Vecchioni «YOLO, cogliere l’attimo significa inventare».

Illustrazione di Chiara Bosna
Illustrazione di Chiara Bosna

Intervistiamo Roberto Vecchioni, nella splendida cornice dei Bagni Misteriosi a Milano, per discutere il movimento YOLO, i giovani, il tempo, l’amore.

Di Ada Andrea Baldovin

Vecchioni. Dal sapore agrodolce, che si ascolta, si ama, si apprezza, ci si dimentica e poi si riascolta e lo si ama di nuovo. Un artista che con le parole ti fa viaggiare su immagini della tua vita e su emozioni che ti eri dimenticato. Praticamente inevitabile la commozione durante alcuni suoi brani che ti riconducono per mano in quel tempo della vita dove tutto era possibile, dove tutto era da fare e da scoprire, la gioventù, l’adolescenza. Sì, perché Roberto Vecchioni è prima di tutto un professore, e di ragazzi, citando lo stesso autore, «non ne conta più».

E così, dopo il concerto nella splendida e intima cornice dei Bagni Misteriosi di Milano, ci si siede (anzi lui si inginocchia perché così è più comodo) sul prato e si inizia a parlare, a chiacchierare sul nuovo tema del Bullone di questo mese: YOLOYou Only Live Once.
Parla a me, mi guarda negli occhi, nonostante siamo circondati dal gruppo di B.Liver curiosi e in ascolto.

Yolo, si vive una volta sola.

Rispetto a questo tema di YOLO, tempo fa lessi un suo libro Il Mercante Di Luci, che lo affronta in maniera molto particolare. Qual è il suo pensiero sullo scorrere del tempo?

«Molto particolare, sì. Racconta dell’incontro tra un padre e un figlio malato di progeria, una malattia che ti fa invecchiare precocemente. Il tempo è uno strano essere perché ha due dimensioni: una esterna, che è quella che vediamo, i secondi, i minuti; poi esiste un tempo immobile, che è quello che abbiamo dentro e che non si disperde mai e del quale possiamo fare quello che vogliamo, questo è sempre da considerare più forte rispetto al tempo esterno. Perché nel tempo esterno accadono cose che poi il tempo immobile raddrizza, muta. Come il senso di pessimismo ottimista: perché il mondo fuori ti frega, ma la positività che ti dona il tempo immobile riesce a mutare la tua visione del pessimismo nel mondo. È un discorso filosoficamente accettabile: “La durata del tempo non ha nessuna importanza, quello che conta è l’attimo che cogli”, spiegava Bergson».

In merito a questo come si coglie l’attimo?

«Si coglie faticosamente con la ragione e molto più facilmente con le emozioni, che sono come spugne che trattengono tutto. Mentre con la ragione l’attimo scivola via, come quando vuoi raggiungere qualcosa e nell’attimo che la raggiungi ti sei già annoiato; con le emozioni invece sei sempre all’avanguardia. Ti dico una cosa: c’è una differenza bestiale tra l’inventare e scoprire: la scienza scopre, l’arte inventa e ciò che viene inventato rimane in eterno, mentre il resto muta nel tempo. Cogliere l’attimo significa inventare».

Illustrazione di Chiara Bosna
Roberto Vecchioni interpretato da Chiara Bosna

Vivere l’attimo con gli altri.

Lei parla spesso di giovani nelle sue canzoni: cosa ne pensa di questo movimento, di questo acronimo YOLO (you only live once – si vive una volta sola). Noi ci aggiungiamo anche «insieme».

«È la prima volta che ne sento parlare. Ognuno vale dieci, cento uomini e viceversa. Vivere una vita solitaria non ha senso, il mondo è questo e bisogna viverlo insieme. C’è bisogno di non avere paura di andare dietro alle proprie inclinazioni. Non bisogna avere paura della commercializzazione, perché i propri valori sono quelli che ti rendono felice, che ti fanno sorridere quando ti specchi a casa la sera».

Come entrano le relazioni in questo YOLO?

«Ti scegli sempre delle persone che hanno un minimo del tuo carattere e del tuo modo di pensare o agire, e più si è insieme più ci si difende da questa esistenza “massacrante”. Devi convincere anche le relazioni incerte, come ho fatto io con l’insegnamento: in classe arrivavano ragazzi di ogni tipo, alcuni molto menefreghisti, ma che alla fine uscivano come persone che avevano capito e sentito tante cose, che avevano cambiato loro la vita. La relazione deve essere sentita, bisogna vivere per sogni e non per utopie».

Nelle sue canzoni sento molto l’amore e l’affetto e talvolta (mi perdoni) mi capita di paragonarle al romanzo francese Il Piccolo Principe. Come entra il prendersi cura nel tempo?

«È uno dei miei romanzi preferiti! Il tempo lo plasmiamo noi. L’importante nella vita, come pensava Seneca, è non avere tempo nullo, il tempo dove non succede niente è tempo sprecato. In ogni momento devi essere febbricitante per qualcosa senza esserne assalito, il classico “non ho tempo per far niente”. Chi è libero (nell’animo) ha sempre tempo per fare e pensare».

Tempo e Amore nell’attimo.

Quindi questo 2020 in cui tutti ci siamo visti costretti a fermarci per pensare, rientra un po’ nella sua idea di bisogno di solitudine e riflessione?

«Non dico che la solitudine faccia male. Esistono solitudine e solitarietà. La solitudine è quando sei solo perché nessuno ti vuole, la solitarietà è quando sei solo perché lo vuoi tu. L’importante, come si diceva prima, è come si è riempito quel tempo, come non lo si è lasciato nullo. Gli attimi bisogna saperli vivere tutti, anche questo, è importantissimo».

Nelle sue canzoni lei parla tantissimo di amore, quindi avrei voluto tanto chiederle cos’è per lei? E come si è evoluto questo concetto di amore negli anni?

«Per me si parte dalla tragedia sconsolata del “tutte le donne mi fregano”, al capire che invece un rapporto è fatto prima di tutto di grandissima pazienza per la visione del mondo dell’altra persona. L’amore un concetto enorme, è la continuità assoluta del vivere, è la sicurezza che la tua vita non sarà interrotta da nulla, nemmeno dalla morte. L’amore è il vivere stesso in sé, che ti porta soltanto a riempirti i polmoni di armonia, di gioia e di sorrisi e anche il dolore fa parte dell’amore, perché sono contraltari da superare, se ci fosse solo il bene saremmo fregati, perché non avremmo la capacità di valutare quanto conti questo bene. L’amore non è un fatto personale, è qualcosa di immenso che non ha una dimensione. Dante e i provenzali avevano ragione in questo “e par che de la sua labbia si mova/ uno spirito soave pian d’amore/ che va dicendo a l’anima: Sospira”».

Ed è con quest’ultima, bellissima, citazione dantesca che ci si alza dal prato con la consapevolezza di aver ricevuto una dolce lezione di vita dal professore che è nel cuore di tantissimi giovani. È tempo di tornare alla festa.