Marina e Gisella, le mamme di Sorelle per Sempre

Marina e Gisella, le mamma di Caterina Alagna e Melissa Foderà, due bambine scambiate nella culla, raccontano la loro storia e la loro esperienza di “famiglia allargata”.

di Cinzia Farina

Caterina Alagna e Melissa Foderà, nate a Mazara del Vallo nella notte di Capodanno, 23 anni fa vennero scambiate nella culla.
Due famiglie che non si conoscevano, due bambine che iniziavano a frequentare lo stesso asilo.
Un giorno all’età di tre anni, una nuova maestra all’uscita vedendo un’incredibile somiglianza tra Caterina e la signora Marinella Alagna, le affidò per sbaglio la figlia di Gisella Foderà.

Come vi è venuto il dubbio che le bambine fossero state scambiate? 
Marina e Gisella: «In quell’occasione davanti alla scuola, ci siamo ricordate di avere partorito nello stesso ospedale quella notte di Capodanno. Un dubbio si è subito insinuato nella vita delle nostre famiglie fino a diventare certezza dopo gli esami del sangue. La mente non si placava, non smetteva di porsi domande… Cosa fare? Tacere e tenere la bimba sbagliata? Strappare quella giusta alla sua famiglia? Vivevamo come dentro una bolla di vetro, non percepivamo più i rumori e non riuscivamo a vedere il mondo intorno a noi, una situazione surreale».

Gestire il delicato equilibrio familiare, il momento più difficile, come ci siete riuscite? 
Marina: «Abbiamo pensato da subito solo al bene delle bambine, ci voleva tantissimo amore e coraggio. Anche le altre mie due figlie di sette e otto anni con la loro complicità mi hanno aiutato, contribuendo alla ricerca della stabilità che stava iniziando a vacillare».

Le bambine sono riuscite a integrarsi abbastanza velocemente nella nuova situazione?
M. e G.: «Subito non è stato facile, poi abbiamo cercato di condividere le giornate tutti insieme e di “abituarle” al cambiamento con la leggerezza di un gioco, raccontando loro la storia della cicogna che quella notte di Capodanno, nella frenesia della festa, portando le bambine ai loro genitori aveva confuso i nidi. Chiedevamo loro di chiamarci mamma Gisella e mamma Marinella, ma sempre giocando. Poi è arrivato il momento più difficile: quello dello scambio, gestire la separazione temporanea, dover andare nella casa opposta è stato davvero molto complicato».

I bambini, si sa, vivono nell’abitudine, ne fanno la loro «coperta di Linus». Come li avete aiutati a gestire il cambiamento? 
M.e G.: «Un lungo calvario tra psicologi, pediatri e consulti legali. All’inizio adattarsi alla nuova famiglia biologica non è stato facile; Caterina era molto legata a Gisella e piangeva in continuazione; Melissa invece era abituata a stare con le sue sorelle e la nuova situazione di figlia unica non apparteneva alla sua quotidianità. Noi mamme stavamo malissimo, ci facevamo mille domande interiori, vedevamo le bambine che non erano serene, cercavano con fatica di ritrovare quella che era stata la loro familiarità fino al giorno prima. Con tanto amore e pazienza abbiamo aiutato l’evoluzione della situazione, cercando anche di ricreare, con i loro oggetti personali nella casa opposta, lo stesso ambiente che respiravano prima».

L’attenzione mediatica ha rispettato la tranquillità così fragile e in divenire delle bambine, come avete vissuto e superato quella fase? 
M. e G. «Siamo state un anno chiuse in casa dopo lo scambio, senza contatti con il mondo esterno. I giornalisti venivano gestiti solo dai nonni e dagli zii, che cercavano di tenerli lontano dal nostro “nuovo mondo” di quel periodo.
Vivevamo la giornata in punta di piedi, con la paura di sbagliare ogni minimo particolare, non avevamo in quei mesi, certo, la lucidità per rispondere alle domande dei giornalisti».

Che rapporto hanno oggi le ragazze tra di loro?
Marina: «Sono come due sorelle dal carattere opposto che si completano e non litigano mai. Anzi cinque sorelle, perché nel frattempo Gisella ha avuto un’altra bambina. Oggi Caterina e Melissa hanno 23anni, frequentano il medesimo corso Universitario e condividono lo stesso appartamento a Chieti. Da allora ogni Natale, compleanno, festività ci ritroviamo tutti insieme a festeggiare con i rispettivi nonni e zii. Abbiamo cercato di affrontare la situazione quando erano così piccole, perché scoprendola da grandi magari avrebbero potuto venire a conoscenza da qualcuno in modo sbagliato, e non avremmo creato negli anni quella bella famiglia che abbiamo oggi. L’amore genera amore, in questo caso si è quadruplicato, è stato plasmato su due mamme e su due papà».

Vi possiamo considerare una famiglia allargata, un esempio per molte altre situazioni?
M.e G.: «Sì, noi abbiamo cercato di comprendere il bene del bambino, imparando ad affrontare il nuovo percorso non eliminando il vecchio, ma integrandolo. La famiglia da quel giorno aumentava, solo insieme si potevano aiutare le bambine ad affrontare quel quotidiano riscoperto all’improvviso un giorno all’uscita di scuola… Tanti genitori magari all’atto della separazione si contendono i figli, non tenendo conto degli stati d’animo del bambino, basterebbe forse accompagnare un po’ di più il loro percorso con l’amore di una famiglia allargata».

Gisella: «In quei momenti mi ha aiutato mio marito, non sono forte come Marina. Il nostro equilibrio stava vacillando, ma l’amore per le bambine, ha fatto da collante anche nel nostro rapporto e ci ha fatto ritrovare più uniti».

Quando avete deciso di raccontare pubblicamente la vostra storia? 
M.e G. «Abbiamo aspettato a parlarne fino a due anni fa, perché volevamo il consenso delle ragazze, prima di divulgarla. Ci auguriamo che questo nostro percorso possa servire come esempio a più persone, a comprendere che con l’amore si può davvero superare tutto».