Roberta Zivolo rompe gli schemi con Progetto 2000

Roberta Zivolo interpretata da Chiara Bosna
Roberta Zivolo interpretata da Chiara Bosna

Di Odoardo Maggioni

«Rispettare i diritti fa sì che si rispettino i doveri». È un’affermazione immediata, ma nella sua semplicità, potentissima. Roberta Zivolo infonde una certa serenità nel suo racconto. Imprenditrice di successo, fonda nel 1981 Progetto 2000, azienda milanese che è cresciuta negli anni e che ad oggi conta 80 dipendenti di cui 75 sono donne. «Io non li chiamo dipendenti ma collaboratori». La sua storia professionale inizia all’età di sedici anni in un centro meccanografico dove lavora come apprendista. Qui capisce immediatamente quanto un ambiente lavorativo possa essere malsano, soprattutto per una donna.

Apre la sua prima azienda a vent’anni, riscontrando alcune difficoltà che la porteranno a diventare responsabile di settore per l’azienda Tobaco. Un’altra volta rinnova il suo impegno imprenditoriale e comincia così lo sviluppo di Progetto 2000:

«Quando mettevo l’inserzione per assumere, arrivavano solo donne. E ancora oggi sono donne e quello che ho fatto è una cosa che nessun imprenditore si sognerebbe mai di fare, ovvero incentivare la maternità. Dicevo a tutte: “andate via in due ma tornate in tre”. Negli anni sono nati 127 bambini».

Malgrado i bilanci dell’azienda siano stati risicati, anche a causa dei costi elevati della maternità e della mancanza di fondi dello Stato italiano, l’azienda è sempre andata bene lo stesso.

«Non avevo interesse solo per il profitto, ho cercato di calmierare le due cose: abbiamo superato ostacoli enormi e siamo ancora insieme. Quello che piace a me, lo metto in azienda: in orario lavorativo andiamo insieme alle mostre, c’è una palestra in azienda e la possibilità di avere un massaggio di medicina tradizionale cinese».

Roberta Zivolo mi rivela, al telefono, tutta la sua felicità per questa dinamica aziendale che l’ha portata a creare una famiglia molto allargata. Le chiedo se questo modello di business sia sostenibile: «Dovrebbe essere la normalità», risponde candidamente. «Gli imprenditori devono capire che hanno a che fare con degli esseri umani e non con dei robot. Ancora oggi, se sei una donna, alla firma del contratto di assunzione devi firmare anche una lettera di dimissioni se rimani incinta». Ascolto con stupore la riflessione riguardo a ciò che vuol dire «andar bene» per un’azienda.

«Bene per me è sapere che le mie collaboratrici possano essere felici di avere dei bambini. Bene per me è sapere che se andiamo a una mostra d’arte ci nutriamo insieme della bellezza. Io non ho margini del 35%, ma ho 80 collaboratori che possono avere figli e andare in pensione senza l’osteoporosi».

Nel 2019 Intesa SanPaolo con la Fondazione Belisario, premia Progetto 2000 con la «Mela d’oro», come azienda che si distingue nell’applicazione di politiche di valorizzazione del lavoro femminile e Roberta Zivolo viene ricevuta al Quirinale dal Presidente Mattarella. Per questo riconoscimento viene scelta da Forbes fra le 100 donne italiane di successo in Italia nel 2019, scienziate, professioniste, imprenditrici, manager, sportive, tutte contraddistinte da percorsi e progetti vincenti. Continuo chiedendole se questo modo di fare impresa può diventare la normalità.

«Deve diventare la normalità! Il sistema è crollato. Le grandi università che si occupano di economia devono iniziare a far uscire idee nuove, basate sull’umanità e non sul profitto. E il Covid-19 ne è la riprova».

Riguardo alla condizione attuale delle donne in Italia, Roberta Zivolo è molto positiva:

«È un momento di grande fermento questo per le donne. È il momento in cui le donne possono sfondare il muro e grazie al cielo iniziamo a proporre le nostre idee, a usare l’equilibrio fra emisfero destro e sinistro, fra creatività e razionalità, molto meglio degli uomini che sono sempre troppo razionali».

Aggiunge che le donne devono iniziare a far rete, a non nascondersi, perché le donne sono elementi validissimi anche nel business. Tuttavia oltre al rispetto dei diritti degli esseri umani, Roberta Zivolo porta il discorso anche verso il rispetto per la Terra. Da sempre attenta alla questione ecologica, rimase molto colpita dai discorsi di Barack Obama riguardo l’ecosostenibilità.

«Ti dichiaro con molta semplicità che io, per ignoranza, ho consumato questo pianeta inutilmente. Un giorno chiesi a mio marito: noi da grandi cosa vogliamo fare? La mattina seguente passammo davanti al monastero delle Montalve a Firenze, che era abbandonato. Tutto il patrimonio, in possesso dell’università di Firenze, era all’asta. La residenza estiva delle monache si trova a San Cresci, in Valcava, vicino a Borgo San Lorenzo. Ho sentito dentro di me che dovevo andare in questo posto e quando ci sono arrivata sono rimasta talmente meravigliata che ho deciso di cambiare radicalmente il mio stile di vita».

Di fronte alla meraviglia dei cavalli allo stato brado, degli istrici, degli alberi che stavano fruttificando e alle 19 sorgenti presenti nei 12.000 metri quadrati del terreno abbandonato di San Cresci, Roberta ha avuto una rivelazione: il mostro che è la città. «Siamo avvelenati dalla città, non riusciamo neanche a tendere la mano al nostro vicino di casa. L’uomo è avvelenato». Poi mi spiega con entusiasmo il suo progetto:

«Ho messo al centro l’uomo e mi sono chiesta qual è il buon vivere per l’essere umano. Dalla nascita alla morte si potrà vivere questo villaggio. Ci sarà un centro di medicina olistica, un asilo all’avanguardia, la casa della migliore età, il cibo che proviene dalla propria agricoltura sostenibile, l’acqua dalle sorgenti, l’energia proverrà da pannelli fotovoltaici o impianti geotermici. Ci sarà inoltre un brand che permetterà alle persone di lavorare nel villaggio. Ma oltre al lavoro, l’uomo ha bisogno del tempo libero per vivere»

L’otium senecano deve essere al centro di una vita sana: il tempo libero e il dialogo fra generazioni sono alla base della socialità dell’uomo. A Firenze si dice che un vecchio in un canto intorno al fuoco sia più importante di un giovane in un campo. «A sessantasette anni ho capito che godere vuol dire avere il tempo per dedicarsi ai propri progetti. L’ozio non è il padre dei vizi». Infine, le chiedo se sia possibile che il rispetto della natura e il riavvicinamento a uno stile di vita sostenibile possano diventare la normalità, o saranno appannaggio solo di un esiguo numero di persone benestanti che possono permetterselo:

«Me lo auguro che sia così. Sennò povero pianeta. Vogliamo che sia un progetto da prendere come esempio sia in Italia che in Europa, per la ripopolazione dei numerosi vecchi borghi rurali ora abbandonati, che hanno sempre dato da mangiare bene a chi li ha abitati».