Rompere gli schemi di una famiglia fragile.

Illustrazione di Davide Lazzarin
Illustrazione di Davide Lazzarin

La storia di Cristina è iniziata in una famiglia fraglie, ma questo non l’ha fermata nel cambiare e nel decidere della sua nuova vita.

Di Annagiulia Dallera

«Ero una persona che non pensava al domani. Vivevo alla giornata. Bevevo, litigavo con le persone, facevo risse. L’unica cosa che non ho mai toccato sono le droghe».
Inizia così il racconto di «Cristina», 24 anni, ma solo all’anagrafe: Cristina è cresciuta in fretta, di storie ne ha tante. «Mentre giocavamo a biliardo, in un locale, un ragazzo ha tirato una stecca addosso a un mio amico e io ho rotto una bottiglia sul tavolo e gliel’ho puntata alla gola. Non l’avrei fatto, ma almeno così sono stata convincente». Già da queste poche parole si intuisce che Cristina è una persona che si è sempre fatta valere, sempre pronta a difendere gli amici, nonostante questo la portasse ad agire in modo impulsivo e a cacciarsi nei guai. Troppe volte il rischio è stato l’ingrediente principale della sua vita. Nelle sue parole però, non si coglie nessuna amarezza, nessun senso di inquietudine quando ricorda certi eventi. Alle volte ride quasi di ciò che le è capitato, anche davanti ad esperienze che avrebbero potuto affossare chiunque, che l’avrebbero potuta rendere una persona buia, triste o senza cuore.

Cristina, invece, ha superato tutto ciò che la vita le ha messo davanti, soprattutto una storia familiare costellata di situazioni difficili e dolorose che l’hanno segnata molto. Un dolore che Cristina nasconde bene e che non fa percepire a nessuno. «Mio fratello è schizofrenico e, quando aveva 20 anni e io solo 15, ha aggredito me e i miei genitori con un coltello. Sono stata io a fermarlo mentre cercava di colpire mia mamma. Gli sono saltata addosso e l’ho preso a pugni. Poi ho portato mia mamma in un’altra stanza e ho chiamato i carabinieri. Mio padre non ha fatto niente».

Dopo questo evento, Cristina trova il modo di superare quello che è accaduto: all’inizio la sua soluzione è arrabbiarsi con tutti e con il mondo, decide addirittura di lasciare la scuola per stare a casa e controllare che il fratello non faccia più del male ai suoi genitori. E poi, ecco i primi segnali di un cambiamento: riprende gli studi e si rimette in pari.

A 18 anni un’altra decisione importante: va a vivere fuori di casa e inizia a lavorare. Nella sua vita trova una persona che le dà ciò di cui aveva più bisogno: uno scopo, un senso. A questa persona Cristina deve il fatto di essere diventata più matura, più responsabile e meno impulsiva.

Non sente più la necessità di fare ciò a cui era abituata: risse, abuso di alcol, andare con molti ragazzi. L’amore ti cambia e lei ne è la dimostrazione. Grazie a lui dice di aver capito che «sei tu a decidere come vedere la vita, se rimanere attaccato al passato o andare avanti». L’uomo che è ora al suo fianco le ha fatto capire che non bisogna mai abbattersi, che «anche se la vita fa schifo, prima o poi migliorerà». Cristina deve anche alla sua naturale forza d’animo il fatto di non essersi piegata a quello che poteva diventare un destino già scritto. Ha cercato di vivere con dignità, di fuggire da un contesto familiare che le impediva di essere serena, da un padre assente che ha persino cercato di truffarla. Cristina è la dimostrazione che avere la voglia di cambiare ti fa rompere tutti gli schemi, che avere delle persone che ti supportano e ti amano è fondamentale nella vita di ciascuno di noi.
L’importante è trovare l’amore dentro noi stessi e negli altri.