Azienda in crisi: l’idea di un grande manager per evitare il fallimento

Sfida al fallimento
"Ero pronto perché ero preparato e sapevo che il duello sarebbe stato sempre alla pari." Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale DALL·E 2
La storia di un dipendente che, con determinazione, intelligenza e spirito di sacrificio, ha salvato un'azienda e decine di posti di lavoro. Scopri anche le altre storie della rubrica "Imparare a cadere".

di Edoardo Rogora

Fallimento: procedura con la quale un imprenditore insolvente è spossessato dal tribunale di tutti i beni che vengono liquidati per pagare i creditori. È dichiarato con sentenza che accerta lo stato di insolvenza e nomina un curatore fallimentare che esegue la procedura. Questa può essere evitata o conclusa con il concordato.

Fine degli studi, inizia la routine del lavoro

Terminati gli studi e in attesa di essere chiamato per il servizio militare obbligatorio, cerco un posto di lavoro. Non importa il tipo di azienda, il compenso, l’attività che devo svolgere. Accetto una proposta e inizia la mia routine quotidiana, sempre gli stessi orari e comportamenti.

Penso alle persone che abitano nel mio quartiere, alla loro vita che scorre lentamente giorno dopo giorno, con il miraggio del raggiungimento della pensione. Sono tranquilli, sereni e se puntassero il dito su un giorno qualsiasi del calendario direbbero esattamente come passerebbero quella giornata. Non voglio pensare a queste cose, sono giovane, incomincio ora a lavorare, meglio scacciare questi pensieri.

Arriva una nuova opportunità

Inaspettatamente mi si offre un’altra possibilità, un ragazzo con cui ho studiato mi dice che suo padre, che possiede una fabbrica, cerca un giovane da inserire nel suo organico. Pieno di entusiasmo accetto e mi trovo in un’altra realtà. Sono contento, affascinato dal nuovo lavoro e con passione mi inserisco nel nuovo contesto quotidiano.

Passano le settimane e comincio a sentire il solito malessere della quotidianità, lo scaccio dalla mente e penso che fra poco dovrò andare via, la vita militare mi aspetta.

Arriva il giorno della partenza, 18 mesi lunghi, uguali, di una monotonia scoraggiante. Finalmente tutto finisce, il ritorno a casa, la ripresa del mio lavoro.

Mi aspetta una nuova situazione

Ma la situazione era cambiata radicalmente: il papà del mio amico era in condizioni di salute molto gravi e non poteva lavorare. La fabbrica era gestita dal fratello maggiore che da qualche tempo aveva affiancato il papà e il fratello minore, il mio amico, che da qualche mese aiutava come poteva.

Per la prima volta sento pronunciare la parola «fallimento». Hanno contattato una società francese molto esperta in organizzazione che farà un’analisi meticolosa per stabilire se, con le dovute modifiche, si sarebbe potuto continuare oppure se fosse necessaria la soluzione più drammatica. Dopo dieci giorni sarebbero iniziati i lavori della società francese, ed entro quattro mesi sarebbe stata pronta la loro relazione.

Inizia la mia sfida con il fallimento

Presi la palla al balzo e mi proposi, gratuitamente, di affiancarli in modo che, nell’ipotesi che il lavoro continuasse, ci fosse qualcuno che mettesse in pratica i loro suggerimenti. Furono mesi intensi, sei giorni alla settimana di lavoro, relazioni quotidiane a tarda sera con contrasti e approfondimenti. Erano in tre e parlavano molto bene l’italiano, io ogni giorno lavoravo con uno di loro.

Ero affascinato da quello che facevano e dicevano e per la prima volta mi sentivo realizzato. I giorni passavano, io ascoltavo e riflettevo, non sempre convinto di quello che dicevano. Immagazzinavo tutto perché ero affascinato e avevo preso una decisione: quello sarebbe stato il mio futuro.

I quattro mesi finirono e loro illustrarono la relazione alla presenza mia e dei fratelli. Grafici, considerazioni, soluzioni nuove, licenziamenti, uffici da eliminare, verdetto finale: chiusura totale rischio fallimento. Ancora oggi mi ricordo lo sguardo smarrito dei ragazzi, «cosa diciamo al papà?».

“Cosa diciamo al papà?”

La mia proposta per sconfiggere il fallimento

I francesi avevano finito il loro lavoro, salutarono e partirono. Noi, silenzio assoluto, immobili. Con voce roca incominciai a parlare: «Ho seguito come un’ombra per quattro mesi quei signori. Per loro è stato un lavoro, uno dei tanti; fra qualche giorno saranno in un’altra città, presenteranno altre relazioni e poi continueranno il loro viaggio e il loro lavoro.

Io mi sono fatto un’altra convinzione ed è così forte che vi faccio una proposta: datemi carta bianca, voglio parlare con i dipendenti, con la banca, con i fornitori, con i clienti, con i rappresentanti che vendono i nostri prodotti. Ho solo bisogno del vostro aiuto, nessun ostacolo ma solo collaborazione, fra due mesi il sole tornerà a splendere.

Non pretendo compensi, ho già lavorato quattro mesi, posso aspettare altri due mesi. Alla fine, alla luce dei risultati ottenuti, mi compenserete e mi metterete in una posizione consona».

Comincia un lungo cammino

Incominciai con loro al mio fianco: verifica del personale, riscontrata eccedenza di dieci unità. Acquisto di nuove macchine per evitare licenziamenti, controllo del magazzino e rimanenza da vendere. Confronto con i fornitori vecchi e ricerca di nuovi per rivedere prezzi e condizioni di pagamento. Ricerca di nuovi clienti e incontro con i vecchi. Riunione con i venditori per stabilire quote di vendita, al di sotto delle quali scindere il contratto. Presentato il progetto analitico al direttore della banca.

Tutti avrebbero dovuto collaborare con volontà e sacrificio per superare la pericolosa situazione dell’azienda. Ma ero sicuro che insieme ne saremmo usciti.

Cominciò un lungo cammino con gioie e dolori, momenti di euforia, altri di sconforto. Alla fine il traguardo fu raggiunto, io mi sentivo felice e appagato. Altre corse oltre l’ostacolo mi aspettavano.

Quella parola terribile «FALLIMENTO», era stata sconfitta e non mi faceva paura. Ero pronto perché ero preparato e sapevo che il duello sarebbe stato sempre alla pari.

“Quella parola terribile «FALLIMENTO», era stata sconfitta e non mi faceva paura. Ero pronto perché ero preparato e sapevo che il duello sarebbe stato sempre alla pari.