MILANO COM’ERA E COM’È- Sulle tracce di una città in trasformazione

Illustrazione di Cristina Sarcina
Illustrazione di Cristina Sarcina

Progettata dall’architetto argentino Cesar Pelli come nuova porta d’accesso a Milano, piazza Gae Aulenti è stata inaugurata l’8 dicembre 2012

Di Cristina Sarcina

Eccoci giunti agli anni 2000, Milano è centro amministrativo e istituzionale che via via si apre alla cultura, al design, alla moda, che si rende viva e attiva, che si espande evolvendo e diventando città di riferimento dentro e fuori il Paese. «Milano città che guarda al futuro», ho ripetuto questa frase in diversi articoli, ora ecco Milano che guarda all’Europa. Una città, sede dell’Expo 2015, che ha trasformato il suo tessuto infrastrutturale e urbanistico attraverso l’ampliamento della rete ferroviaria e metropolitana (simbolicamente rappresentata dalla scultura Ago Filo e Nodo, posta in piazza Cadorna, e richiamo ai mezzi rapidi di spostamento all’interno della città), attraverso la riqualificazione e il riutilizzo di spazi del tessuto storico, ma anche aprendo nuove realtà in aree irrisolte e sobborghi periferici.

Milano investe nella ricerca di nuove soluzioni: materiali e tecnologie architettoniche che alzano lo sguardo verso l’alto, ridefinizione degli spazi e della loro funzionalità. Concetti importanti come sostenibilità urbana, infrastrutturale e ambientale che sono alla base dello sviluppo di città intelligenti, attente al benessere dell’individuo e del territorio, hanno ormai preso piede all’interno dello scenario milanese. Milano città dell’innovazione.

Dal Mudec allo spazio Ansaldo, dalla nuova sede della Fondazione Feltrinelli agli spazi della Fondazione Prada, da City Life al quartiere Porta Nuova Isola, che ha visto il recupero di un’area centrale di Milano abbandonata per più di cinquant’anni e a cui dedicherò l’itinerario di oggi. Vi porterò a conoscere piazza Gae Aulenti, attraversandola nelle sue parti: dall’ingresso di Corso Como con la rampa e l’opera di Garutti Le Voci della Città, alla grandiosa Torre UniCredit; dall’innovativo Auditorium all’affascinante Bosco Verticale, per concludere con una sosta ristoratrice alla Biblioteca degli Alberi.
Piazza Gae Aulenti a Milano è il cambiamento, lo sguardo della città al futuro, il biglietto di sola andata per l’Europa. Il piano di riqualificazione urbana ha riguardato l’area compresa tra Porta Garibaldi, il quartiere Isola e l’ex scalo ferroviario di Porta Nuova, detto anche delle Varesine, perché capolinea per i treni provenienti da Novara, Gallarate e Varese, dismesso all’inizio degli anni Sessanta e sostituito dall’attuale stazione di Porta Garibaldi. Questa zona vedeva la presenza dello storico parco divertimenti delle Varesine, di alcune aree industriali dismesse e di piazzali che ospitavano spettacoli circensi. Quella che fino a qualche anno fa è stata una periferia industriale, diventa non solo centro degli affari, ma anche uno spazio aperto dove sostare, riprendendo il concetto europeo della piazza come luogo dedicato alle attività produttive e ricreative.

LA PIAZZA

Illustrazione di Cristina Sarcina
Illustrazione di Cristina Sarcina

Progettata dall’architetto argentino Cesar Pelli come nuova porta d’accesso a Milano, piazza Gae Aulenti è stata inaugurata l’8 dicembre 2012 e dedicata all’architetto e designer Gaetana Aulenti, l’archistar dal grande talento creativo che ha progettato il restauro e l’allestimento del museo d’Orsay a Parigi. Piazza circolare di circa 80 metri di diametro, con una superficie di 2300 mq, è rialzata di 10 metri rispetto al piano stradale, con tre livelli intermedi che prevedono la stazione della metropolitana e il parcheggio, ed è collegata alle vie circostanti con rampe e scale. Al centro, tre fontane circolari a sfioro circondate da 105 metri di sedute curve in pietra a grana e porticati che adornano i passaggi pedonali e le vetrine dei negozi.

Gae Aulenti è la prima piazza milanese conforme agli standard europei in termini di design, efficienza energetica, innovazione tecnologica e sostenibilità, per il suo uso consapevole dell’energia e delle risorse ambientali. Pavimentata con ardesia, è circondata da due livelli di baldacchini in ferro, legno e vetro. Le vetrate delle pensiline attorno alla piazza, sono dotate di celle fotovoltaiche in grado di assorbire la luce del giorno e trasformarla in energia elettrica, utile al fabbisogno delle torri adiacenti.

