Santino Gaudio: come genitori e insegnanti possono aiutare i ragazzi fragili

Santino Gaudio
"Santino Gaudio: come genitori e insegnanti possono aiutare i ragazzi fragili". Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale DALL·E 2

di Cinzia Farina, B.Liver

Per Santino Gaudio, psicologo dell'adolescenza, la condizione emotiva dei giovani è un'emergenza a cui dobbiamo rispondere oggi.

Dottor Gaudio, secondo lei i disturbi neuropsichiatrici sono aumentati in questo periodo?

«Purtroppo negli ultimi anni vediamo molti giovani adulti, quelli che magari avevano solo un disturbo compensato, che hanno cominciato a dimostrare un peggioramento.

Con la pandemia sono cambiate le regole delle interazioni sociali e la necessaria riduzione della libertà, ha impattato sulla condizione emotiva. Il tono dell’umore nella società oggi è “ridotto”, come se fossimo andati verso una situazione di rallentamento e di maggiore tristezza.

Naturalmente i ragazzi che avevano una fragilità o degli elementi psicopatologici sotto soglia, hanno cominciato a dimostrare nel post pandemia una vera e propria difficoltà psichiatrica o psicologica».

Un articolo su Il Fatto Quotidiano racconta di 56 ragazzi che dall’inizio dell’anno hanno lasciato il liceo Berchet. Un sondaggio degli studenti dell’istituto ha rivelato una situazione di stress. Cosa ne pensa?

«È un fenomeno che nasce dalla minor capacità di resilienza. La difficoltà può essere amplificata nel momento in cui abbiamo un’abitudine soltanto nel “riuscire subito”.

Ci dovrebbe essere più vicinanza tra il genitore e la scuola, bisognerebbe che lo sportello psicologico, già presente in alcuni istituti, fornisse sempre di più un sostegno al genitore da un punto di vista emotivo. È assolutamente necessaria la presenza sia della famiglia che delle istituzioni in quanto scuola.

La capacità di superare la frustrazione, che sia per un brutto voto o una richiesta eccessiva di compiti, dovrebbe essere mediata dal genitore, come primo sostenitore nel far passare il messaggio che per riuscire a raggiungere gli obiettivi bisogna sacrificarsi.

Oggi la parola sacrificio è come se fosse stata espulsa dalla formazione. Il ruolo sociale degli insegnanti è cambiato molto, fino a trent’anni fa aveva una sua identità sociale che oggi non è riconosciuta».

“Oggi la parola sacrificio è come se fosse stata espulsa dalla formazione.”

Santino Gaudio

Riferendomi al caso della psichiatra Barbara Capovani, uccisa da un suo ex paziente, come bisognerebbe agire per evitare simili tragedie?

«È sempre difficile trovare una soluzione semplice. Naturalmente non dobbiamo delegare tutto quanto alla giustizia, ai tribunali o alle forze dell’ordine, come non possiamo fare lo stesso per la parte medica e per la parte psichiatrica.

Con la nuova psichiatria, quella della legge Basaglia, la difficoltà è proprio di riuscire a tenere sotto protezione il paziente; proteggerlo quando si evidenziano dei rischi, sia diretti alla propria persona che verso gli altri. Questo atteggiamento odierno un po’ “morbido”, viene forse a compensazione di una legge dura, rimasta in vigore fino al 1978.

Oggi dà poca possibilità allo psichiatra di determinare un trattamento sanitario obbligatorio, che potrebbe anche essere soltanto di tipo farmacologico. Si dovrebbero cambiare le regole del trattamento sanitario, inserire la pericolosità come un elemento per poter imporre la cura.

Se non c’è questa libertà è chiaro che il problema ora lo vediamo con la tragica scomparsa della collega psichiatra, ma giornalmente le famiglie, oltre che i medici psichiatrici e psicologi, combattono con pazienti che possono essere potenzialmente pericolosi e non sono costretti a curarsi».

Santino Gaudio, medico specializzato in psichiatria e psicoterapia dell’adolescente e del giovane adulto. È esperto nella diagnosi e nella cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare

Alla psichiatria sono date le risorse economiche per far fronte a tutto questo?

«Le residenze psichiatriche che hanno preso il posto degli ospedali psichiatrici sono poche e con personale insufficiente. Molte volte si bandiscono concorsi, ma i medici non partecipano perché sanno di trovarsi di fronte a una situazione di difficile gestione.

C’è una condizione degli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) che è veramente limitata da un punto di vista dei posti letto. Vorrei sottolineare anche i pochissimi posti per gli adolescenti: in Italia c’è questa divisione tra minorenni e maggiorenni.

Il paziente che tenta un suicidio o comunque ha delle azioni autolesive, dovrebbe andare in un reparto di psichiatria attrezzato per poterlo seguire, e per quanto riguarda i ragazzi sotto il diciottesimo anno di età, i posti disponibili dalla sanità sono veramente esigui».

Siamo sicuri che questo fenomeno sia di sola pertinenza sanitaria?

«No, ci dovrebbe essere una sorta di lavoro incrociato tra la parte sanitaria, quella giudiziaria e le forze dell’ordine. Ci sono infermieri che sono formati a lavorare negli SPDC.

Quando c’è un rischio per sé o per gli altri è necessario che ci siano delle persone assolutamente preparate a fare questo. Naturalmente non può essere delegato allo psichiatra fare da poliziotto o all’infermiere da carabiniere. È necessaria la formazione in più campi».