Mercalli «Abbiamo solo 10 anni per salvarci»

Foto: Luca Mercalli per Detour Festival
Foto: Luca Mercalli per Detour Festival

Luca Mercalli, climatologo, meteorologo divulgatore scientifico e accademico, rilascia unìintervista al Bullone nella quale ci avverte «abbiamo 10 anni per dimezzare le emissioni di gas serra. Purtroppo, nonostante le evidenze scientifiche, l’uomo continua a produrre gas serra»

di Emanuele Bignardi

Climatologo, meteorologo, divulgatore scientifico e accademico. Luca Mercalli è tutte queste cose, ma è anche una persona profondamente impegnata nel diffondere un atteggiamento più consapevole nei confronti dell’ambiente. La nostra intervista è iniziata subito con una domanda forte: quanto tempo abbiamo prima che i cambiamenti climatici diventino irreversibili e si raggiunga il cosiddetto punto di non ritorno? Mercalli risponde con due dati, semplici e chiari:

«I dati scientifici dicono che abbiamo 10 anni per mettere in atto la transizione, cioè per dimezzare le emissioni di gas serra; quindi, il 2030 è la prima tappa di un percorso che ci deve portare, nel 2050, al punto di “emissioni zero”. Purtroppo, nonostante le evidenze scientifiche, l’uomo continua a produrre gas serra, la cui quantità aumenta ogni anno».

La metafora del fumatore, proposta da Mercalli, si addice molto alla situazione: chi fuma, e dovrebbe smettere, spesso prosegue nel suo vizio e, anziché diminuire le sigarette, le aumenta. Così stiamo facendo anche noi genere umano, perpetrando qualcosa che sappiamo far male al pianeta, e anche a noi.

Ma quali sono i fattori che portano l’uomo a resistere al cambiamento verso le emissioni zero?

«Essi sono sostanzialmente economici e psicologici/sociali. I primi sono intimamente legati alle resistenze dei mercati delle energie fossili, vista la loro posizione dominante da ormai un secolo e oltre. Inoltre, alcune nazioni e i loro governi pongono resistenze molto forti, perché possiedono sul loro territorio delle risorse fossili a basso prezzo, come ad esempio il carbone. Ovviamente, questo porta pressioni sulla comunità internazionale, rallentando di molto il processo di cambiamento». Gli altri fattori che bloccano la transizione sono di natura sociale e culturale» In generale, suggerisce Mercalli, «le persone non amano cambiare e rinunciare alle “comodità” che hanno. Riprendendo la metafora del fumatore, la dipendenza, coi suoi meccanismi, porta a procrastinare l’abbandono delle brutte abitudini. Ugualmente, è difficile lasciare quei privilegi e comodità che le energie fossili hanno portato alla parte ricca del mondo».

Piccole cose, quotidiane, il cui abbandono genera fatica. Eppure, l’unica soluzione è rinunciare a qualcosa, ridimensionare la nostra «fame di energia», così da raggiungere degli obiettivi che sono già in essere da quasi trent’anni. Infatti, la COP1 di Rio de Janeiro è il primo e principale accordo che punta alla riduzione dei gas serra. Pur non essendo vincolante legalmente, esso pone le basi per tutti gli altri accordi futuri ed è un po’ «la perdita dell’innocenza» umana in relazione ai cambiamenti climatici. Infatti, già nel 1992 si conosceva il potenziale dannoso dei gas serra, tanto che si è sentita la necessità dell’accordo di Rio de Janeiro. Tuttavia, per 30 anni non si è fatto nulla, anzi le emissioni sono costantemente aumentate.

La domanda successiva sorge quindi spontanea, vista la necessità di un intervento urgente sulla questione climatica. Cosa possiamo fare noi?

Mercalli premette che «l’impegno alla riduzione deve essere maggiore per i cittadini ricchi», che devono quindi rinunciare a qualcosa per il bene comune. Le azioni che ciascuno può fare nella vita di tutti i giorni sono tante, ma si possono riassumere nella «regola d’oro» di non sprecare.

