Ammalarsi d’ansia è una lotta per vivere

Tutti gli esseri viventi per istinto si adattano a nuove condizioni per sopravvivere, quando non ci riescono, muoiono. La lotta contro l’ansia è una lotta non per sopravvivere ma per vivere, per raggiungere un adattamento che davamo per scontato.

di Francesca Bazzoni

Una stretta alla bocca dello stomaco, la sensazione persistente e molesta di una mano che dall’interno spreme le membra. Ti agiti, cominci ad andare in riserva d’aria, un peso sul petto: è un’altra mano che preme per schiacciarti. L’istinto di riempire i polmoni alla loro massima capacità, la pelle che si dilata, le costole che sporgono come ali di uccello.

L’ansia e il corpo

Il cuore freme, battendo veloce, troppo veloce, come quando devi tuffarti da quello scoglio che dall’acqua non sembrava così alto, il corpo che anticipa l’inevitabile apnea. Il sangue inizia ad essere pompato più rapidamente dal cuore in subbuglio che, spaventato richiama il suo diritto di ossigeno; allora respiri con più foga, con la speranza di ricevere sollievo da quella nuova aria che subito brucia nel calore delle membra. Senso di nausea, quella che non si risolve con un conato, quella che ti prende la testa.

L’ansia è una fedele compagna di disavventure. Fedele perché rimane lì, dentro di te, taciturna e velata sino a quando non decide di strisciare ancora tra le viscere e rosicchiare il corpo da dentro. A volte arriva lentamente e ti accorgi dell’acuirsi di ogni percezione, altre si manifesta così all’improvviso, da travolgerti in un’onda. È un’amante insolente e viscida pronta ad approfittarsi delle tue fragilità.

L’ansia e la mente

La mente ci arriva dopo. Quando abbiamo davanti agli occhi una ragione precisa, questa diventa un appiglio che ci permette di giustificarla, una situazione che porta stress, agitazione o emozioni che presto si confondono nel turbinio dell’ansia. Ma quest’ultima è più complessa, radicata in profondità, attaccata sotto la superficie della pelle: quel motivo specifico non è il vero motore della nostra ansia, ma solo una miccia che l’accende. Ci sono cause che si celano dietro a quelle apparenti, più gravi, più pesanti, che non vediamo chiaramente o scegliamo di non vedere.

L’ansia diventa un allarme che grida una paura che il cervello vuole ignorare, su cui forse soffermarsi è troppo difficile e doloroso, qualcosa di irrisolto che ci martella e chiede di essere affrontato. Se la mente riesce nel suo sforzo a sfuggirle, il corpo non ne è capace, la somatizza, la assorbe nei suoi angoli fino a soccomberne. Ti prende mentre guardi un film, mentre cammini per strada, quando ti rigiri nel letto cercando il sonno: quando non riesci a distrarre te stesso abbastanza. E quando succede, rimani da sola a guardarla in faccia.

La lotta contro l’ansia

«L’ansia è uno stato psichico di un individuo associato a una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una specifica situazione». Tutti gli esseri viventi per istinto si adattano a nuove condizioni per sopravvivere, quando non ci riescono, muoiono. La lotta contro l’ansia è una lotta non per sopravvivere ma per vivere, per raggiungere un adattamento che davamo per scontato.

Il mio trascorso personale mi ha portato ad ammalarmi d’ansia; troppo il corpo ha dovuto affrontare, trattenere, resistere, reagire, alleandosi con cuore e testa per combattere senza perdersi nella battaglia. E anche quando penso di aver conquistato quell’adattamento, lei ritorna, ogni volta, a scuotermi come in quei momenti in cui non riuscivo a fare altro che tremare. Un ricordo sensoriale di una parte di vissuto, un interruttore che scatta. È una cicatrice viva e pulsante che ci ricorda la mutabilità dell’essere.