Piazza Gae Aulenti oggi è il punto d’incontro delle serate milanesi, un posto dove rifugiarsi dai ritmi frenetici della città e scoprire il nuovo skyline meneghino. Di notte è possibile ammirare i colori vibranti delle fontane a cascata che sfruttano l’energia solare immagazzinata durante il giorno, grazie all’impianto fotovoltaico integrato. Come non rimanere affascinati dagli effetti di queste luci colorate che riproducono la magia di un piccolo lago sulle cui sponde trovare pace e serenità?

TORRE UNICREDIT

Sulla nuova piazza affaccia l’UniCredit Tower, un complesso di tre torri dello Studio Pelli Clarke Pelli Architects, che ospitano il quartier generale di UniCredit, con i suoi 4000 collaboratori. Nel settembre 2013 la direzione generale di UniCredit ha abbandonato la storica sede di piazza Cordusio per trasferirsi nel grattacielo centrale di piazza Gae Aulenti. La torre è subito diventata il simbolo di una città che cambia e l’emblema di tutto il progetto di riqualificazione del quartiere. Le tre torri sono alte rispettivamente 230 metri (31 piani), 100 metri (21 piani) e 50 metri (11 piani).
La Torre UniCredit, con i suoi 230 metri di altezza per 31 piani, è oggi l’edificio più alto d’Italia, grazie allo Spire, una struttura a forma di guglia, alta 78 metri che completa la Torre. Lo Spire, che ha una forma slanciata a spirale aperta, è costituito da superfici curve di diametro e dimensioni diverse, capaci di affrontare carichi di vento, neve e condizioni atmosferiche avverse.
La Torre, la cui sommità è raggiungibile in ascensore in 40 secondi, segna il territorio ed è visibile da ogni punto della città. La superficie in vetro valorizza le forme curve dell’edificio. Lo sviluppo verticale dei volumi in vetro e delle pensiline dal disegno curvo, fanno di questo palazzo non solo un esempio di ecosostenibilità a corona monumentale della Piazza, ma lo rendono uno spazio pubblico, collettivo, inclusivo e nevralgico, a misura umana.

TROMBE

Illustrazione di Cristina Sarcina
Illustrazione di Cristina Sarcina

23 tubi in alluminio estruso, curvati ed ossidati, color oro brillantato. Questo il materiale scelto per le trombe di Alberto Garutti installate in piazza Gae Aulenti. Le Voci della città, è l’opera scultorea di Garutti, artista versatile e professore all’accademia di Brera di Milano e alla facoltà di design e Arti Iuav di Venezia. Il progetto si sviluppa in verticale, attraversando l’architettura per quattro livelli. 23 tubi in alluminio ossidato ottone si allungano attraverso il cavedio vuoto che permette il ricircolo dell’aria dai piani del parcheggio a quelli superiori, mettendo in relazione tra di loro luoghi e spazi apparentemente distanti e privi di relazione visiva. Appoggiando l’orecchio sull’apertura di ogni tubo ascoltiamo suoni, rumori e parole provenienti da un altro punto dell’edificio. L’opera diventa metafora di ascolto e, insieme, della forma stessa della città. Sulla pavimentazione è incisa una breve dedica ai passanti: «questi tubi collegano tra loro vari luoghi e spazi dell’edificio, quest’opera è dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città».

AUDITORIUM

Illustrazione di Cristina Sarcina
Illustrazione di Cristina Sarcina

Nel corso del 2015 la zona si arricchisce dell’UniCredit Pavilion, progettato da Michele De Lucchi. Il progetto si inserisce in una posizione privilegiata, punto di incontro tra diversi quartieri e anime della città. Lo spazio, versatile, è dedicato a incontri, conferenze, congressi, esposizioni, performances, seminari ed è ispirato a creatività, innovazione e sostenibilità. Unicredit Pavilion con le sue linee morbide e i materiali naturali, si ispira alla forma di un seme piantato nel parco. Questa natura ibrida dona forza al nuovo spazio caratterizzato da uno scheletro di legno e un involucro di vetro, edificato con materiali naturali e moderne tecniche costruttive, per dare innovazione, leggerezza e luminosità alle sue forme morbide. La struttura si apre all’esterno attraverso le ali, due sportelli dotati di schermi per la realizzazione di eventi aperti alla città. Il piano terra ospita un auditorium polifunzionale e modulabile; la parte alta ospita la Lounge, uno spazio suggestivo che si apre alla vista sul parco e alla città. La Passerella dell’arte è un percorso sospeso, predisposto per accogliere esposizioni temporanee. L’edificio, inoltre, ospita un asilo nido, disegnato e sviluppato con Reggio Children in maniera funzionale al progetto educativo e prestando grande attenzione all’ambiente, all’uso di materiali ecologici e all’innovazione.

