Il biglietto magico del rigattiere

"Il biglietto magico del rigattiere": illustrazione realizzata per Il Bullone da Davide Casartelli, @neo.illustrations, Scuola del Fumetto, Milano

di Mario Raggio, B.Liver

Non capita quasi mai che a Villallegra tiri vento. Le giornate sono solitamente molto calde e le persone fanno il bagno in qualunque momento dell’anno. È proprio questo che Agnese adora di Villallegra.

Ogni giorno, appena tornata da scuola, Agnese chiede a sua madre quando potrà tornare al paesino che tanto, fin da piccola, le aveva scaldato il cuore e riempito la mente di ricordi carichi di sorrisi.

Da qualche anno però, il lavoro di sua madre si è fatto più impegnativo e non c’è più stato modo di organizzare le solite vacanze di famiglia. Forse per vergogna, forse per non far spegnere la speranza negli occhi di sua figlia, la madre non ha mai detto ad Agnese il vero motivo per cui da anni non tornano a Villallegra e continua a rispondere alle quotidiane domande della figlia rassicurandola, dicendole che senza dubbio sarebbero tornate al mare insieme la prossima estate.

Mai per un attimo Agnese aveva dubitato di sua madre; era sicura, quest’anno come i passati, che sarebbe riuscita ad abbracciare di nuovo con gli occhi quel piccolo paesino che tanto le piaceva; sognava ad occhi aperti di vedere quella chiesetta che dall’alto della collina la proteggeva mentre faceva il bagno, rivedeva il chiosco dei frullati, la gelateria a due passi dal mare, le pareva quasi di sentire i suoi amici correre verso di lei aumentando sempre di più il passo e tracciando traiettorie sempre più ampie con le gambe per evitare di scottarsi con la sabbia. Agnese amava ripercorrere col pensiero le strade di quel paese, la faceva sentire sicura, leggera, spensierata.

Passano i giorni, poi le settimane, Agnese si guarda indietro e vede anni che non è neanche sicura di aver vissuto; quanto tempo è passato dall’ultima volta che si è sentita felice? Da quanto non vede Villallegra? Decide, appena arrivato luglio, con la scuola che già da un pezzo riposa e le giornate che si sono fatte più lunghe, di insistere con sua madre.

Agnese entra in cucina e, fredda, le dice che se non fossero andate insieme a Villallegra neanche questa estate, lei ci sarebbe andata da sola. La madre, convinta del fatto che una ragazzina di 14 anni non sarebbe mai riuscita ad andare da sola in un posto così lontano, per di più senza soldi né un letto dove dormire, decide di essere sincera con lei, spiegandole i motivi per i quali, neanche per quest’anno, sarebbero riuscite ad andare in vacanza.

Agnese si è sentita tradita dalle parole della madre, presa in giro, trattata come un problema di poco conto che è sufficiente rimandare piuttosto che risolvere; non riesce a trattenersi dal piangere. La madre prova ad avvicinarsi a lei, ma più volte viene allontanata. Agnese è chiusa in camera, non pensa più a nulla, non ha più certezze, nessuna tranne Villallegra. Sa che lì ora sarebbe felice e decide d’impulso che deve partire davvero.

Prepara uno zaino con qualche vestito, un pacco di biscotti e dell’acqua ed esce di casa mentre sua madre sta facendo la doccia. Ora è sola con sé stessa, ma non si tiene compagnia, ignora l’Agnese che è dentro di lei, non le chiede cosa stia provando né se sia sicura di ciò che sta facendo. Avanza a passo svelto verso la stazione; non ha idea di come si faccia a prendere un treno, non sa dove guardare, dove andare.

Per strada incontra il rigattiere di paese che la saluta chiedendole cosa facesse tutta sola davanti alla stazione. Agnese ha un attimo di dubbio ma poi capisce di potersi fidare di lui e gli racconta tutto.

Mentre Agnese parla il rigattiere non sembra preoccupato né contrariato, anzi, quasi accenna un sorriso, una cosa molto rara perché tutti parlano del rigattiere come di un uomo molto serio e riservato. Appena finito di parlare, Agnese rimane qualche secondo a fissare lo sguardo dell’uomo. Gli stessi occhi che aveva sempre visto vitrei e inespressivi erano ora traboccanti di emozioni.

Il rigattiere dice ad Agnese che non è una buona idea partire con il treno non sapendo neanche quanto disti la stazione dalla parte a lei nota del paesino. Invece di consigliarle di tornare a casa, però, le dice di seguirlo nel suo negozio. Una volta lì il rigattiere tira fuori da un cassetto un vecchio biglietto sbiadito. Lo dà ad Agnese dicendo che si tratta di un biglietto speciale: basta metterlo in tasca, chiudere gli occhi e ci si troverà nel posto nel quale si desidera più profondamente essere in quel momento.

Proprio quando Agnese sta per chiudere gli occhi il rigattiere si ricorda di doverle dire altro sul funzionamento di quel biglietto. L’unico modo per tornare indietro, ovunque il biglietto porti chi lo usa, è strapparlo; però una volta fatto non sarà più possibile tornare nel posto in cui si è stati grazie al suo potere. Agnese sente di non avere alternative, è sicura che non tornerà mai più a Villallegra. Ringrazia il rigattiere, mette in tasca il biglietto e chiude gli occhi.

Eccola! La chiesetta sulla collina! È proprio qui a due passi da lei. Non riesce a crederci. Inizia a correre lungo le vie che tutti i giorni per anni ha immaginato di attraversare. Non si ferma, vuole rivedere tutto, è carica di energia. Sente il caldo del sole che le batte sul viso, si spoglia e si butta in mare. Le sembra di essere tornata bambina, non ha più pensieri, neanche si ricorda più di essere scappata di casa. Decide di fare una nuotata, parte ed è instancabile, supera la boe, continua a nuotare; non ha paura, si sente al sicuro, è a Villallegra.

Mentre nuota si alza un forte vento. Agnese comincia a nuotare verso riva sempre molto tranquilla, non capita quasi mai che tiri vento a Villallegra, durerà poco, pensa. Il vento si fa sempre più forte e il mare si agita. Le onde portano Agnese su e giù mentre cerca di tornare sulla spiaggia. Il mare ha portato via i suoi vestiti e il suo zaino. Agnese non è più così tranquilla. Nonostante la marea che le lascia poco respiro, Agnese riesce a tornare a riva. Ora è sola, nuda, ha freddo e non guarda più la collina.