per una condanna, e dunque l’allenatrice sarebbe solo stata sollecitata a fare attenzione in futuro, attenta a non peccare più di «eccesso di affetto».

E proprio come dice Anna Basta sotto un suo post su Instagram, la frase «eccesso di affetto» ricorda tanto ciò che viene sottolineato nei casi di femminicidio: «la amava troppo». Anche in questo caso, resta l’amarezza di ragazze che hanno sofferto, in silenzio. E si sono ammalate, in silenzio.

Invisibili, anche dopo casi internazionali di abuso nella ginnastica ritmica.

Invisibili, fino a che qualcuno non ha deciso di uscire dalla caverna e mostrare a tutti la luce del sole. Ricordiamocelo quando guarderemo le farfalle gareggiare: eccesso di affetto. È lecito dire che per «eccesso di affetto» si possa arrivare a sviluppare una malattia in grado di togliere la vita?

È lecito dire che per «eccesso di affetto» si possa arrivare a sviluppare una malattia in grado di togliere la vita?

– Cristina Procida