Identità e dati personali: conservare l’umanità online

Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli
Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

I dati personali che utilizziamo online danno vita ad una nuova identità. Ma come facciamo a conservare la nostra umanità nel web.

di Mario Raggio

Ciò che siamo è difficile da definire: ogni persona è la somma di tutti i «noi» a cui appartiene, di tutte le decisioni che prende e di tutte le emozioni che prova. L’identità cambia continuamente e per quanto si cerchi di cristallizzarla in definizioni fisse, non si riesce mai a comprenderla per intero.
Nonostante questa continua metamorfosi di ciò che siamo, dentro di noi abbiamo l’impressione di conoscerci, trattiamo alcuni lati del nostro carattere come fissi e inamovibili e ci stupiamo quando, a distanza di tempo, li troviamo cambiati.

Se avessimo un’identità fissa e ci conoscessimo perfettamente, non sarebbe possibile prendere decisioni che non rispecchino al cento per cento i nostri bisogni più intimi, o che fossero dannose per noi stessi: in sintesi, non potremmo sbagliare.
Essere liberi, però, è proprio darsi la possibilità di cambiare, di sbagliare, di mettersi in dubbio e di scoprirsi diversi da come ci immaginavamo.
Date queste premesse è bene porre una domanda più pragmatica: cosa rimane e cosa rimarrà della nostra libertà in un mondo in cui veniamo continuamente profilati e in cui ci vengono imposte delle «libere scelte» da prendere?

Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli
Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

Identità e dati personali

Quando navighiamo in rete forniamo migliaia di dati personali ai proprietari dei siti che visitiamo. Non si tratta solamente dei dati che scegliamo di mettere a disposizione – come ad esempio i nostri dati anagrafici quando facciamo un login -, ogni informazione riguardo la nostra esperienza online viene raccolta e analizzata; quanto tempo passiamo su un sito, il nostro presunto stato d’animo mentre scorriamo la bacheca di un social network, tutto ciò che cerchiamo e ogni messaggio che inviamo e riceviamo. Tutti questi dati permettono, una volta venduti agli inserzionisti, di delineare il nostro profilo comportamentale, quindi di definire in schemi fissi la nostra identità che è cangiante per natura, e capire di quali prodotti o servizi avremo bisogno, o quale partito politico saremo più inclini a votare.
Yuval Noah Harari in Homo Deus scriveva:«Quando avremo un sistema che davvero mi conoscerà meglio, sarà dissennato continuare a riconoscere l’autorità del sé narrante. Abitudini liberali come le elezioni democratiche diventeranno obsolete, perché Google sarà in grado di rappresentare perfino le mie personali opinioni politiche meglio di me».

Questa è senza dubbio una prospettiva preoccupante, nessuno vorrebbe delegare le proprie decisioni a un algoritmo. Quello che Harari ha fatto è stato portare all’estremo la condizione nella quale già viviamo; anche se non in modo così manifesto, alcune delle nostre decisioni vengono già prese da terzi (che molto spesso neanche sono persone ma algoritmi).

Tornando alla questione dell’identità, noi lasciamo che un sistema di calcolo automatico pretenda di conoscerci e di incasellarci in strutture fisse sulla base di un freddo calcolo di probabilità e sulla raccolta empirica di migliaia e migliaia di dati.

Conservare umanità online

Se ci pieghiamo a questo, annulliamo la nostra persona e lasciamo che ciò che siamo venga trattato allo stesso modo di una merce; decidiamo di essere divisi in «tipologie di persona» sulla base di ciò che guardiamo o acquistiamo, inoltre accettiamo che ci venga tolta la libertà di scegliere liberamente e che ci vengano suggerite insistentemente delle possibili strade da percorrere.

Non è lo scopo di questo articolo fornire consigli su come ridurre la quantità di dati che forniamo quando navighiamo online, piuttosto si deve far fronte agli effetti concreti di questo fenomeno, tra cui il progressivo isolamento sociale e la graduale riduzione della comunicazione faccia a faccia.

Non dobbiamo permettere che qualcuno o qualcosa ci dica chi siamo o chi dovremmo essere, dobbiamo restare dinamici, permetterci di cambiare, dobbiamo conservare la nostra umanità, dare spazio alle emozioni e coltivare le relazioni offline, altrimenti rischiamo di perderci e di diventare un bicchierino di informazioni in un oceano di dati.