Intervista a Eugenio Borgna: umiltà + gentilezza = pace

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Eugenio Borgna è uno psichiatra, saggista e accademico Italiano. Fin dai primi anni 60, ha adottato metodi di cura incentrati sul dialogo…

di Debora Marchesi

Eugenio Borgna è uno psichiatra, saggista e accademico Italiano. Fin dai primi anni 60, ha adottato metodi di cura incentrati sul dialogo e l’ascolto empatico del paziente; ponendo al centro dell’attenzione la persona e non la sua malattia. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1954 all’Università di Torino; specializzato poi in psichiatria, ha diretto per diversi anni il servizio psichiatrico dell’ospedale Maggiore di Novara. Dal 2018 è insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Autore di numerosi saggi, oggi Eugenio ha 91 anni e mi accoglie al telefono in modo estremamente cordiale e gentile. Gentilezza: un concetto semplice ma potente che le tutte le nuove generazioni dovrebbero imparare dalle persone più anziane.

Viviamo tempi difficili: ci sono 60 guerre nel mondo, compresa quella tra Russia e Ucraina. Perché non possiamo convivere in pace e civilmente?

«Questa domanda può sottintenderne altre due: cosa siamo capaci di fare? La violenza è nei cuori delle persone? Domande semplici ma complesse. È forse la follia a determinare certe azioni dell’uomo? Non c’è una vera ragione psicologica dietro alla violenza delle persone. Nella vita le persone possono essere pericolosissime e creare morte e distruzione e non si tratta necessariamente di follia. Perché la follia, come diceva un poeta tedesco (Clemens Maria Brentano), è la sorella infelice della poesia; le persone folli sono persone umili, consapevoli dell’interezza della vita e anche capaci di generosità. “Fragilità” è un’altra parola importante. Se siamo fragili siamo anche capaci di ascoltare e comprendere gli altri. Le persone troppo sicure di sé, sono incapaci di ascoltare gli altri. Sant’Agostino scriveva che la verità vive nella fragilità. A sua volta fa parte dell’interiorità e delle sue emozioni, che a volte possono portare l’uomo a compiere violenze».

Come possiamo educare gli uomini a stare insieme nonostante le differenze culturali, sociali e religiose?

Dott. Borgna mi chiede che cosa ne penso io. Una delle constatazioni che faccio è che le guerre ci saranno sempre, per una profonda difficoltà da parte dell’uomo ad accettare differenze e convivere. Non credo che sia possibile una trasformazione della società verso la convivenza civile; quindi mi spiega la sua visione: «Le guerre ci sono sempre state e continueranno, nella misura in cui le persone non smetteranno di essere apprezzate sulla base della ricchezza e del potere; finché i cuori delle persone abiteranno nell’egoismo, le relazioni umane non saranno possibili. Se chi ha “commesso” la guerra, avesse avuto coscienza non ci sarebbe stata la guerra. Intendo anche le piccole guerre quotidiane; come isolare chi la pensa diversamente. Dobbiamo stare bene con noi stessi prima che con gli altri e solo se siamo capaci di metterci in discussione ogni volta, possiamo soffocare la violenza e creare punti di contatto».

Quanto è importante essere umili per convivere con gli altri?

«È importante soprattutto essere umili nelle parole. Le parole possono ferire peggio dei gesti. Ci sono parole che dovrebbero scomparire. Una di queste potrebbe essere “demenza”, genera angoscia fin dal momento della diagnosi. Le parole vengono dal cuore e devono essere portatrici di speranza. Conosce Leopardi? Nel Manuale di filosofia pratica diceva che non si può vivere senza speranza. Quante parole aggressive leggiamo o sentiamo ogni giorno? Ogni parola deve essere accompagnata dai gesti: dobbiamo essere capaci di sorridere e di piangere. Dovremmo imparare tutti dalle donne, solitamente sono le più sensibili; gli uomini spesso si sentono portatori di verità assolute, sono più propensi alla violenza e resistenti alla psichiatria. Ho diretto per anni un manicomio femminile a Novara e ho potuto toccare con mano questa verità. Dobbiamo essere capaci di sacrificare le nostre ambizioni per riuscire a sognare e a realizzare una vita dotata di senso».

Ogni tanto durante l’intervista Eugenio Borgna si ferma, mi chiede se riesco a comprendere e a seguire il suo discorso, mi chiede se sta esprimendo concetti troppo complicati. Ammetto che non è stato del tutto facile seguire il filo del discorso, ma ho apprezzato molto tutti i concetti sopra espressi e, in particolar modo, mi è piaciuto come il Dott. Borgna sia riuscito a fare spesso dei paragoni con la poesia, perché in effetti la poesia può essere una testimone importante anche quando si parla di psichiatria e psicologia.