Rompere gli schemi e imparare ad essere felice

Illustrazione di Davide Lazzarini
Illustrazione di Davide Lazzarini

Negli ultimi anni ho sofferto molto mentalmente, è stato incredibile il dover imparare ad essere felici. Ho rotto i miei schemi.

Di Lorenza Clerici

Negli ultimi anni ho sofferto molto mentalmente, ho imparato a convivere con il dolore, con i pensieri intrusivi, con la voglia di tagliarmi, con le voci nella mia testa.
So come comportarmi in quelle situazioni, so esattamente cosa fare per allontanare le voglie peggiori, so scendere a patti con le voci che vogliono il peggio per me, spacciandolo per la soluzione alle difficoltà, so come ferirmi in modo che sembri un incidente, so mentire per nascondere il mio malessere, agli altri e a me stessa.

Nel tempo ho affrontato tutto questo: ci ho lavorato con varie terapiste durante i colloqui, ho riflettuto (o ci ho provato) sulle cause più profonde che mi spingevano a farmi del male, ho scritto parole su parole per sfogarmi o chiarirmi le idee sui miei vissuti, ho preso molti farmaci prima di trovare la terapia giusta, sono stata ricoverata molte volte in poco tempo, ho superato la paura di parlare con i miei genitori, di confidarmi con loro, ho capito in quali situazioni mi sento più tranquilla e quali mi mettono a disagio.
Ora posso dire di stare bene: sono serena, motivata nello studio, entusiasta nelle mie attività.Faccio molte cose, mi impegno nel farle, sia perché voglio mantenere la parola data ad altri, ma anche per avere una soddisfazione personale.

Imparare ad essere felici

Negli ultimi due anni, a piccoli passi, ho ritrovato la fede: ho ripreso ad andare a Messa, a partecipare alle varie attività del gruppo giovani, spendo sempre qualche minuto alla sera per pregare, ringraziare e parlare con il Signore; ho capito che mi ama, mi ha sempre amata e non ha mai smesso di chiamarmi, anche quando Lo rinnegavo. Ora mi affido a Lui.
Sono felice, insomma, materialmente e spiritualmente.
Tuttavia, c’è qualcosa di strano in tutto ciò!

Quando stavo male, nei momenti peggiori, avrei dato qualsiasi cosa per avere una vita «normale», come quella di una ragazza liceale, con piccoli grandi problemi legati alla scuola, ai ragazzi, ai pettegolezzi, allo studio.
So che tutto questo può fare male ugualmente, ma a me sembrava un dolore molto più sopportabile.
E ora che ho questa «normalità», ne sono spaventata, sopraffatta!

Quando la felicità spaventa

Non avevo contemplato la forza che si sarebbe scatenata dall’entusiasmo, dalla dedizione allo studio, dal mettermi in gioco: è un sentimento forte, quello che sento.
Ho rotto i miei schemi, piano piano, sono uscita dalla mia comfort zone.
Tutto ciò, però, non lo posso controllare ed è totalmente inedito per me, abituata ad affrontare in un certo modo, sentimenti ed emozioni prevalentemente negativi.
È per questo che la felicità mi spaventa: paradossalmente mi rende insicura, ma decisa, timorosa, ma pronta a mettermi in gioco, solitaria, ma aperta alla condivisione.

Non so se effettivamente questa serenità, tranquillità e felicità nell’affrontare lo studio e le giornate durerà oppure no, sicuramente ci saranno altri momenti negativi e di difficoltà, ma di quale entità? E sarò in grado di affrontarli senza cadere nelle vecchie abitudini?
Non lo so, non posso e forse non voglio nemmeno saperlo.
Un passo alla volta, imparerò a convivere con queste nuove, positive sensazioni; ora voglio godermi al massimo tutto ciò, non serve fasciarmi la testa con la preoccupazione di eventuali, possibili ricadute, quando sarà il momento le affronterò!