Il Bullone esplora l’Europa: viaggio in Svezia per pensare a un giornale europeo

Il Bullone giornale europeo
Una delegazione della nostra fondazione in visita a Stoccolma per pensare a un "Bullone europeo".

di Sofia Segre Reinach

In una calda domenica di maggio, il Bullone sbarca in Svezia. L'obiettivo è quello di confrontarsi con realtà europee che hanno obiettivi e progetti simili, cercando di trarre consigli e considerazioni le une dalle altre. Stoccolma si presenta così come un'opportunità incredibile per parlare con i giovani di questo tempo, per affrontare problemi e cercare soluzioni, e per scambiarsi un'urgenza di tutti: quella del cambiamento in favore del futuro.

Atterriamo a Stoccolma una domenica mattina di maggio. Il gruppo si è finalmente compattato: Bill, Lara, Elisa, Irene, Federica che ci raggiunge da Palermo e la sottoscritta. Che bello rivedersi dopo un anno di telefonate, whatsapp e zoom.

La giornata è bellissima, fa anche caldo, contro ogni previsione.

Finalmente siamo in Svezia

Dopo più di un anno a parlare, discutere, progettare, scrivere, aspettare, ci siamo. Siamo in Svezia. Il Bullone è in Svezia. Sono emozionata e anche un po’ agitata. Anche solo l’idea di poter pensare di portare in Europa il nostro piccolo modello, la nostra esperienza, la nostra visione…

Ci aspettano i nostri partner svedesi, che siamo felici di riabbracciare, due mesi dopo il loro viaggio milanese: Nerina Finetto, fondatrice di Trace and Dreams, agenzia di comunicazione e storytelling, con le sue origine italiane, una vita divisa tra la Germania e la Svezia, una storia personale che si fonde con quella dei B.Liver. E poi Mikaela Nyström, social media manager, energia, curiosità e passione allo stato puro; Kirstern Zerbinis, content strategist, origini canadesi e tante storie – e sfide – da condividere. 

Ci aspettano tre giorni di lavoro intenso, di confronto, di dibattito ed esplorazione reciproca

Nerina e le sue collaboratrici hanno organizzato tutto nei minimi dettagli. Lo scopo di queste giornate è approfondire le necessità dei giovani europei, partendo dal «piccolo», dal confronto tra le esperienze italiane e quelle svedesi; in particolare cercare di capire se e quali strade nuove possiamo intraprendere per aiutare a costruire un substrato affine ai nostri tempi, alla nostra epoca con le necessità e le risorse che inevitabilmente sono cambiate rispetto a quelle precedenti.

Lo scopo di queste giornate è approfondire le necessità dei giovani europei, partendo dal «piccolo», dal confronto tra le esperienze italiane e quelle svedesi; in particolare cercare di capire se e quali strade nuove possiamo intraprendere per aiutare a costruire un substrato affine ai nostri tempi”

I giorni si susseguono tra presentazioni analitiche e dettagliate, chiacchiere informali, condivisioni personali, «scontri» e confronti culturali e generazionali, incontri ispiratori. Trace and Dreams ci ha dato la possibilità di conoscere alcune realtà locali davvero puntuali e stimolanti per il nostro lavoro.

Da Maria Stacke, di UNG CANCER (giovani e cancro), associazione che si occupa di tenere insieme ragazzi con un percorso oncologico, offrendo servizi ad hoc per loro e sensibilizzando sul tema; a Luis Lineo di Fanzingo, agenzia media che mette i giovani, e tutti coloro che generalmente non hanno voce, al centro; a David, coraggioso insegnante che mette tutto sé stesso per stare accanto a ragazzi con diverse fragilità, cercando di costruire per loro reali opportunità di vita.

Le realtà e le persone che ascoltiamo ci aprono finestre importanti su una società, quella svedese, che seppur molto diversa dalla nostra per struttura e sistema, affronta le stesse difficoltà che troviamo oggi da noi. 

In particolare, ci troviamo anche qui a dover fare i conti con un disagio giovanile sempre più disarmante e non accolto; un sistema sanitario che, seppur considerato uno dei migliori al mondo, innovativo, digitalizzato, manca di capillarità e strutture. E ancora, il mondo dell’informazione. Anche qui i giovani, come i nostri, spesso non hanno voce, non sono ascoltati dai media, se non per strumentalizzazioni, e non si sento davvero rappresentati dal mondo del giornalismo.

Che cos’è per noi il Bullone?

Un giornale ma soprattutto una Fondazione fatta da giovani che hanno esperienze di malattia e di esclusione; uno spazio aperto in cui non c’è giudizio, uno spazio di creatività in ogni forma, in cui poter coltivare il proprio talento. Un luogo di esperienze, un percorso trasformativo, che collabora anche con aziende, un luogo di dialogo transgenerazionale, un luogo in cui viene trasformata la vulnerabilità in risorsa

“Che cos’è per noi il Bullone? Un giornale, ma soprattutto una Fondazione fatta da giovani che hanno esperienze di malattia e di esclusione; uno spazio aperto in cui non c’è giudizio, uno spazio di creatività in ogni forma, in cui poter coltivare il proprio talento. Un luogo di esperienze, un percorso trasformativo, che collabora anche con aziende, un luogo di dialogo transgenerazionale, un luogo in cui viene trasformata la vulnerabilità in risorsa.”

Che cosa vuol essere il Bullone europeo?

Un magazine sociale, digitale, realizzato da giovani che si confrontano con esperienze autentiche, una piattaforma che racconti le storie di ognuno di loro, attraverso la valorizzazione dei loro talenti, attraverso il dialogo, l’esperienza dell’ascolto e dell’incontro, attraverso il confronto con adulti che si mettono in discussione e in ascolto attivo e trasformativo

La strada è ancora lunga, piena di domande. Però quello che è certo è che questo viaggio ha rafforzato in me il senso della possibilità e soprattutto dell’urgenza dell’agire oggi, in favore del futuro di tutti noi. Ognuno a modo suo, ognuno con la propria peculiarità, ma tutti per un bene comune, che non può non essere per noi oggi (almeno) europeo.

questo viaggio ha rafforzato in me il senso della possibilità e soprattutto dell’urgenza dell’agire oggi, in favore del futuro di tutti noi.”