L’immunologo della Casa Bianca Anthony Fauci: vaccinare tutti

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"Dr. Fauci detailed not only the necessary conditions for transmission but also how one would know of infection through the accumulation of various symptoms such as vomiting, diarrhea and bleeding."

Il Bullone a colloquio con il professor Anthony Fauci, consigliere scientifico della Casa Bianca che indica come prepararsi a rispondere a future pandemie, probabili in quanto generate dai continui «salti di specie» legati allo sfruttamento delle risorse terrestri

di Roberto Pesenti

New York. Per il dottor Anthony Fauci, epidemiologo della Casa Bianca, la lezione drammatica delle grandi epidemie – quella «spagnola» del 1918 e quella attuale del Covid-19 – ci fornisce un insegnamento prezioso per il futuro:
«Siamo sempre vulnerabili, non bisogna farsi trovare impreparati senza nuovi vaccini, anzi, bisogna realizzarne uno universale. I salti di specie tra umani e animali sono infatti sempre più frequenti e producono coronavirus mortali. E contemporaneamente devono essere ridotte le diseguaglianze nella distribuzione di dosi che colpisce i Paesi dove la campagna vaccinale è minima, cioè Africa, Asia, America Latina».

Alla Global Public Health School della New York University parla Fauci, 80 anni, tre figli, consigliere scientifico di sette presidenti degli Stati Uniti, direttore dagli anni 80 dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive degli Stati Uniti.
È lo scienziato più autorevole e conosciuto d’America, ha affrontato AIDS, Ebola, Sars, Aviaria. Ora illustra analogie e differenze tra «la madre di tutte le epidemie» – la «spagnola» – e quella che stiamo vivendo. La prima ha provocato 50 milioni di morti, la seconda ha generato almeno 5 milioni di decessi, ma la catastrofe totale è stata evitata grazie al vaccino, che cento anni fa non esisteva.
A lui abbiamo posto alcune domande.

Dottor Fauci, le lezioni della storia non sempre sono ascoltate. Perché siamo arrivati ancora in ritardo ad affrontare il Covid-19? Chi ha avuto più responsabilità, la scienza o la politica?

«L’analisi delle varie fasi delle pandemie ci dice che la continua coevoluzione e sfida tra gli esseri umani e gli agenti patogeni va seguita sempre con molta attenzione. L’obiettivo permanente è individuare l’origine del virus, spesso dovuto ai salti di specie, un fenomeno quadruplicato negli ultimi decenni, dovuto a vari fattori, tra cui la deforestazione incontrollata. La guardia è stata in parte abbassata. Ma poi la velocità e l’efficienza con la quale sono stati sviluppati i vaccini hanno consentito di recuperare terreno e contrastare il Covid-19. Oggi il mondo intero ha accettato e sviluppato rapidamente la policy dei vaccini, tra cui quelli a mRna, basati su una tecnologia nuova e molto valida. I dati scientifici provano che il numero dei morti ogni giorno nel mondo è tanto più basso quanto più alto è il tasso di copertura vaccinale. Infine, il mio ruolo di scienziato è quello di raccogliere dati sull’epidemia con la maggior precisione possibile, e poi presentarli ai responsabili politici, nel mio caso al Presidente degli Stati Uniti, accompagnandoli con proposte di piani di intervento sanitario fattibili, misurabili nei loro risultati. Tocca ai politici decidere, spetta ai rappresentanti del popolo fare queste scelte».

Dottor Fauci, la terza ondata di luglio 2021 sembra rallentare in America e in Europa, con l’eccezione della Gran Bretagna: stiamo finalmente lasciandoci alle spalle la pandemia?

«L’andamento delle pandemie va esaminato sempre con prudenza e con l’orizzonte ampio e realistico visto che, dopo il crollo degli infettati, dovremo sempre in qualche modo convivere per qualche tempo con il virus. La vera buona notizia è che le nostre comunità hanno saputo reagire prima con misure drastiche dirette ad appiattire la curva dei contagi, e poi con la scoperta del vaccino. Tra qualche anno, guardandoci indietro, ci renderemo meglio conto di quanto abbiamo fatto per salvaguardare l’umanità».

Dottor Fauci, è enorme la diseguaglianza nella distribuzione mondiale dei vaccini. L’alleanza Covax delle Nazioni Unite per rifornire 100 Paesi poveri, fatica a decollare, mentre i Paesi benestanti hanno monopolizzato gran parte delle dosi messe sul mercato mondiale.

«Premettiamo sempre che una campagna di vaccinazione equa non è un’attività benefica ma una necessità strategica, sanitaria e sociale in un contesto di globalizzazione, con grandi migrazioni di massa e viaggi continui di milioni e milioni di persone tra i continenti. Se il virus si diffonde in altre parti del pianeta, povere e non, crescono le possibilità di nascita di varianti in grado di battere le protezioni dei vaccini, anche dove sono già stati somministrati».

Dottor Fauci, come si risolve ora, concretamente questa situazione?

«Intanto chi ha surplus di vaccini a disposizione deve fornirli a questi Paesi in difficoltà. Noto con piacere che il governo americano ha già donato decine di milioni di dosi di vaccino ai Paesi africani. E che l’Unione Europea e si è impegnata a dare 250 milioni di dosi all’Africa. Questa è la strada giusta».

La situazione epidemiologica in America e nel mondo è ancora molto disomogenea. Fauci racconta che per lui e il suo team c’è un grande carico di lavoro e deve aggiornare molto spesso il Presidente degli Stati Uniti, il Congresso, i Governatori degli Stati e i funzionari delle agenzie del Governo federale.
Le domande che gli rivolgono, spiega, sono sempre nuove e richiedono aggiornamenti continui, anche perché negli Stati Uniti a metà ottobre è iniziata la somministrazione della terza dose e sta per partire la vaccinazione per i bambini dai cinque agli undici anni.

In quale direzione procede l’epidemia? Quanto restano efficaci i vaccini con il passare dei mesi? Si può calcolare la durata dell’immunità per ogni tipologia di vaccino inoculato? Ci sono studi definitivi su come evolve la risposta immunitaria per ogni classe di età?

Fauci non rinuncia a mostrare le sue emozioni personali davanti alla sofferenza dei suoi malati, in particolare quelli di Hiv/Aids: lo hanno ripreso con le lacrime agli occhi nel film Fauci, storia della sua vita di epidemiologo, prodotto da National Geographic per Disney, che da ottobre sta avendo un enorme successo di pubblico negli Stati Uniti.
La destra repubblicana americana che fa riferimento all’ex Presidente Donald Trump, gli scettici, i negazionisti del virus, i «no vax» non perdonano a Fauci questa battaglia di alto profilo scientifico e morale. Da ormai più di un anno l’epidemiologo è stato messo nel mirino con insulti e minacce di morte, anche alla sua famiglia.

In che modo reagisce a questa situazione che l’ha costretta ad avere bisogno di una scorta?

«Mi fa arrabbiare. Ma l’importante è salvare le vite».