Dall’Ucraina in Brianza «Felici di sentire le bimbe giocare»

Noah Silliman
Noah Silliman

La guerra ha i loro volti, quelli di Marianna e delle sue figlie, di nonna Gioia e delle nipoti, ma la salvezza ha un nome: Andrea…

di Annagiulia Dallera

La guerra ha i loro volti: quelli di Marianna e delle sue figlie Emilia e Kira, di 7 e 11 anni; quelli di nonna Gioia e delle nipoti Viktoriia e Sofiia, di 7 e 14 anni. La signora Marianna e le bambine, che sono anche cugine tra di loro, hanno tutte fatto un lungo viaggio per arrivare in Italia dalla stessa città ucraina: Chernivtsi che si trova a 50 chilometri dal confine con la Romania. Invece, la distanza tra l’Italia e l’Ucraina e le bombe, le sirene, la morte è di 1660 km. Ma è abbastanza per dimenticare cosa hai lasciato? Una casa, un parente, una famiglia, un animale domestico, un lavoro, una vita.

Marianna è arrivata qualche giorno fa con un aereo atterrato all’aeroporto di Bergamo. Le quattro bambine sono arrivate 3 settimane fa con un pulmino, accompagnate da Olga, la figlia della signora Zoya, detta Gioia, l’unica che il viaggio l’ha fatto 22 anni fa quando è venuta nel nostro Paese per fare la badante. Da allora è sposata con il signor Franco, cittadino italiano. I due nuclei familiari sono ora a Vergo Zoccorino, frazione di Besana Brianza.

La salvezza porta il nome del signor Andrea che con un immenso gesto di bontà, di generosità ospita le due famiglie ucraine. Il primo contatto è stato con una referente della Caritas, poi c’è stato l’intervento del sindaco e dei servizi sociali del comune di Besana Brianza. La Caritas aveva dato il primo lavoro di badante a Gioia quando è arrivata in Italia 22 anni fa, mentre Il sindaco di Besana è ora vicino di casa di quest’ultima. 

Quando avviene il nostro incontro, scopriamo che Andrea non si vuole fermare qui. Ha ancora delle stanze che vuole mettere a disposizione. Il signor Andrea parla di «gesto di egoismo» quando gli chiediamo perché abbia fatto questa scelta. Dallo scorso luglio ha perso sua moglie e si è trovato a vivere da solo. «Sono proprio felice quando sento i rumori delle bambine che corrono di qui e di là» ci dice. Fossero tutti «egoisti» come lui… 

E quando chiediamo com’è la convivenza, nonna Gioia con grande entusiasmo risponde: «È bellissima. Le bambine si divertono. A volte non riesco a farle smettere di giocare». Gioia non avrebbe bisogno di ospitalità, ma è andata a vivere dal signor Andrea proprio per occuparsi delle quattro bambine. La figlia di Andrea ci spiega: «Noi abbiamo detto fin da subito: fate come se foste a casa vostra. Chi ospitiamo deve sentirsi indipendente e per questo gli abbiamo dato anche le chiavi di casa. L’importante è collaborare». 

Daiga Ellaby
Credits: Daiga Ellaby

Marianna e il signor Andrea

Le bambine la mattina studiano, pranzano, e nel pomeriggio si dedicano al riposo e al gioco. Quando arriva il fatidico momento dei compiti, ecco che c’è anche qualche pianto. È difficile sottrarsi alle gioie di arrampicarsi sugli alberi o a quelle di giocare nella stanza in mansarda, ormai ribattezzata «il buco nero», luogo dove i figli del proprietario di casa giocavano da piccoli. 

Sofiia e Kira sono molto amiche di Sara, la nipote del signor Andrea. Kira in Ucraina praticava ginnastica artistica, mentre Sofiia faceva danza classica come Sara. Le loro passioni le hanno unite. All’inizio sono state costrette a comunicare attraverso Google Traduttore, ma da un po’ di tempo iniziano a capirsi anche senza. È proprio come se ballassero sulla stessa musica, senza bisogno di conoscere le parole, i passi l’una dell’altra per intendersi e coordinarsi. 

Sofiia ci dice: «L’Italia è bellissima. Questa famiglia ci ha accolto benissimo. Non solo ci ha dato un posto dove vivere ma ci ha anche fornito un supporto emotivo incredibile».Ma forse sono le parole del signor Andrea che possono toccare il cuore, l’anima e magari anche l’ignoranza e l’indifferenza di chi guarda dall’altra parte: «Qui le bambine possono studiare, imparare l’italiano e stare tranquille. Voglio che vivano al sicuro nel loro Paese, ma qualora non fosse possibile, vorrei vederle crescere qua. So che, anche se io non ci fossi più, i miei figli porterebbero avanti il mio intento».

In realtà per le figlie di Marianna già si prospetta un futuro lontano dall’Italia oltre che dall’Ucraina. Marianna è venuta qui solo per un motivo: predisporre i documenti per portare le due bambine in America da un parente. Presto partiranno tutte insieme e appena sarà possibile lei tornerà a Chernivtsi. Marianna è medico specialista in dermatologia e malattie infettive ed è proprietaria di una clinica privata nella sua città di origine. La struttura è diventata un luogo di passaggio per chi cerca di uscire dal Paese: in tre settimane sono arrivate circa 400 persone.

Ci sono molte mamme con bambini che vengono accompagnate da padri e mariti e che qui si separano perché gli uomini tornano al fronte a combattere. Marianna, in quanto medico, fa parte dell’esercito ucraino e quando tornerà in patria non solo userà il suo stetoscopio, ma si dice pronta anche ad imbracciare un fucile. E come lei, tante altre lo stanno facendo e lo faranno. Noi invece, come il signor Andrea, speriamo che Emilia, Kira, Viktoriia e Sofiia continuino a piangere solo per i compiti e che l’unico «buco nero» che dovranno conoscere d’ora in poi non sia il dramma della guerra, ma solo la mansarda dove giocano.