Arianna e il coraggio di fare coming out

Il coraggio di fare coming out
"Il coraggio di fare coming out", illustrazione realizzata per Il Bullone da Gaia Tiribocchi, @elledi_doodles, Scuola del Fumetto, Milano

di Arianna Morelli, B. Liver

La B.Liver Arianna riflette profondamente sulla concezione di coraggio; su cosa significhi, su che valore abbia e se mai fosse toccato anche a lei essere coraggiosa. Nonostante le mille preoccupazioni, un giorno in particolare le è rimasto impresso: agosto 2019, la sera che fece coming out e l'inaspettata, ma divertente, reazione della madre.

Audacia. Decisione. Fegato. Coraggio. Se c’è una cosa che mi ha sempre fatto spaventare un po’ è parlare di questo, forse perché non mi sono mai considerata una persona di questa stoffa, anche se nella vita ci sono state più occasioni in cui mi è stato detto di essere stata coraggiosa, ma secondo me non era vero coraggio quello mostrato nelle vicende considerate.

Quando la possibilità è o avere coraggio o rischiare la pelle, non si può parlare di essere valorosi, a parer mio. Lo si fa e basta, perché si vuole evitare il peggio. Si vuole cercare di stare il meno male possibile. Si sfiora la morte, carezzandola. Ma quello non è coraggio. È «o vivi o muori». ì

Cos’è il coraggio?

Coraggio. Come si definisce una persona coraggiosa? Da quali comportamenti e atteggiamenti è animata? Si è soliti pensare ad azioni eclatanti, chissà perché? Anche un gesto piccolo può contenerne delle tracce, molto più di quanto si pensi. Si può pensare che io ne abbia avuto in tanti momenti della mia vita: nell’affrontare la malattia, nel vivere i lutti, nel periodo di recupero post-intervento.

Ma, se c’è una persona paurosa, che trema a ogni controllo, che piange anche per le più piccole cavolate, che si spaventa quando incontra una persona nuova perché non sa come approcciarvisi, che si angoscia per tutto e quando dico tutto sono seria: quella sono io. Sono una fifona. Non mi distinguo per le mie azioni valorose, ma per la mia «tremarella».

Non sono una persona che emerge per questo, no. Mi faccio riconoscere piuttosto per le mani che sfregano contro i jeans, come per nascondere quella sensazione di inadeguatezza, quando in realtà la evidenziano e basta, e per la voce, che si abbassa sempre di più quando conosco una persona nuova.

Per essere quella che magari a lezione non capisce un concetto e invece che alzare la mano per farselo rispiegare, preferisce non arrossire e tenersi i suoi dubbi da chiarire a casa, sola, davanti al manuale. Sono tutto meno che una persona coraggiosa. Se mi guardo indietro, se guardo la mia vita, riavvolgendo il filo c’è un solo momento, uno solo, dove vedo tracce di qualcosa simile al coraggio. Nell’agosto 2019.

Zero malattie contro cui mi sono battuta, non parlo di forza nell’aver affrontato mostri e nemmeno di imprese contro titani, niente di tutto questo. Si tratta semplicemente qui del coraggio di mostrarsi, di essere me stessa: la cosa che mi spaventava di più, onestamente. Parlo del mio coming out.

“Se mi guardo indietro, se guardo la mia vita, riavvolgendo il filo c’è un solo momento, uno solo, dove vedo tracce di qualcosa simile al coraggio. Nell’agosto 2019. Zero malattie contro cui mi sono battuta, non parlo di forza nell’aver affrontato mostri e nemmeno di imprese contro titani, niente di tutto questo. Si tratta semplicemente qui del coraggio di mostrarsi, di essere me stessa: la cosa che mi spaventava di più, onestamente. Parlo del mio coming out.”

– Arianna Morelli

Il coming out

Erano ormai tre anni che riflettevo fra me e me ed un unico pensiero in risposta a tutte quelle considerazioni: «non puoi, non può essere così. Prova a nasconderlo». Per un po’ ci sono riuscita fino a quando… boom, tutto è esploso, come quando hai una valigia talmente piena di vestiti che quelli, escono da ogni parte, non permettendone la chiusura.

Era una tranquilla sera di agosto, ero appena rientrata a casa, quando mamma mi chiese cosa non andasse e io scoppiai in un pianto liberatorio. Come quelli dei bambini. Ne avevo davvero bisogno. Erano anni che era lì, che le parole erano conficcate in gola. Così, in quella terrazza, quella sera, tolsi ogni maschera e raccontai a mia madre tutto: della prima ragazzina che mi era piaciuta, del perché avevo scelto di non condividere e lì capii che forse, quel coraggio, che mi faceva tanta paura, avrei potuto e dovuto trovarlo prima.

La cosa buffa: io piansi mentre mia mamma rise, dicendomi: «io lo sapevo già da un po’, stavo aspettando che lo capissi tu», aggiungendo «non sai che fortuna hai, le donne hanno una marcia in più».

io piansi mentre mia mamma rise, dicendomi: «io lo sapevo già da un po’, stavo aspettando che lo capissi tu», aggiungendo: «non sai che fortuna hai, le donne hanno una marcia in più»

– Arianna Morelli