Abbattere gli schemi nei ruoli sociali di uomo e donna.

Nella società la distinzione tra uomo e donna implica delle differenze psicologiche e comportamentali che portano a degli schemi sociali…

Di Francesca Bazzoni

Nella società la distinzione tra uomo e donna implica delle differenze psicologiche e comportamentali che portano a considerare dissonante chi, per propria indole, non le rispecchi. Cresciamo con una serie di preconcetti di genere che nient’altro sono se non residui di una cultura patriarcale agli sgoccioli, ma resistente. L’uomo è forte, deciso, prende il comando. La donna è fragile, amorevole, irrazionale. Il linguaggio segue le convenzioni, la donna forte diventa una con le palle, l’uomo le perde appena si mostra cedevole; diamo alle donne dell’isterica, dal greco hysterikós –uterino, e non esiste un corrispettivo maschile. Le bambole ci insegnano a sviluppare l’istinto materno e a prenderci cura di casa e prole; le macchinine e le pistole ad essere forti e temerari; i vecchi cartoni che è il principe a salvare la principessa, non sempre consensualmente.

Non si può non riflettere su come entrare in confidenza sin da piccoli con questi meccanismi all’apparenza innocui, getti le basi per quelle che da adulti diventano delle ferite sociali. In un mondo dove le donne vengono molestate, abusate e uccise, non hanno parità salariale e sufficiente rappresentanza, dove il rispetto e la credibilità sono riservati agli uomini, è chiaro come le dinamiche della nostra quotidianità abbiano radici antiche e spesso inconsapevoli. Siamo così abituati a vivere in certi schemi, certi ruoli, da non interrogarci su quanto questi ci limitino.

Ruoli e schemi sociali

Il catcalling non è il «commento innocente» che qualcuno difende, ma la dimostrazione di come la donna rappresenti un’entità passiva a cui ci si può rivolgere con qualsiasi modo e confidenza. Considerare lecito questo tipo di intrusione, non fa che alimentare lo schema della donna oggetto che si estremizza sino alle più tragiche conseguenze. L’essere catalogate per il proprio aspetto fisico poi, spinge le donne a pensare che per farsi ascoltare e valere debbano puntare si questo ed essere accomodanti. Usando il loro corpo per superare le barriere sociali, loro stesse contribuiscono al rafforzarsi degli schemi in cui sono imbrigliate.ù

Gli schemi si basano sui ruoli. In casa è la donna a doversi fare carico delle faccende e dei figli, per una sorta di indole naturale, mentre l’uomo deve occuparsi del benessere economico della famiglia. Il 20% delle lavoratrici con figli si trova così a dover rinunciare al suo lavoro, all’indipendenza economica, e ribaltare la sua vita per diventare madre. Invece, chi riesce a coniugare le cose, rimane comunque la prima responsabile della gestione della casa con un aumento del carico mentale pesantissimo. È scontato, e legittimato dal fatto che a parità di ruolo una donna guadagni meno di un uomo, che tra i due sia la prima a dover restare a casa, mentre l’uomo che sceglie di dedicarsi alla vita domestica e si fa mantenere, viene etichettato come debole e sottomesso al potere della compagna.

Lotta per i pari diritti

Questo bug culturale si riflette in una legislazione che afferma la disuguaglianza non riconoscendo pari diritti a maternità e paternità. La discriminazione torna quindi nel mondo del lavoro, dove le donne in età fertile diventano mine vanganti portatrici di problemi. Tutti questi schemi ne innescano altri, dalla dipendenza economica può nascere lo schema dell’abuso mentale e fisico, e così via, tutti si intersecano e si collegano.
Le buone intenzioni non bastano ad abbattere gli schemi, ma è necessaria la consapevolezza di come quotidianamente aiutiamo a tenere tesi i fili che ci incastrano nelle stesse dinamiche. Solo l’autocritica può minare le basi di una cultura di disuguaglianza.