«Non sprecare cibo, non sprecare energia e materie prime, produrre meno rifiuti». Questa regola aurea può essere declinata in tanti aspetti, primo fra tutti l’efficienza energetica delle case, ad esempio attraverso una coibentazione veramente efficiente, così da utilizzare meno energia per riscaldare o raffreddare gli ambienti.

Altro punto importante è quello dei trasporti: «bisogna viaggiare di meno, usando poco l’aereo che è uno dei mezzi di trasporto più inquinanti in assoluto. Limitare quindi i voli, così impattanti per l’ambiente. Per spostarsi è possibile favorire lo sviluppo e l’utilizzo di auto elettriche, ma solo se l’energia usata è davvero “verde”. Non avrebbe senso viaggiare su una macchina elettrica che per funzionare sfrutta l’elettricità prodotta con il carbone o con il petrolio».

È evidente che sarebbe un controsenso. Oltre ai trasporti, «anche l’alimentazione gioca un ruolo molto importante: infatti, è cruciale non sprecare il cibo», che richiede energia per essere prodotto, oltre ovviamente all’acqua e al suolo. E poi, dice Mercalli, «bisogna mangiare meno carne, perché la sua produzione contribuisce al 15% delle emissioni di gas serra, principalmente metano, e quindi al riscaldamento globale». Un’ultima azione, ma non meno importante, è il cambiamento del modo di consumare e utilizzare gli oggetti; attualmente, «è tutto improntato sull’usa e getta, si tende a buttare cose che ancora sono in buono stato». Quindi, è utile promuovere il riuso, il riciclo. Solo in questo modo si eviterà di consumare energia per produrre sempre nuovi oggetti, che verranno utilizzati solo una volta e poi buttati, creando montagne di rifiuti.

Noi possiamo agire, come individui, ma anche la politica dovrebbe farlo, non crede? Cosa può fare chi ci governa per raggiungere il traguardo delle emissioni zero? La risposta è molto lineare: «La politica dovrebbe fare in modo che tutti i cittadini mettano in atto dei comportamenti virtuosi, sia attraverso degli incentivi, ad esempio per la casa, per la mobilità sostenibile, ma anche attraverso delle sanzioni», per guidare il comportamento delle persone e fare in modo che esso diventi realmente virtuoso.
Noi giovani vogliamo comunicare, divulgare. Come si fa e cosa fanno gli scienziati per aumentare la consapevolezza e l’attenzione verso questi temi? «Ormai sono più di 50 anni che si fa divulgazione e che questi temi sono a disposizione di tutti. In realtà, gli scienziati hanno sempre fatto divulgazione; il problema sta sempre nello spazio che viene concesso loro e quindi i media hanno un ruolo cruciale. Se questi ultimi non danno spazio, anche se l’informazione c’è, non è possibile fare una divulgazione realmente efficace».

Un’ultima domanda: quanti sono i migranti climatici? «Anche in questo caso i dati sono disponibili, probabilmente sono qualche milione. Il rischio è che anche l’Europa e l’Italia, in un futuro non troppo lontano, diciamo a fine secolo, avranno parte della loro popolazione che dovrà spostarsi dai luoghi d’origine a causa del clima. A questi, si aggiungeranno i rifugiati climatici provenienti da altre regioni del mondo».

Luca Mercalli ci ha poi consigliato alcuni suoi libri per comprendere meglio i cambiamenti climatici e anche per pensare alle possibili soluzioni. Il primo è anche quello più tecnico, così lo definisce anche lui, è Il clima che cambia. Perché il riscaldamento globale è un problema vero, e come fare per fermarlo, Collana Le scoperte · Le invenzioni, Milano, BUR Rizzoli, 2019. Altro libro interessante, che ci spiega perché non stiamo realmente reagendo ai cambiamenti climatici, è Non c’è più tempo, Collana Passaggi, Torino, Einaudi, 2018. C’è anche bisogno di comprendere come attrezzarsi; quindi Mercalli propone Prepariamoci, Chiarelettere, Milano, 2011. E poi l’ultimo libro, che racconta la sua esperienza e di come si sia «attrezzato» per combattere i cambiamenti climatici: Salire in montagna, Einaudi, settembre 2020.