BOSCO VERTICALE

Illustrazione di Cristina Sarcina
Illustrazione di Cristina Sarcina

Il Bosco Verticale, progettato da Boeri Studio si staglia sul giardino De Castillia. Il progetto si compone di due edifici autonomi, due torri di 110 e 76 metri d’altezza, in grado di ospitare 480 piante di media-grossa taglia, 250 alberi di piccola taglia, 14000 piante tappezzanti e 5000 arbusti, l’equivalente di un ettaro di foresta. Il Bosco Verticale è un progetto che, oltre a presentare un nuovo concetto di simbiosi tra architettura e natura, favorisce la biodiversità vegetale e faunistica, contribuendo ad arricchire Milano di un modello di qualità abitativa innovativa. È l’edificio prototipo di una nuova architettura della biodiversità, che pone al centro non più solo l’uomo, ma il rapporto tra l’uomo e altre specie viventi. Primo caso costruito a Milano, questo progetto è anche un dispositivo per limitare l’espansione orizzontale delle città indotto dalla ricerca del verde, e la conseguente occupazione fuori controllo del suolo (ogni torre equivale a circa 50000 mq di case unifamiliari). Al contrario delle facciate «minerali» in vetro o pietra, lo schermo vegetale del bosco non riflette né amplifica i raggi solari, ma li filtra, generando un accogliente microclima interno senza effetti dannosi sull’ambiente. Nello stesso tempo, la cortina verde «regola» l’umidità, produce ossigeno e assorbe CO2 e polveri sottili. Il concept del Bosco Verticale, l’essere cioè «una casa per alberi che ospita anche umani e volatili», definisce non solo le caratteristiche urbanistiche e tecnologiche, ma anche il linguaggio architettonico e le qualità espressive del progetto. Sul piano formale, le torri sono infatti caratterizzate principalmente dai grandi balconi sfalsati tra loro e a forte sbalzo (circa 3 metri), funzionali a ospitare le grandi vasche perimetrali per la vegetazione e a permettere la crescita, senza ostacoli, degli alberi di taglia maggiore, anche lungo tre piani dell’edificio. Nello stesso tempo, la finitura in gres porcellanato delle facciate, riprende il colore bruno tipico della corteccia, evocando l’immagine di una coppia di giganteschi alberi da abitare, ricca di implicazioni letterarie e simboliche. Nelle varie stagioni le variazioni nel colore e nelle forme della struttura vegetale, generano un grande paesaggio cangiante, fortemente riconoscibile anche a distanza: caratteristica che ha generato in pochi anni l’immagine del Bosco Verticale come nuovo simbolo di Milano. Piuttosto che un oggetto architettonico tout court, la presenza della componente vegetale rende il Bosco Verticale assimilabile a un insieme di processi in parte naturali, in parte gestiti dall’uomo che accompagnano nel tempo la vita e la crescita dell’organismo abitato. La componente forse più singolare di questo sistema articolato, ormai diffusa nell’immaginario urbano, è costituita dai flying gardeners: una squadra specializzata di arboricoltori-scalatori che, con tecniche da alpinismo, una volta all’anno si cala dal tetto degli edifici per eseguire la potatura e la verifica dello stato delle piante, nonché la loro eventuale rimozione o sostituzione. L’ irrigazione è centralizzata: i fabbisogni delle piante sono monitorati da un impianto a sonde controllato digitalmente in remoto, mentre l’acqua necessaria è attinta in larga misura dal filtraggio degli scarichi grigi delle torri. L’insieme di queste soluzioni supera il concetto, ancora sostanzialmente antropocentrico e tecnicista di «sostenibilità», nella direzione di una nuova diversità biologica. A pochi anni dalla sua costruzione, il bosco verticale ha così dato vita a un habitat colonizzato da numerose specie di animali (tra cui circa 1600 esemplari di uccelli e farfalle), stabilendo un avamposto di spontanea ricolonizzazione vegetale e faunistica della città.

BIBLIOTECA DEGLI ALBERI

Il grande parco la Biblioteca degli Alberi collega il giardino de Castillia alla piazza Gae Aulenti e alle adiacenti aree urbane di Porta Nuova, ai percorsi pedonali di Garibaldi e alla passerella sopraelevata di Melchiorre Gioia. All’interno del parco, progettato da Inside Outside, si trova un mosaico di percorsi arricchiti da giardini tematici, prati, alberi, erbe aromatiche e fiori.